Nasce un nuovo modello di informazione locale che moltiplica la forza del web e rende i lettori i veri protagonisti. È una rivoluzione mediatica che crea un'informazione più aperta, più condivisa, più puntuale. Più locale, anzi: iperlocale.
Come tutte le rivoluzioni, l'iperlocalismo è il superamento di una crisi. Da una parte c'è il web sociale che ha fame di partecipazione popolare, con gli internauti dotati di tecnologie a costi ridotti e ormai abituati a confezionarsi la propria informazione a ciclo continuo e a condividerla.
Dall'altra ci sono i media locali che usano il web come vetrina in cui esporre gli stessi contenuti già pubblicati su carta. Grandi e piccoli giornali, radio e televisioni, non hanno capito che la loro mentalità reazionaria è una pistola puntata alla tempia. La rivoluzione l'ha già fatta il popolo di internet perché l'iperlocalismo vuol dire farsi l'informazione da sé.
La comunità non aspetta più il reporter inviato dal giornale. Sono i cittadini che caricano online i loro video degli eventi quotidiani, dal meteo alla viabilità allo sciopero. Lo possono fare tutti, gratuitamente, e condividerlo con tutti.
Il localismo diventa iper perché estende l'offerta di contenuti: non è solo la notizia che fa scalpore, ma tutti quei fatti quotidiani di una comunità che viaggiano sulla bocca delle persone ma per i quali i media tradizionali non hanno spazio, neppure per prenderli in minima considerazione. L'iperlocalismo è il diario sempre aggiornato della vita di una comunità scritto dai suoi stessi membri. Sono le voci della strada che si uniscono per parlare e parlarsi di problemi e progetti, segnalare disguidi, raccogliere energie e risorse, organizzare eventi. È come avere mille occhi e mille orecchi. Tutto questo sfugge alla logica dei media – ma non al web.
Brutte notizie per i vecchi media: il New York Times ha perso la partita dell'informazione locale online. Già da questa estate il mostro sacro del giornalismo americano rinuncerà a fornire notizie locali. Hanno vinto blog come Baristanet, nato nel 2004 nel New Jersey e oggi capace di fare informazione iperlocale su una comunità che sfiora i duecentomila residenti. Fondato e diretto da due giornaliste professioniste, Baristanet nel suo territorio ha fatto più accessi del New York Times sugli stessi contenuti, senza redazioni faraoniche e legioni di cronisti.
Il segreto del successo è sprigionare le energie della gente che chiedeva di partecipare attivamente e non solo leggere o commentare. È quello che ha scelto di fare YouTube aprendo CitizenTube, un sito specificamente dedicato al giornalismo partecipativo. È uno spazio pubblico dove caricare video riguardanti fatti locali. Non c'è bisogno di fare montaggi tecnici, commentare a voce o scrivere articoli. L'iperlocalismo è la semplice testimonianza di un fatto all'interno di una comunità.
Se non ce la fa il New York Times, il rischio per tutti i media locali, anche online, è quello di finire sorpassati dalla concorrenza del loro stesso pubblico. La moda dei social network non fa che avvicinare il grande pubblico all'auto-produzione di informazione. Inoltre la forza dell'iperlocalismo è anche quella di non essere legato ad un modello unico: si adatta flessibilmente a un sito web professionale, ad una comunità online, ad un aggregatore di notizie.
Non conta la struttura; sono i contenuti e il modo di produrli il vero motore dell'iperlocalismo. Può essere soltanto una via, come a Londra, dove si fa iperlocalismo concentrandosi sulle grandi strade come King's Road e Notting Hill. Può essere un micro-quartiere composto solo da qualche palazzo, come Everyblock negli Usa. Oppure può essere un intero stato, come nel caso americano di Patch, che fornisce un web-kit per installare un sito e gestire una comunità in qualunque punto degli Usa.
L'iperlocalismo va oltre l'informazione locale. È un nuovo modo di fare una nuova informazione che nasce non solo sul territorio, ma anche dalla gente di quel territorio.