Mine Vaganti
COMMEDIA, 110




Alta borghesia salentina: il giovane Tommaso (Riccardo Scamarcio) lascia Roma, dove convive felicemente con il compagno, per far ritorno in Puglia. Alla tenuta di famiglia lo aspettano il fratello Antonio (Alessandro Preziosi), la madre e il padre, deciso a passare ai due figli la guida del glorioso pastificio fondato molti decenni addietro dalla nonna. Attorno a loro si muovono anche una zia alcolizzata e mezza orba, una sorella più aperta di idee di quanto dia a vedere, e il marito di lei, operaio nel pastificio.
Quando Tommaso è sul punto di confessare ai genitori la propria omosessualità, a mettersi di mezzo è a sorpresa Antonio: il suo outing brucia quello di Tommaso, obbligandolo a caricarsi sulle spalle il peso dei destini familiari e bloccando il suo ritorno a Roma.
Viene da domandarsi chi siano le mine vaganti del titolo, nella commedia all'italo-turca di Ozpetek. Secondo la sceneggiatura, l'unica a meritare la definizione è la nonna Ilaria Occhini (più convincente, di recente, in Mar Nero), per prima portatrice di una "diversità" che apre gli occhi, nella forma di una passione proibita per il cognato. Per estensione, mine vaganti sono tutti quelli che per scelta o per natura risultano a se stessi e agli altri "fuori norma". La mutazione che ne segue, chiunque la compia, non è indolore: il prezzo lo si paga sulla pelle propria e altrui, e ha la forma del lutto (un'identità che muta è un'identità che muore).
Il messaggio è che per conquistare il progresso bisogna coltivare in corpo il seme della sconvenienza sociale. Ma davvero le vie della diversità sono così diritte? Gli steccati, così lindi?
Il problema è che il cinema di Ozpetek continua a essere ideologicamente fiacco, formalmente televisivo, narrativamente dispersivo: il massimo dell'affondo simbolico è in una scena in cui si fronteggiano schierati e sorridenti la sacra famiglia borghese e la cricca di amici gay del protagonista, con la consapevolezza della voragine ideologica che è del tutto unilaterale.
Allora meglio godersi un'ora abbondante di ottimo vaudeville: equivoci a orologeria, tonfi e mossette, entrate e uscite a fior di sipario. Molto di più, non c'è.
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Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il Ladro di Fulmini
FANTASY, 119 '




Povero Percy Jackson: quell'arrogante buffone che si porta a letto sua madre non è il suo vero padre. Il suo vero padre è Atlante e in questo momento è impegnato a tener buono Zeus, convinto che proprio lui, il povero Percy, gli abbia sgraffignato la folgore. Intanto, durante una gita al Museo di Scienze Naturali, si scopre che la prof di matematica è, de facto, un'Arpia. Salvata la ghirba grazie al pronto intervento del compagno di banco satiro (cioè mezzo uomo e mezza capra) Percy si ritrova in un camping-scuola per apprendisti semi-dei. Guidato da un Pierce Brosnam centauro (cioè mezzo uomo e mezzo cavallo, ma con la permanente), imparerà ad usare arco e frecce senza uno scopo preciso.
Tratto da una fortunata serie di romanzi di Rick Riordan, Il ladro di fulmini dovrebbe aprire l'ennesima saga fantasy destinata a ereditare il successo di Harry Potter (si diceva lo stesso di Eragon). Difficile dire se ci riuscirà, facile dire chissenefrega. Prendete una storia stupida e datela in mano a un regista mediocre (Chris Columbus): otterrete un film talmente sbagliato da fare quasi simpatia. Il che non significa che meriti la sufficienza.
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Legion
THRILLER, 100'




C'è una tavola calda, con una pompa di benzina, a metà giusta di qualche strada interstatale che corre attraverso i deserti nordamericani. Ci lavorano padre e figlio (Dennis Quaid e Lucas Black), una cameriera playmate con figlio in arrivo e un cuoco con l'uncino. Ci capitano più o meno per caso una famigliola con l'auto in panne, un predicatore che sembra un giocatore di football e una vecchietta che cammina sui muri. Poi arriva l'Arcangelo Michele (Paul Bettany), che si è appena strappato via le ali: sta scoppiando l'Apocalisse e bisogna fare qualcosa.
Puro cinema da lunga notte del drive-in: folle, rutilante, cialtrone e moralista. Come un tizio che sale in piedi sul tavolo, si mette a predicare la Bibbia e al culmine del panegirico molla una scoreggia.
Oltre a quanto citato, in Legion c'è una lunga scena di combattimento hi-tech tra Arcangeli: Gabriele tenta di staccare la testa a Michele con una mazza rotante grande quanto un frigorifero. Se conoscete un film con un'idea più tamarra di questa, contattatemi su Facebook.
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Chloe - Tra seduzione e inganno
DRAMMATICO, 96'




Convinta che il marito (Liam Neeson) la tradisca, una ginecologa (Julianne Moore) ingaggia una escort per testarne la fedeltà. La ragazza lo abborda, lo seduce e poi riferisce tutti i dettagli dell'incontro. A confronto con l'infedeltà del marito, la donna si scopre eccitata e confusa, e la relazione con la giovane diventa sempre più ambigua.
Melò erotico, congelato dai formalismi di Atom Egoyan (Il viaggio di Felicia, Le false verità, Ararat). Formalismi in questo caso assai poco funzionali sia alla dissezione di una crisi coniugale che al racconto di un'ossessione carnale. Cinema inerte, che solletica curiosità e vouyerismo in nome di un primo piano un po' ridicolo sulle pulsioni represse della borghesia americana. Lancia il sasso, nasconde la mano e si dimentica pure perché l'abbia fatto.
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