Siamo arrivati a Concepciòn alle sei di sera, stanchi e senza voglia di cercare il solito albergo a buon prezzo. Da qui avremmo dovuto iniziare il racconto di questo viaggio sulle tracce di un popolo che sembra davvero invisibile. Qui sfocia il Rio Bio Bio, che per trecento anni è stato il confine naturale tra gli Araucani e il regno di Spagna, quei Mapuche che resistettero sino alla fine dell’Ottocento. Qui abbiamo fatto foto e cercato testimonianze, ma niente ci riportava in qualche modo alla popolazione ancestrale.
Decidiamo di muoverci per Cañete il giorno dopo: è una città più a Sud, che ha testimonianze per quello che cerchiamo. Sono circa le quattro della madrugada quando tutto cambia. La violenza della scossa è fortissima, tanto che non si riesce a stare il piedi, sembra che la stanza dell’albergo sia presa tra le mani di un gigante e sbattuta forte, i letti, la piccola scrivania sono sbattute contro le pareti. Ho la netta sensazione che tutto possa finire da un momento all’altro, fuori il boato mischiato alle prime esplosioni. C’è un attimo di pausa, il tempo per mettersi qualcosa addosso e uscire.
Continuano le scosse, per fortuna di minore intensità. Non ho paura, mi sembra quasi impossibile ma non ho paura, c’è solo una consapevolezza di fine. Mancano tre ore prima che faccia giorno. Intorno solo polvere, tanta polvere, gli allarmi delle auto e tanti gabbiani che urlano fortissimo. In fondo alla strada si vedono fiamme alte dalle parti di una raffineria, polvere e ancora polvere. La costruzione a fianco al nostro albergo è crollata su un’auto in sosta, i pali della luce sono abbattuti, si tengono su solo con i fili. Il giorno ci fa vedere la reale entità di quello che stiamo vivendo.
Iniziamo con Gianni a fare un giro del centro della città e facciamo alcune foto. Poi ce ne andiamo, vogliamo raggiungere una città più a sud: Temuco. Qui non c’è più luce, i telefoni non funzionano, manca l’acqua. Partiamo alle otto e mezza del mattino e, attraverso antiche vie e strade interrotte, raggiungiamo Temuco alle nove di sera.
Abbiamo percorso circa 180 chilometri in più di dodici ore. Anche qui manca tutto e non ci rimane che ripartire per l’Argentina. Questo è uno dei primi messaggi che riesco a mandare da Zapala: Sisma in Patagonia. La terra non trema e proseguiamo il nostro viaggio.