Shutter Island
THRILLER, 138'




Gli agenti federali Teddy Daniels e Chuck Aule (Leonardo Di Caprio e Mark Ruffalo) vengono inviati su Shutter Island, sede dell'Ashecliffe Hospital, manicomio criminale che ospita psicotici violenti e sociopatici. Devono indagare sulla scomparsa di Rachel Solando, una paziente fuggita dalla sua cella senza lasciare traccia. Mentre sull'isola si allunga la minaccia di un tornado, pazienti, dottori e infermieri si comportano in modo sempre più ambiguo: sapere di chi fidarsi è quasi impossibile.
Qui bisogna fare un po' di chiarezza: perché Scorsese gira bene e bene ha sempre girato, ma è dai tempi di Gangs of New York che non azzecca più un progetto. Il libro di Dennis Lehane da cui il film è tratto è la classica trappola per cinefili: un'isola, un manicomio criminale, un tornado, una lunga sequenza di colpi di scena (codificati, quindi prevedibili). Ovvero il noir secondo il Manuale delle giovani Marmotte. Ma grattata via la superficie resta solo un discorso sulla psichiatria progressista, di puro interesse storico. Per una visione è perfetto, persino appassionante; per due no, perché gli manca un secondo piano di lettura. A meno che, una volta noto il finale, non abbiate voglia di riconoscere tutti gli indizi che non avevate notato la prima volta: ce n'è a bizzeffe.
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Crazy Heart
DRAMMATICO, 111'




Bad Blake (Jeff Bridges) ha 57 anni, dorme nei motel e vive tra palco e strada. La sua carriera di musicista country è su un binario morto: non incide un album di inediti da anni e ora si ritrova alcolizzato, depresso e senza un soldo. Il glorioso passato che si è lasciato alle spalle, gli garantisce tuttavia le attenzioni di una affascinante giornalista di provincia (Maggie Gyllenhaal): saranno nuovi amori e nuovi dolori, ma sarà soprattutto l'ispirazione che rinasce.
Prendete The wrestler e sostituite la musica country alla lotta, un motel alla roulotte, e l'alcool alle botte sul ring: in un certo senso Crazy Heart (pick up your crazy heart, and get him one more try, canta Bad Blake) è tutto qui. Per fortuna, in un altro, non lo è affatto: perchè Jeff Bridges ci mette la carne e la voce (e che voce: doppiato, sarà un altro film), perché ci sono tanti numeri musicali che vorresti non finissero così presto, e perché l'esercizio di fare metafora cinematografica di un genere musicale riesce. Strade schiacciate dal cielo e notti passate sul pavimento, a tenersi insieme; cuori spezzati e afose malinconie; gloria e polvere. La vita che passa, ma lascia un segno.
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Diamond 13
AZIONE, 98'




Mat (Gerard Depardieu) è un ispettore di polizia criminale che passa le sue giornate tra tossici, prostitute e gangster. È immerso fino al naso nella spazzatura da troppo tempo per credere ancora nell'etichetta, e al regolamento antepone l'efficienza. Solitario e di poche parole, con un matrimonio frantumato alle spalle, si ritrova nei guai dopo aver dato della prostituta alla moglie di un pezzo grosso. Nel frattempo il suo collega, amico e complice in scorrettezze Frank (Olivier Marchel), gli propone di rubare del denaro sporco: Mat non ci sta, ma alla fine è comunque costretto a intervenire...
Noi abbiamo la commedia generazionale, oltralpe hanno il polar (il poliziesco alla francese): è il genere più praticato, ammirato e consueto agli sceneggiatori. Nell'ultima decade i più conosciuti e distribuiti all'estero (perfino in Italia) li ha firmati Olivier Marchal, ex poliziotto con un sacco di storie (ricordi) in testa. Marchal, che ha diretto i bellissimi 36 e Mr.73, qui produce e interpreta - ma non dirige. Tratto dal romanzo L'etage des morts di Hugues Pagan, il film è un compendio di un intero immaginario, tra femme fatale doppiogiochiste, amicizia virili che sorreggono le identità, fumosi jazz-bar, colpi di mano finiti male. Uomini di pietra, che le donne amano ma non vogliono accanto a lungo. Manca il guizzo che indica la differenza, ma di atmosfera ce n'è da scoppiare.
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Revanche - Ti ucciderò
DRAMMATICO, 121'




Alex fa l'autista per il proprietario di un bordello. Si innamora di una delle prostitute del locale, e insieme progettano la fuga. Ma per scappare servono soldi e l'unico modo per procurarsene abbastanza è una rapina. Le cose non vanno per il verso giusto e la fuga della coppia di amanti prende una piega del tutto inaspettata.
Le vie della distribuzione sono infinite e misteriose. Come sia sbucato nelle nostre sale questo film austriaco è difficile dirlo. Certo: è stato nominato all'Oscar come miglior film straniero e si è portato a casa un certo numero di premi festivalieri, ma l'opera è quel che è. Ovvero un finto noir con tempi dilatatissimi, macchina da presa immobile, snodi narrativi forzosi. Boschi ventosi, anime in pena, noia mortale.
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