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Mattia de Luca, la copertina del disco 'Dreamers'
Mattia de Luca, la copertina del disco 'Dreamers'
 

Festival di Sanremo: intervista a Mattia De Luca e Romeus

 
Una chiacchierata con gli ultimi nomi di punta della Sugar. Alla kermesse musicale sono in gara nella categoria Nuova Generazione
 
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6 febbraio 2010
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di Costanza De Luca
   

Romeus e Mattia De Luca sono gli ultimi nomi di punta della Sugar Music, la casa discografica milanese che ha lanciato, negli ultimi anni sotto la direzione artistica di Caterina Caselli, molti giovani talenti rivelatisi poi delle vere e proprie star della musica leggera, da Andrea Bocelli ai Negramaro, passando per Elisa e Malyka Ayane.
Insieme a quest'ultima (lei, però, è nella categoria Artisti), Romeus e Mattia De Luca dal 16 al 20 febbraio 2010 sono tra i protagonisti del sessantesimo Festival della Canzone Italiana nella categoria Nuova Generazione. Abbiamo intervistato i due ragazzi a pochi giorni dal loro debutto sul palco dell'Ariston.

Mattia De Luca, cantautore romano classe 1985, presenta il brano Non parlare più scritto in collaborazione con Francesco Tricarico. Come sei arrivato qui?
«È nato tutto nel 2008 da una collaborazione con Phil Palmer (chitarrista di fama internazionale), che ha iniziato a lavorare alla pre-produzione dei miei pezzi; nella primavera dello stesso anno ho incontrato Caterina Caselli, che ha deciso di sviluppare il mio album - il mio progetto discografico più che altro, perché in realtà l'album era già scritto. Insieme abbiamo deciso di provare a partecipare alle selezioni del Festival di Sanremo. E alla fine di punto in bianco mi sono ritrovato sul palco dell'Ariston a fare le prove».

È pronto quindi anche il tuo album?
«Sì. L'album s'intitola Dreamers e uscirà il 19 febbraio. È composto da 11 canzoni e 2 bonus track in inglese e in italiano, e comprende il brano sanremese intitolato Non parlare più scritto in collaborazione con Francesco Tricarico. È un sogno che si realizza perché è il frutto di tanto lavoro e l'impegno di tante persone che mi sono state vicine ed hanno creduto in me: Phil Palmer, Caterina Caselli e tutte le persone che lavorano alla Sugar. È un po' una gioia comune».

Com'è nato questo sodalizio musicale con Phil Palmer?
«Ci siamo incontrati per pura coincidenza a Roma. Gli ho fatto ascoltare il mio album contenente tre, quattro brani inediti che avevo scritto in America. Non avrei mai pensato che mi richiamasse. Invece mi ha ricontattato. E da quel momento è nata una collaborazione artistica (Phil ha prodotto tutti i brani dell'album) ma anche un vero e proprio rapporto di amicizia. Lui mi segue da vicino e tiene moltissimo a questo progetto». 

Non parlare più è appunto il brano che presenterai al Festival. Di cosa parla?
«Racconta di un sentimento intenso, profondo e intimo che può esserci tra due persone che si amano. Un sentimento che non ha bisogno di essere spiegato a parole, basta uno sguardo, un gesto tra due persone che si amano per capirlo».

Molte delle tue canzoni sono scritte in inglese. C'è un motivo legato a questa scelta?
«Quando inizio a scrivere un pezzo mi viene naturale buttarlo giù in inglese, piuttosto che in italiano. Credo di essere più portato per i brani scritti in inglese, mi viene naturale. I pezzi in italiano sono frutto di una collaborazione con autori come Francesco Tricarico con il quale ho scritto tre pezzi dell'album (anche quello sanremese), e Pacifico con cui ne ho scritto uno. Sono riadattamenti di pezzi che fanno parte dell'album che ho scritto».


Carmine Tundo, in arte Romeus, ventiduenne salentino, partecipa alla 60a edizione del Festival di Sanremo con il brano Come l'autunno, anche in questo caso scritto in collaborazione con Francesco Tricarico. Come sei arrivato sul palco dell'Ariston?
«A settembre ho partecipato a Sanremo Lab, il concorso dedicato a giovani musicisti emergenti che mette in palio due posti per il Festival. Sono cominciate le fasi eliminatorie e da 500 cantanti siamo rimasti in 2. E sono stato scelto».

Di cosa parla il tuo brano, Come l'autunno?
«Parla degli sbagli che a volte si fanno nella vita a causa delle convinzioni errate che si hanno in certi momenti. L'importante è non perdere tutto quello che si è costruito con sofferenza e grande sacrificio, riuscire a capire i propri sbagli in tempo. Racconta questa stagione come una fase di passaggio e di riflessione sulle scelte che cambiano la vita, un momento che rappresenta una crescita e maturazione».

Come nasce la collaborazione con Francesco Tricarico?
«Di Come l'autunno io sono autore di musiche e parole. Francesco mi ha aiutato a modificare il testo per renderlo più accessibile al pubblico di Sanremo, perché in quei tre minuti e mezzo devi essere il più pungente possibile, devi poter arrivare al cuore delle persone e lui è molto bravo in questo, la semplicità è la sua arma migliore credo».

È in uscita anche il tuo album d'esordio?
«Sì, il 19 febbraio. L'album si intitola Romeus ed è prodotto da Corrado Rustici. Quasi tutti i pezzi li ho scritti a New York, dove ho vissuto per alcuni mesi, e sono il frutto dell'ispirazione dovuta agli incontri, e ai paesaggi reali e immaginari. Il tema del viaggio è un tema molto trattato nell'album. È un disco molto riflessivo che parla di me, dei miei pensieri e delle mie emozioni».

Da dove nasce il tuo nome d'arte?
«È una storia un po' vecchia. Io sono un fan di Baz Luhrmann, regista di Romeo + Juliet, e quando l'ho visto per la prima volta sono rimasto folgorato dal tipo di regia e ho preso spunto dal nome per formare una band. Poi la band non si è fatta, ma sono rimasto affezionato al nome e me lo sono tenuto». 

 
 
 
 
 
 
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