Lo sai che il lettore è lì, lo senti, ti scrive, ti fa complimenti, ti dà suggerimenti, ti manda video, foto, commenti. Hai il suo respiro sul collo, ma non ti dà fastidio, perché è per lui che stai lavorando. È lì oltre lo schermo del computer che ti sorride, o ti guarda perplesso. Lo senti, sì. L'informazione sul web sta cambiando le regole del gioco. Le redazioni sono meno gerarchiche e il rapporto lettore giornalista più democratico. Se qualcuno si arrabbia per l'articolo che hai scritto dopo un secondo ti manda una mail, se si entusiasma eccolo lì a analizzare punto per punto ogni paragrafo del tuo testo. Se scrivi un reportage su Cuba, le tue opinioni vengono tradotte in spagnolo e rimbalzano di blog in blog.
Appena hai vinto una sfida, subito una nuova ti si ripresenta. Se i blogger hanno influenzato il nostro modo di fare informazione, i social media, come Facebook, Youtube, My space, non sono da meno. Quando nuove piattaforme vengono lanciate, non puoi non tenerne conto e devi rimettere le carte in tavola.
Basti pensare al ruolo che ha giocato Twitter, dopo le elezioni in Iran. Se alla stampa soprattutto straniera non era concesso documentare le rivolte contro il regime, tanti cittadini persiani hanno inserito video e foto delle manifestazioni. Anche mentelocale.it, il sito che dirigo, è costruito in gran parte dai lettori.
Un'altra cosa magica che fornisce internet è il fatto che puoi essere letto dappertutto: ricevo spesso mail appassionate di lettori che mi scrivono dal Canada piuttosto che dalla Svezia. La rete ti apre una finestra sul mondo, una cosa che mi piace assai. Per questo sono affezionata al ritratto fotografico, firmato da Gianni Ansaldi, che accompagna questi miei pensieri.