Le mie paure sono il vuoto da cui siamo circondati. L'apatia dei giovani, l'indifferenza dei vecchi. Una società sempre più xenofoba e razzista in cui non posso riconoscermi e neanche più parlare. La dispersione di tutto quello per cui la mia generazione ha lottato: la tutela del lavoro, la dignità della donna, la libertà dal consumo e non il consumo libero e fagocitante, la democrazia: sapere che anch'io ci sono e partecipo. Insomma, la dimensione politica. Ci è stata tolta la possibilità di cambiare, di crescere. Siamo immersi in una melma fangosa di menzogne che ci vengono propinate ogni giorno come informazione.
Oggi mi appare tutto parcellizzato, individualista. Ognuno chiuso come una monade in un mondo ipertecnologico che è anche una prigione. Niente calore umano, niente presenza, discussioni, chiacchiere, ma solo l'ultimo modello di cellulare o di Ipod. Il mondo in cui ci imprigionano per impedirci di pensare, di sentire, di commuoverci, di stare con gli altri. Eppure un' alternativa c'è: la rete. Ci consente di interagire, scambiare idee, frammenti di poesia quotidiana, di sfuggire a quest'alienazione costante. Possiamo comunicare, aprirci ai più giovani, entrare nel loro mondo nel tentativo di aprire una breccia nella granitica indifferenza in cui sono sprofondati. Forse per difendersi?
Paola Vassallo
La paura è un tema di grande dimensione. Infinite sono le paure: di origine psicologica, di origine traumatica e affettiva. C'è la paura della violenza, la paura della solitudine per l'anziano, la paura per un abbandono da parte di un bambino, la paura di un brutto male, la paura per la perdita di un lavoro, la paura della separazione, la paura di essere traditi. Tutte le persone che provano questo sentimento sono in un stato di ansia, di disperazione. Ma cercano, nella maggior parte dei casi, di nascondere il proprio stato d'animo. Capirli in quel momento significa entrare nel loro intimo. Non tutti sono disposti a farlo, cioè ad aprirsi, a parlare per alleggerirsi dal peso che hanno sullo stomaco. Per alcuni la paura si tramuta anche in fobia, diventando depressione patologica.
Il bimbo nasce senza paura perché è incosciente e non distingue il male dal bene. Con la crescita capisce in che mondo vive e, nelle situazioni più drammatiche, rimpiange di essere nato. Facciamo in modo che questo non avvenga, che la paura delle guerre, la paura della fame , della miseria non ritornino più. In un mondo sereno la cattiveria diminuisce e le persone sono predisposte a pensare positivo.
Alba Morsilli
- trovarmi senza lavoro e senza soldi
- che un pazzo prema un pulsante e faccia fuori il mondo intero, o una parte del mondo
- aver fame e non trovare niente da mangiare
- aver sete e non trovare acqua sul pianeta
- che squilli il telefonino e qualcuno mi annunci la morte di mia sorella, malata di cancro
- che squilli il telefonino e qualcuno mi annunci la morte di mio padre o mia madre, che mi sono tanto cari
- perdere una persona cara
- scoprire che ho una malattia grave e incurabile
- fare un incidente stradale e dover soffrire troppo
- far del male a qualcuno senza accorgermene o apposta
- trovarmi un giorno solo e impotente
- andare all'inferno dopo la morte
E tante altre cose. Così tante che mi sembra che l’80% della mia vita sia fatta di paura e ansia.
Hayder Hedi
Catalogare la paura è come catalogare l'essere umano: siamo così tanti e così diversi, suddivisi in etnie, religioni, età, che difficilmente si potrebbe stilare una classificazione attendibile e duratura. Le paure sono cambiate attraverso le epoche: l'uomo di Neanderthal, probabilmente, avrà avuto paura del buio, del fuoco, delle belve. Durante il Medioevo si era terrorizzati all'idea delle streghe o di essere ritenuti tali. Nel Settecento i nobili erano forse terrorizzati all'idea di essere scovati da cittadini come Robespierre, che senza un processo regolare li condannava alla ghigliottina. Un discorso a parte merita l'infanzia, ma le paure dei bambini sono sufficientemente descritte nelle fiabe, che in mezzo ad orchi, fate, boschi incantanti e draghi hanno dato loro una mano per esorcizzare incubi e fantasie.
L'essere umano di oggi? Credo possa essere distinto tra ricco e povero, come nella poesia di Totò A livella, con un approccio diverso all'esistenza, ma un destino comune nella morte. Il povero ha paura della fame, del freddo, di coloro che lo respingono e non si accorgono che sta morendo in una strada qualunque, in mezzo a vecchi cartoni. Il ricco ha paura che gli altri non si accorgano della sua ricchezza, nonostante ne faccia ostentazione. Gli operai hanno paura della cassa integrazione e della disoccupazione. Gli industriali hanno paura che i capitali esportati possano essere tassati. I politici temono di non essere rieletti, gli elettori hanno paura di votare perché spaventati dall'incertezza e dal nichilismo dei governanti. Il cinema affronta il problema del clima, del diverso (alieni compresi), della terza guerra mondiale e del terrorismo.
Noi leggiamo, guardiamo e attraverso disastri annunciati e tragedie incombenti subiamo una catarsi che ci coinvolge, senza minimamente toccarci, come le immagini del telegiornale all'ora dei pasti. Poi rinasciamo come la Fenice dalle sue ceneri e ci ributtiamo nel caos quotidiano.
Silvia Sacco
Cari mentelocaliani e non marziani,
parafrasando il titolo dell'ultimo colossal appena uscito: è un continuo r-avatar. Più di notte che di sera, nel centro storico si ravatta sempre, altro che movida! Visto il crescente ravatar, le paure sono tante, quante le idee che vengono dal ravatto. I giovani di oggi sembrano indaffarati a causa del consumismo di una società dominata dalla pubblicità che ti fa desiderare anche il superfluo. Cresce dunque nei giovani l'illusorio bisogno del guadagno a tutti i costi e costi quel che costi. Tutti devono correre dietro al superfluo, anche dell'ultimo r-avatar per andare al cinema.
Io che sono pensionato, consiglierei loro di dare più importanza alle cose semplici della vita. Ai buoni sentimenti di un tramonto e di un'alba più rosea da godere nella giovinezza. Anche il volto candido di una ragazza rischiarato da un sentimento di tenerezza.
Non abbiate paura a varcare la soglia di una candida speranza in un futuro più roseo, quello dei semplici sentimenti che stanno con i piedi per terra e non su marte. La mia paura più grande è quella di perdere la speranza, perché non bisogna mai disperare: a tutto c'è un rimedio, tranne che alla morte, che per me è più vicina.
Sandro Ruello
Le paure recentemente hanno iniziato a invadere (o forse già succedeva millenni fa?) le nostre menti e i nostri cuori. Si vive con l'ansia che qualcosa, da un momento all'altro, possa accadere e farci perdere quella sensazione di sana routine a cui purtroppo siamo abituati. Questa paura ci spinge a fare le cose più assurde pur di mantenere la situazione sotto controllo. Sopportiamo di non lasciare una persona per paura del dopo, sopportiamo di vivere metà della nostra voglia di vivere per paura delle malattie, sopportiamo di rinunciare a viaggiare per paura di attentati e catastrofi che potrebbero accadere. Restiamo quindi qui ancorati al nostro presente in attesa di un futuro che non c'è e forse non ci sarà mai.
Una storia personale: qualche anno fa, al Politeama Genovese, uno spettacolo di Antonio Albanese enfatizzava le situazioni di paura e le reazioni di noi esseri umani. Uno spettacolo leggero fuori ma pregno, dentro, di significato e verità. Quello spettacolo arrivava in un momento felice per me, ma mi ha toccato comunque. Lo comprendevo, ma non lo sentivo sulla pelle come un brivido. Normale. Solo qualche tempo dopo, situazioni personali e dolori mi hanno condotto ad una vita diversa, meno felice, una vita fatta di ansia leggera che via via si è trasformata in un incubo da attacchi di panico. Ebbene quello spettacolo mi è tornato vivo in mente, insieme ad altre catastrofi che la mia mente stava lentamente provando a fissare nella mia testa e nel mio cuore.
Stavo realizzando di avere paura di avere paura.. Questa è la paura più grande! Una paura insuperabile da soli, una paura che limita ogni momento ed ogni istante di vita. Una paura che scava dentro allo stomaco un buco in cui non ritrovi più te stesso. Trovi un altro, uno sconosciuto, solitario, in un mondo vuoto e allo stesso tempo colmo di sconosciuti. Unica amica immediata, almeno per me, la musica e la voglia di non cadere troppo in basso. Perché ti fa sentire solo la paura di avere paura. E bisogna trovare un modo per combatterla insieme.
Luca
Le persone a volte mi fanno paura. Quelle che hanno solo certezze, quelle che sanno sempre come si fa e cosa si dice. Quelle che non hanno mai tempo. quelle che vedono, ma non guardano mai. quelle che pensano che perdonare sia un atto di debolezza e non hanno capito che le persone piu' difficili da perdonare siamo noi stessi.
Elena
Ho paura delle malattie incurabili, di quelle con cure invasive e con troppi effetti collaterali.
Ho paura di non trovare un lavoro con un contratto migliore di quello che ora ho.
Ho paura della discriminazione che porta ad atti violenti di qualsiasi tipo.
Irene
La mia paura più grande è che mio figlio non riesca ad essere felice, sereno, che non possa avere almeno una vita come quella che ho avuto io, che non è stata e non è perfetta, ma è stata vissuta, con i suoi momenti belli ed altri meno belli, problemi, dolori ma anche sorrisi e speranze.
La mia paura più grande è che mio figlio non abbia un sorriso per sé la mattina quando si sveglia, ma solo voglia di riaddormentarsi per non dover affrontare un altro giorno vuoto, galleggiando in uno spazio grigio e freddo. Per non doversi sentir dire ancora una volta la solita frase: le faremo sapere, o scorrere per ore poche proposte di lavoro avvilenti o inesistenti.
Credo che oggi la paura più grande per tantissimi giovani sia quella di non trovare lavoro, di non trovare un piccolo posto in questa società per poter costruirsi una vita, semplice e senza troppe pretese, per poter aspettare il sabato e la domenica, per poter sognare le ferie.
Vorrei poter dare a mio figlio e a tutti quelli che sono nella sua situazione, la forza di andare avanti e di continuare a lottare e la speranza di un sorriso appena sveglio e di un sonno tranquillo.
Patrizia
Ho paura che il futuro dei miei figli adolescenti sia meno sereno del mio.
Marina
Ho paura dell'intolleranza, della prepotenza, della mancanza di pietas verso gli altri, dell'ignoranza (intesa in senso letterale, cioè di mancanza di conoscenza che genera incapacità di giudizio e di libera scelta). Ho forse paura della nostro modello di società e di governo?
Anna
Le mie paure sono che non si riesce più ad arrivare, con uno stipendio di 1000 euro, alla fine del mese con due bimbi e la moglie che cerca lavoro, mentre con la cara vecchia lira con due milioni ci usciva anche una pizza fuori porta con tutta la mia famiglia.
Marco
La mia paura è il futuro dei nostri giovani.
Giovanna
La mia più grande paura in questo momento è che mia figlia nasca con qualche problema di salute, o che ci possano essere delle complicazioni durante il parto e i medici non siano in grado di capirlo.
Federica