Reduce da un breve soggiorno a Londra durante uno dei periodi più critici, dal punto di vista atmosferico, degli ultimi trent'anni, non posso resistere alla tentazione di un confronto con quello che sta succedendo dalle nostre parti in questi giorni di neve e pioggia. Già il giorno precedente la grande nevicata che ha imbiancato la capitale inglese e sommerso praticamente tutta la nazione, le temperature erano molto rigide, sotto lo zero per gran parte della giornata, con obbligo di guanti, cappello e ripetute soste caffè per potere girare in un centro ghiacciato, e letteralmente ogni attraversamento pedonale era cosparso di una miscela di sale per evitare scivolamenti dei passanti.
Al risveglio innevato di martedì 5 gennaio la città offriva, oltre al suggestivo spettacolo bianco, un panorama di assoluta tranquillità: tutto procedeva come al solito, regolari i taxi su strade già sgombre, in orario i treni della metropolitana, con poche eccezioni delle linee periferiche, prontamente e ripetutamente segnalate dall'onnipresente sistema di annunci per i passeggeri, addirittura erano all'opera nei viali dei parchi, resi sicuri dall'intervento degli spargisale, i corridori metropolitani. L'eccezionalità dell'evento, certo, ha causato disagi al traffico aereo, ma anche in questo caso la situazione, riportata dai nostri media in termini allarmistici, è stata gestita al meglio.
Nel mio caso il rientro di venerdì dallo scalo di Gatwick, che assomigliava molto ad una località sciistica invernale, è avvenuto, a discapito dei timori di cancellazione del volo che giungevano dall'Italia, con niente più che una mezz'ora di ritardo. Quasi un miracolo, se paragonato a cosa sarebbe successo al Cristoforo Colombo in condizioni analoghe. L'impressione generale è che l'evento abbia attraversato Londra senza incrinare più di tanto un sistema di convivenza sociale che trova nella capacità di organizzazione e nella costante informazione i suoi punti di forza, due materie che dovrebbero far parte del corso di studi obbligatorio per chi intenda amministrare una comunità.
Al ritorno a Genova un piccolo episodio ha reso eloquenti le differenze: per fare il biglietto del volabus, dal Colombo a Principe, deve scendere il conducente, andare alla emettitrice automatica e cambiare le banconote dei viaggiatori perché la macchina funziona male e non dà il resto.
Certo, è difficile paragonare Londra a Genova, che ha una popolazione pari a circa il 10 % della capitale del Regno Unito, e al confronto una rete metropolitana lillipuziana, e va anche ricordato che ben diversi sono i prezzi dei trasporti urbani (una corsa singola costa oggi 4 sterline contro il nostro 1,20 euro, ci sono però varie possibilità, così come per il vitto, per trovare soluzioni economiche). Resta comunque l'impressione che, copiando, solo copiando, quello che altrove è la normalità, anche qui, se si volesse, si potrebbe vivere molto meglio.