Il tema dell'essere qualcun'altro, di non riconoscersi in se stessi, era già stato trattato da Pirandello soprattutto nei suoi due romanzi, Uno nessuno e centomila e Il fu Mattia Pascal.
In Pirandello tale condizione assumeva valore di tragedia umana ed esistenziale e spaesamento sociale. Qui no.
Il libro di Egloff Joël, Il signor Qualcunaltro (Instar Libri, 2008, 151 pp, 14 Eu), ci racconta con toni di farsa le vicissitudini dell'io narrante di cui nulla sappiamo, né nome, né lavoro, né niente.
Prima viene scambiato per un malvivente che ha tradito i compagni della gang cui apparteneva e pertanto riempito di botte. Poi la vicina di casa lo prende per il marito che l'ha piantata con tutti gli equivoci del caso. Il postino, ancora, pensa che abbia un altro nome e così via per tutte le pagine del romanzo, senza che il protagonista si ribelli mai per questo scambio di identità.
Qualche punto è abbastanza comico e strappa un sorriso, a volte ci si arrabbia anche nel constatare l'arrendevolezza del protagonista nel subire la propria condizione esistenziale di essere per l'appunto qualcun'altro. Insomma una lettura tutto sommato abbastanza piacevole, con indubbi spunti umoristici ed una scrittura e trama decisamente spiazzante.
Pirandello è però un'altra cosa.