Nono giorno a Shanghai
È passato Babbo Natale anche qui, alla Tongji University Guest House, e ci ha lasciato moltissimi doni: deve aver fatto shopping a Shanghai, ma ha scelto davvero bene. Non so però come ce la vedremo con l'eccedenza bagaglio il giorno della partenza. Molti nostri conoscenti - che sono ormai abituèes della città - spediscono a casa i pacchi pesanti, e pare che il servizio sia efficiente.
A dir la verità, un paio di volte i pacchi sono tornati indietro, con la scritta italiana Destinatario sconosciuto: ora, supponendo che io, se mi invio una cosa, sia perfettamente a conoscenza del mio indirizzo, se il pacco torna indietro, che devo pensare? Niente, perché a Natale siamo tutti più buoni. Urge invece assolutamente che vi racconti dell'ufficio postale di Sipinglu: su un tavolino c'è un robusto rocchetto di robustissimo filo nero, con un poderoso ago piantato dentro. Da tre giorni mi interrogavo sul perché della sua presenza, chiedendomi -a mo' di battuta- se non fosse un metodo di censura per cucir la bocca alla gente. Ora, finalmente, so: il ragazzo davanti a me in coda ha spedito a casa una borsa di vestiti e, per meglio sigillarla, l'ha cucita lungo la cerniera. Un plauso alle sue doti di donna di casa, perché molti ragazzi italiani di vent'anni non sanno nemmeno fare il nodo in fondo!
L'addetto alla spedizione, tuttavia, ha voluto ispezionare il contenuto, quindi c'è stato un divertente sciorinare di maglie, pantaloni e sciarpe davanti i presenti.
Poi è toccato ad un altro, con uno scatolone di polistirolo: aperto, ha rivelato un ripieno di ghiaccio, nel quale era immersa una busta alimentare ignota: mi chiedo, a livello igienico e sanitario, quale sia la percentuale di botulino che si produce nell'invio.
Il rapporto col cibo qui è particolare: mangi quando hai fame, a qualunque ora del giorno (sulla notte non sono informata perchè alle 21.30 i ristorante chiudono).
Al mattino, fino alle 10, nella strada di fronte a casa c'è un tipo che cucina enormi crèpes sopra ad un bidone piazzato sul marciapiede, e c'è sempre la coda: bisognerà svegliarsi in tempo una volta ed andare a provare. Il problema è che mangiano anche a teatro: la sera di Natale, allo splendido Grand Shanghai Theatre, abbiamo assistito al Lago dei Cigni, con orchestra cinese e ballerini del Russian Imperial Ballet: peccato che, nei momenti più intensi, arrivasse l'olezzo della cipolla del take-away che parecchia gente si era portata dietro. Insolito accostamento multisensoriale, diciamo, ma bisogna capirli: i ristoranti chiudono presto, come vi ho detto. Sapete poi come fanno a farvi capire che è ora di smammare? Aprono la porta: il gelo che invade la sala è inequivocabile, e subito dopo abbassano le luci.
Decimo giorno a Shanghai
Come si stende, puntata n.3: sappiate che potrebbe anche diventare un serial. Dopo le canne e gli alberi, che ne dite dei semafori e della segnaletica stradale? Basta tirar delle corde a bordo strada utilizzando i sostegni dell'illuminazione pubblica e dei regolatori di traffico. Pensate a cosa sarebbe via Fieschi con i piumoni e le coperte stese.
Qui giri per strada e non riesci a metter via la macchina fotografica, ecco la verità: il carretto a pedali che trasporta cumuli enormi di cose (ha un'inerzia tale che non riuscirebbe ad arrestarsi di colpo neanche se volesse), la palestra da giardino pubblico (con attrezzi per le gambe, le braccia o la torsione del busto a disposizione dei passanti,) un tizio che ogni mattina percorre il viale camminando all'indietro per fare esercizio, la vecchietta che arrostisce le pannocchie. Che spettacolo.
Oggi ho visitato lo Shanghai Museum: splendidi bronzi di migliaia di anni fa, ceramiche e porcellane, monete antichissime, sezione della calligrafia, oggetti presentati in bacheche splendenti, super sorvegliati da guardiani in divisa (tanti, ma tanti davvero), pulitissimo, con un book shop di grandissima qualità. Il personale abbonda - anzi, sovrabbonda - in tutte le strutture, a Shanghai, perché nessuno deve esser disoccupato e così, all'ora di chiusura del museo, l'uscita degli uscieri assomiglia ad un esodo di ferragosto. Anche nei centri commerciali ogni più piccolo reparto ha come minimo un addetto o due; da noi a volte non sai a chi chiedere un'informazione, qui invece non sai come fare a guardar le cose in tranquillità, perché - sia pure con discrezione - ti seguono ovunque, pronti a prevenire anche i tuoi pensieri. Non credere di scegliere un oggetto ed andare direttamente alla cassa: il commesso ti compila un modulo, col quale tu paghi e poi torni da lui a ritirare il pacco.
La confusione, l'eleganza e la ricchezza di negozi di Nanji Road, la strada dello shopping nella sua massima espressione, sono indescrivibili. Se sei occidentale, poi, in strada ti abbordano letteralmente a decine per venderti, nell'ordine: orologi (quasi sempre Rolex non proprio originali) e portafogli (finto simil - ma molto simil - Louis Vuitton, a 5 o 10 Eu), e poi le mitiche ruotine. Sono bellissime le ruotine, le voglio, le voglio, le voglio, e giuro che domani le compro. Se ho capito bene, le attacchi sotto il tallone nelle scarpe da ginnastica e cammini. Quando hai fretta, schiacci un pulsante e le ruote toccano terra, consentendoti (apparentemente, ma devo provare, per sapere con certezza se, del mio passato recente di roller-bladista è rimasta qualche traccia) di schizzar via veloce e di sterzare su un francobollo, mentre i led colorati fanno tanti bei giochini di luce.
Capite? Non si può vivere senza: vi terrò aggiornati.
E spero che non sia l'inizio di una tragica avventura tenuta insieme da cerotti e bende.