Parte prima: presentazione di L'altro nome del Rock (Enrico Brizzi e Lorenzo Marzaduri, Mondadori) alla FNAC di via XX settembre.
Enrico Brizzi,
enfant prodige della letteratura italiana (
Jack Frusciante è uscito dal gruppo, può bastare?) e
Lorenzo Marzaduri (
Piccole tenebre per Baldini&Castoldi, ma soprattutto tante pagine da scrittore di gialli, appassionato di rock e sceneggiatore di fumetti per la Marvel) sono due amici, entrambi di Bologna, che hanno deciso di scrivere un libro assieme. Sono anche due scrittori, è ovvio, ma un po' particolari.
"Perché gli scrittori più che leggersi tra di loro si studiano, si controllano. Noi no. Noi ci scambiamo i lavori e discutiamo, passiamo intere giornate e nottate a parlare, di tutto. Insomma, siamo amici". dice Marzaduri. E Brizzi spiega che se hanno deciso di scrivere un libro sul rock e sulla musica è perché "si può scrivere di tutto, di tante cose che ci legano: dal guardare le donne alla finestra alle partite del Bologna. Sono entrambe cose che ci uniscono e ci piacciono. Le situazioni che chiedono di essere raccontate sono infinite. Però abbiamo scelto la musica, per dire qualcosa che va aldilà della parola. Magari per raccontare quelle emozioni che abbiamo provato noi, che sono quelle di chi era con noi in una determinata situazione, mettiamo un
rave, e che poi sono le stesse emozioni che hanno attraversato la storia: dalla festa del paese cento anni fa alla preistoria...".
Insomma, un libro a quattro mani "nato dal desiderio di fare qualcosa assieme. È da tanto che conosco Marzamen" spiega ancora Brizzi "da quando ho cominciato a frequentare l'editrice Transeuropa, prima ancora del
jack Frusciante, e mi è sempre piaciuto il suo modo di scrivere. Abbiamo cominciato a frequentarci, e mi è venuto in mente, guardano un duetto tra i Pearl Jam e Neil Young, che si poteva davvero fare".
Dapprima l'idea era grandiosa: "Una specie di doppio album, con una parte in studio, una live, una di covers e una jam session. Ma sarebbe venuta fuori una cosa mostruosa, mille pagine: il buon senso e gli editori ci hanno sconsigliato. Sono venute fuori queste nove storie, che si possono leggere come si vogliono, come un cd, nel quale puoi scegliere da che brano partire, eppure sono legate. Ci sono personaggi che tornano, intrecciano le loro storie ad anni di distanza. Il tutto scritto, letto, discusso e riscritto a quattro mani. Non c'è più la preoccupazione dell'autorialità: un'idea dell'uno è stata sviluppata dall'altro, e viceversa, o magari assieme. Una delle storie è stata scritta davvero assieme davanti alla tastiera" conclude Marzaduri.
Intermezzo: gli autografi (foto in basso), le foto (appunto). Invito i due scrittori a prendere un aperitivo a mentelocale.
Parte seconda: mentelocale. (foto in alto, con Laura Guglielmi)
Enrico e Lorenzo sono entusiasti della redazione. Per strada Lorenzo zoppicava, ha battuto malamente un piede. Facevo un po' da cicerone, ma per guardare le belle ragazze non ce n'è bisogno, ed Enrico se l'è cavata benissimo da solo, ricevendo anche un invito per il Nick Masaniello in serata da una procace pulzella. Ma non è di donne che si deve parlare.
Mi raccontano che sono stati selezionati per lo "Strega", ma non sembrano molto convinti di farcela, pensano si tratti di una candidatura di facciata.
"Comunque non so bene come funzioni lo Strega, io sono stato solo al Campiello": non pare molto interessato ai premi, Brizzi. Poi si parla di libri. O quello che è.
Perché il discorso cade su
Una storia italiana, del Cavalier Berlusconi. Lorenzo mi spiega come ne ha rinvenuto una copia nella spazzatura "piegata come fosse in una cassetta delle lettere. L'ho presa e me la sono portata a casa: ero troppo curioso".
Brizzi il libro l'ha letto, e il suo commento è in una smorfia. Si continua il discorso davanti a una birra, un bianco e una caipiroska. "E pensare che è il nostro editore!" dice Lorenzo, che mi promette un commento a caldo di suo pugno dopo il 13 maggio. Ci lasciamo così, con questa mezza promessa, davanti alla fermata dell'autobus.