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Società & Tendenze

Anni zero: l'abbecedario di Nicla Vassallo

 
La filosofa ripercorre i primi dieci anni del nuovo millennio dalla A alla Z. Amicizia, amore, cittadinanza, cultura e derive i primi temi
 
eventi
L'amicizia che lega mentelocale.it alla filosofa genovese Nicla Vassallo affonda le radici fino nei primissimi anni del nostro webmagazine. Di tanto in tanto ci propone le sue riflessioni, con lo sguardo proteso in avanti come ogni filosofo dovrebbe fare, ma con i piedi ben piantati nel suo tempo. È successo pochi mesi mesi fa con un testo sull'amore. Qualche settimana prima l'avevamo intervistata in occasione del Gay Pride di Genova. Ma potremmo andare avanti fino ai consigli di lettura che ci dava ormai molti anni fa.
Sul finire del 2009 la filosofa torna a parlare in prima persona. Quello che ci propone è un Abbecedario dei cosiddetti Anni zero, i primi dieci anni del nuovo millennio. Procedendo per grandi temi - da amicizia a web - la filosofa ci conduce in un viaggio a puntate per scoprire che questo abbozzo di epoca ci ha dato molte delusioni e pochi motivi per sorridere. Almeno per ora.
Buona lettura.
La redazione
 
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28 dicembre 2009
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di Nicla Vassallo
   
Nicla Vassallo
© foto: Gianni Ansaldi
 
Chi è
Nicla Vassallo è una filosofa italiana. Ha studiato all'Università di Genova e al King's College London dell'Università di Londra, dove si è specializzata in epistemologia. È stata visiting professor di Epistemologia presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ed è attualmente professore ordinario di filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova, dove fa parte del corpo docente del Dottorato in Filosofia.
Book review editor della rivista "Epistemologia", membro dell'Advisory Board dell' "European Journal of Analytic Philosophy", dell' "Institute for Scientific Methodology", di "L&PS: Logic and Philosophy of Science", della rivista "Iride: Filosofia e discussione pubblica", membro del "Board of Directors" della "Fondazione per la Cultura", membro dell' "Editorial Board" di "Gender" e di "Iris", fa parte del Consiglio scientifico del "Festival della scienza", del "Festival per l'Economia Interculturale", dell' "Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna", della rivista "Estetica", di "Scienza & Filosofia".
Tra le sue numerose pubblicazioni scientifiche, citate di frequente su "The Philosopher's Index", alcuni volumi hanno conferito una nuova vitalità alla riflessione metafisica ed epistemologica sulla conoscenza[senza fonte]: "Teoria della conoscenza" (Laterza, Roma-Bari 2003) in qualità di autrice, "Filosofia delle donne" (Laterza, Roma-Bari 2007, seconda edizione 2007) in qualità di co-autrice, "Donna m'apparve" (Codice Edizioni, Torino 2009) in qualità di curatrice, "Knowledge, Language, and Interpretation" (Ontos Verlag, Frankfurt 2008) in qualità di co-curatrice.
Scrive regolarmente su Domenica, il supplemento culturale del quotidiano "Il Sole 24 Ore".
[fonte Wikipedia]

Amicizia
Consapevolezza, onestà, profondità, sensibilità. Poche, rarissime persone. Invecchiando, sono diventata parecchio selettiva. Sulla mia pelle, ho appreso il dolore della strumentalizzazione dell'amicizia. Purtroppo, c'è chi utilizza l'amicizia per raggiungere scopi che con l'amicizia nulla hanno da spartire. Ma ciò non è peculiare degli anni Duemila, così come non lo sono gli amori strumentali.

Amore
Svelare la propria anima all'amato/a. Sentire che l'anima dell'amato/a mi viene svelata. Nella piena correttezza, intimità, purezza, reciprocità. Nel pieno riconoscimento. Occorre tentare. Quindi, sotto un profilo strettamente personale, l'amore appartiene ormai e del tutto al mio privato. Punto. La priorità dell'amore? Alcuni individui non sono neanche in grado di comprenderne il significato. Mi auguro che gli anni appena trascorsi costituiscano dei maestri di vita. Sotto più di un profilo. Ma non confido nel fatto che muti chi esperisce la propria esistenza in senso strumentale. Anzi. A importare è aver capito che con quel 'chi' non intendo condividere alcunché. Mi rammarico se si è data qualche condivisione.

Anni
Il primo decennio del Duemila ci ha corroso a tal punto che tendiamo a proiettarci, di già e integralmente, nel prossimo decennio, dimentichi dei tanti errori commessi. Prima di gettarci a capofitto nel futuro sarebbe viceversa preferibile valutare il passato, altrimenti ogni nostra progettualità rischierà di rimanere invischiata in quegli eccessivi e vecchi abbagli che ci hanno impedito investimenti e sviluppi concreti nonché intelligenti, sotto troppi profili. Il primo passo? Cessare di credere che, sempre e comunque, i fini giustifichino i mezzi: questo per quanto concerne la propria vita, sia privata, sia pubblica. Cessare di credere che, grazie a mezzi/fini, ci si riesca a trasformare in cittadini (retti) del mondo.

Cittadini del mondo
Perché mai, in una condizione di disinteresse per l'altro da sé, ci si dovrebbe sentire coinvolti da paesi 'lontani', se non a scopi di sfruttamento, e/o lucro e/o turismo? È evidente, però, che, stando così le cose, qualsiasi altro paese, o individuo non 'occidentale' può guardare a noi nel medesimo modo. L'egocentrismo sfrenato non costituisce una buona premessa per trasformarci in cittadini del mondo, ed esso sta sciaguratamente intaccando i più: disinteresse e indifferenza caratterizzano il nostro rapportarci agli altri; la solidarietà non si traduce in consenso, fratellanza, sorellanza, unione, semmai si manifesta in donazioni a qualche organizzazione no-profit, in una sorta di elemosina obbligatoria e 'purificatoria'; ci si calpesta spesso i piedi reciprocamente, anche per inezie; ogni moto empatico diviene trascurabile, nonché sovrastato da un narcisismo imperante grazie a cui si giunge a trattare gli altri al pari di oggetti, non di esseri umani. La cosiddetta carità cristiana? Agire in modo incondizionato per il bene/benessere altrui e sacrificarsi per esso? Anche se fosse possibile, non si renderebbe necessaria. Al fine di riconoscere l'altro da sé, in quanto essere umano, non occorre alcuna forma di carità, bensì una cultura non mercificata.

Cultura elitaria
Provo stupore quando mi viene chiesto se preferisco la cultura elitaria o quella popolare. La cultura è cultura: punto e basta. Tuttavia, lo confesso, non ho mai letto una pagina dell'Harry Potter di J. K. Rowling, né alcun thriller di Dan Brown, mentre ricordo a mala pena quali reality vanno per la maggiore. Dato che i primi anni Duemila hanno reso possibile la mercificazione della scrittura, e non solo di essa, dovrei adeguarmi? Non proverei alcun piacere del testo, né nel testo, ma ne uscirei oltretutto 'storpiata'. Alla deriva.

Deriva
Ha dell'assurdo la deriva sociale in cui si è scivolati. Cosa c'è dopo il mondo dei banali reality, della sessualità sovradimensionata e drammatizzata, del razzismo esacerbato, dell'individualismo smisurato? Davvero conoscenza, educazione, rispetto rappresentano valori di cui la maggioranza di noi è priva? Come si è giunti a ciò e per interesse di chi? La deriva sociale mi inorridisce. Preferisco, senz'altro, la deriva della barca a vela. Già, la deriva della barca. Solo perché so cos'è dovrei considerarmi 'diversa'?

Diversità, normalità
1984 di George Orwell: c’è il Grande Fratello, mentre lo slogan del partito è «LA GUERRA È PACE. LA LIBERTÀ È SCHIAVITÙ. L’IGNORANZA È FORZA». Leggendo 1984, leggiamo il presente. Oltre ai vocaboli, la realtà ha subito un rovesciamento – si pensi, per esempio, alla confusione tra realtà e conoscenza da una parte e reality dall’altra. Sono gli slogan, per lo più pubblicitari, a prevalere, insieme a una normalizzazione che concede raramente indignazione, o spazio a chi non è normalizzato: si crea, quasi dal nulla, il diverso e la diversità, e li si esaspera in modo tale da accrescere varie tipologie di paure, di cui diventiamo schiavi. Veniamo trasformati in veri e propri razzisti nei confronti di troppe diversità (culturale, etnica, fisico-corporale, nazionale, sessuale, sociale, religiosa, e via dicendo), nell’irrazionale convinzione che questi razzismi rappresentino forme di pacifiche libertà. L’ignoranza prevale a tal punto da non concederci di capire che il concetto di diversità acquisisce significato se si dà il concetto di normalità. Purtroppo, è assai difficile definire la normalità in senso oggettivo, ovvero né soggettivo, né strumentale. Finiamo col vivere di luoghi comuni, pregiudizi e stereotipi, a discapito della nostra crescita epistemica. Il dilagare di questa ignoranza conviene a chi intende esercitare forme di controllo: a differenza dell’individuo colto, l’individuo ignorante è facilmente manipolabile. Anche in relazione all’ecologismo, di cui in troppi si vantano.
 

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