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Viaggio a Shanghai, tra shopping e scommesse

 
Terza parte del diario di Silvia Leoncini in Oriente. Prezzi stracciati, bancarelle ambulanti e combattimenti bizzarri. E alcune decorazioni che creano un po' di confusione
 
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29 dicembre 2009
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di Silvia Leoncini
   

Quinto giorno a Shanghai

Quello che gli occidentali chiamano Fake Market è un edificio di quattro piani in pieno centro. Normale fuori, bolgia dantesca dentro, e curiosare è d'obbligo. Ci trovi tutto: dall'I-phone a 55 euro fino al cronografo Panerai a 150 euro, o la valigia Samsonite ultraleggera per 60 euro.
Ma niente lì è davvero quel che sembra, perché tutto è uguale all'originale e funzionante, ma rigorosamente made in China. Appena entri ti saltano addosso in quindici per venderti di tutto; anche se sinceramente non sei davvero interessato, per il solo fatto di aver detto no sei entrato in trattativa, e il prezzo scende. Tu insisti che non ti interessa ed ecco che il prezzo va giù in picchiata.

Alla fine, se proprio non sei Sant'Antonio nel deserto, capitoli perché, anche se manco l'avevi in mente, una telecamera formato portachiavi, con 8 Gigabyte di memoria e porta Usb per computer a 15 euro non puoi davvero lasciarcela. Quella, poi, non è nemmeno tarocca.
Il governo cinese sta iniziando a combattere il falso, che per ora comunque non pare essere reato. Bene, non chiedetemi che cosa ho acquistato, ma sappiate che una cosina o due le ho prese. La storia dello spirito e della carne ve la risparmio, tanto la sapete già.

In buona fede, in principio ero intenzionata soltanto a curiosare, e la prova è che non avevo con me denaro sufficiente. Ma siccome se ti hanno agganciato non ti mollano più, ecco che cosa è successo: una roba da film. La ragazza del negozio mi ha accompagnata in taxi a pagare con la carta di credito.
In pratica: mio marito e mio figlio mi hanno aspettata nel negozio (non dite ostaggio, che è una brutta parola... Diciamo che facevano la guardia ai pacchetti), mentre io pagavo a dieci minuti di auto più in là, in un centro commerciale dove un cugino della venditrice ha un negozio di macchine fotografiche con tanto di installazione Pos. Poi via di nuovo in taxi a recuperare merce e famiglia.

Per rifocillarci, niente di meglio (beh, insomma!) che un panino dal Mc Donald's lì accanto, mentre la radio suonava a getto continuo tutto lo scibile di canzoni natalizie, incluso il Gloria in excelsis Deo in latino. Intanto il 30% dei cinesi non sa perché ci siano in giro tutte quelle decorazioni, e il 60% pensa che siano per Halloween.

Al restante 10% avrei paura a chiedere.

 

Sesto giorno a Shanghai

Se abiti in una casetta bassa della zona adiacente alla città vecchia (Nanshi), a Shanghai puoi stendere direttamente sugli alberi.
Giri per i marciapiedi invasi di cantieri, banchetti di venditori, biciclette parcheggiate e moto che ti transitano sui piedi, e devi pure scansare i pantaloni del signor Xu che penzolano dai rami dell'albero davanti a casa sua, insieme a mutande e calzini, ordinatamente agganciati alle apposite grucce. E mentre alzi gli occhi vedi subito dietro i miliardari grattacieli: un bel contrasto.
Le tintorie di quella zona hanno poco posto all'interno e allora spesso mettono ad asciugare i capi sulla staccionata in strada, mentre chi dorme nel retro della propria bottega sciorina il suo piumone al sole lì davanti, per cambiargli l'aria, e pazienza se tocca un po' in terra e si sporca.

Davvero: paese che vai, usanza che trovi, e non tutte si capiscono.
Ad esempio: il signore che fuori dal negozietto esponeva oggi sullo stesso minuscolo tavolino tre paia di ciabattone di pelo e un lungo pesce (formato merluzzo, diciamo), aperto e spinato, intendeva vendere le scarpe, il pesce o semplicemente far seccare lo stocche mentre asciugavano al sole le pantofole appena lavate? Mistero.
Fuori da Nanshi, un nugolo di persone attorno ad un tavolino; seduti, due giocatori di carte, in piedi una ventina di sfaccendati scommettitori agitatissimi, posta in gioco 20 Yuan, cioè 2 euro.
Affascinanti i giardini della città vecchia e i negozietti che li circondano.

A Shanghai c'è tutto: puoi farti incidere il tuo monogramma su un sigillo in pietra dura per 20 Yuan; puoi trovare una bottega che vende solo pettini; puoi incontrare un mendicante felice perché gli regali un euro, puoi trovare un tipo strano che abita alla Guest House dell'Università e si muove con una Ferrari prototipo da 230 mila euro; puoi tornare a casa in taxi nell'ora di punta con meno di quattro euro, anche se ci impieghi un'ora: quando l'auto è ferma, molto onestamente, si arresta pure il tassametro.

Puoi assistere ai combattimenti tra grilli... Oh, mamma, questo no, per favore!
Il vicino, papà adottivo del grillo da compagnia, mi ha raccontato che la cosa si svolge più o meno così: arrivano due tipi con due grilli in gabbietta, li fanno pesare ed iniziano a litigare un bel po' perché il tuo pesa di più, il mio di meno, mentre gli scommettitori puntano, poi li buttano in una scatola e gli animaletti si mordono per un po', prima di venir ritirati, e poi si stabilisce il vincitore, non si sa bene come.

Già, perché le regole di vita qui sono diverse, e non solo nel trattamento degli animali. Questa sera una signora, stufa di rischiar la vita sulle strisce pedonali, ha chiamato un poliziotto: ma dovevate sentire come le inveiva contro il tassista, anche se era passato col rosso. Il pedone non deve recriminare, deve solo imparare a correre più veloce.

 

 

 

 
 
 
 
 
 
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