È sera, sono in macchina nella nebbia e penso: maledetto anticiclone. È l'incubo degli sciatori: mantiene il bel tempo, ma fa salire il nebbione da fondovalle e - soprattutto - non lascia che nevichi. Se esistesse un tribunale per i diritti meteorologici, sarebbe davvero nei guai. Svolto a memoria, due curve dopo il Colle del Prel, verso lo sterrato che porta alla cime di Monte Moro: la nebbia è così spessa e gelata che si attacca al parabrezza. Meno male che ho il fuoristrada, così mi caccio magari nei buchi della strada, ma evito il ciglio. Dovunque esso sia, perché che non lo vedo.
Ma, proprio dopo l'ultima curva, si apre il cielo: sotto un bianco latte gelato di nubi ed umidità, sopra soltanto il nero, le stelle e lei, la Baita delle Stelle. Mai nome fu più azzeccato: a picco sullo strapiombo che dal Moro la collega a Frabosa tramite seggiovia, sembra un nido d'aquila sospeso nel nulla. La baita è un'anziana signora del 1948, eccezionalmente ben conservata, grazie al lifting totale di due anni fa, voluto da tre soci che credono (e per fortuna non sono i soli) che questo sia uno dei luoghi più belli del Piemonte.
Hai davanti un giro di panorama a trecentosessanta gradi, che spazia dalle Alpi al Golfo di Genova: non mi stancherò mai di ripeterlo agli increduli, ma da quassù, nelle giornate limpide e nelle gelide notti invernali, si vede la Lanterna di Genova.
Siamo saliti a Frabosa a sciare in questi giorni, lassù era tutta una festa per la felice realizzazione della seggiovia. Alla stazione di arrivo in vetta, è stato sistemato un Rifugino, la Baita delle Stelle, caldo accogliente che presto funzionerà come bar a conforto dei gitanti.
Così riportava la Gazzetta di Mondovi del 15 gennaio 1949.
Ne son passati di giorni da allora, e il Rifugino è diventato un bel locale, con sala da pranzo semicircolare e vetrate tutt'attorno. La gestione? Nuovissima, a cura dei titolari del ristorante L'Occitano di Morozzo. Giovedì 26 novembre l'inaugurazione, alla presenza di tutti i Vip locali.
Chi scrive era pure invitata, ed ora con sommo gaudio vi relaziona: rivisitazione in chiave chic delle tradizioni locali già a partire dagli antipasti, che abbinavano splendidamente alla carne cruda il cremoso Seirass, per offrire poi una torta di patate della più genuina tradizione contadina (vecchia compagna di mille scampagnate sui prati) accompagnata dalla salsa di porri, ed inoltre tagliolini di grano saraceno, ravioli di borragine, filetto in salsa occitana, senza far mancare il piatto forte della cucina morozzese: il cappone, sposato alle castagne frabosane; infine formaggi, vini e dolci di Langa e del Monregalese e uno zabaione davvero casalingo.
Ma - come sottolinea Angelo, lo chef- lui sa fare (e c'è da credergli) molto di più, e può organizzare alla Baita delle Stelle Cenoni di Capodanno, della Befana ed ogni tipo di evento, dai matrimoni alle cene di leva, tutto l'anno. Io ve la butto lì: a S. Silvestro, che ne dite di una passeggiata al chiaro di luna con cenetta e rientro a Pratonevoso? Ai vostri piedi avrete uno spettacolo pirotecnico d'eccezione: tutti i fuochi d'artificio della pianura, mica uno solo.