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societą & tendenze  >  Lo Psicologo risponde

«Dottore, non voglio un altro figlio»

 
Una donna assillata da amici e parenti. «Ho un bambino di 3 anni e tutti mi chiedono quando arriverą il prossimo». La parola allo psicologo
 
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Per scrivere allo psicologo psicoterapeuta Marco Ventura, clicca qui
 
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6 novembre 2009
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di Marco Ventura *
   

Dottore buongiorno,
e mi scusi se le chiedo un consiglio che forse non è necessario perché probabilmente ho già la risposta. Magari inizio dall'inizio. Ho un figlio, di 3 anni. Stiamo bene, io lui e mio marito, tutto tranquillo. Non abbiamo parenti vicino, quindi quando sta male, o non c'è scuola, ci organizziamo con mio marito e stiamo con lui a turno. Insomma una situazione come ce ne sono tante, alti e bassi, niente di straordinario.
La cosa che mi turba sono gli altri: le amiche i parenti i colleghi, tutti che chiedono «quando fai il secondo?????».

All'inizio dicevo presto, poi ho iniziato a dire che è un po' problematico perché ci dobbiamo organizzare fra di noi non avendo nessuno che ce lo guardi in caso di necessità, poi ho iniziato a dire che forse fra un po' di anni... E allora gli altri dicevano: «ahh... ma poi passa troppo tempo fra i due fratelli». Poi, dottore, detto fra me e lei, mi son detta: io ho 1 sorella e 1 fratello... li vedo e non li vedo, non li sento neppure così spesso; quando ho avuto dei problemi mi hanno aiutato gli amici (non i miei fratelli); quindi il donare un supporto a mio figlio mi è sembrata una cosa un po' fine a se stessa: potrebbe anche essere, ma visto il mio esempio con il mio rapporto con la famiglia, anche no! Se poi dovesse essere, la differenza di età secondo me incide sempre e comunque: o si fanno i gemelli o comunque a distanza anche di un anno, gli interessi cambiano; poi magari a uno piacerà il calcio ed a uno il basket, oppure se gli nasce una sorella tutta bambole e trucchi, lui è tutto spade e macchinine?! Insomma,
sarebbero due individui comunque distinti, o no?

Il vero problema è che secondo me ho cercato di dare ad altri risposte che io stessa non ho. Perché di risposte non ce ne sono. O sbaglio dottore? Cioè, non si possono "calcolare" tutte le cose che potrebbero accadare? Anche il discorso del non sentirsi pronta (perché tra le varie ed eventuali ho pensato anche ad un problema mio: non sono pronta a rifare la mamma da capo... ammesso che ci sia un inizio ed una fine...), è un'illusione.
Dottore, mi sa che mi sono persa nell'illustrare il mio falso problema. Sicuramente cercherò di considerare meno gli altri, e di vivere serena, prendendo ciò che la vita riserverà a me (ed alla mia famiglia) sempre con un sorriso.
Saluti, e grazie.
Roberta



Saluti a lei Roberta e grazie a lei per avere scritto del suo "falso problema".
Anche se, da quello che scrive, credo che lei abbia già la sua risposta. Perché, a volte, già lo scrivere aiuta a capire meglio le proprie motivazioni. Così nel rispondere a lei coglierò l'occasione per riflettere tutti assieme su questo argomento (quanti figli?), che è sentito e condiviso da più persone di quanto non si creda. E magari cercare di capire quale potrebbe essere il "vero" problema. Ammesso che ce ne sia davvero "uno solo".
Ma andiamo con ordine.

A - Intanto mi dispiace dire che troppo spesso la gente parla "a vanvera". E cioè senza  distinguere argomenti (e pareri) seri da altri più frivoli. E senza distinguere la forma dal contenuto. Cosi non finiamo una vacanza, un viaggio, una gita, una festa e un figlio che, subito, sorge la domanda: quando la prossima?
B - Questo, tra l'altro, rivela una compulsione alla novità che nasce (e riporta) da un'ansia diffusa che ormai ci avvolge. E l'ansia non è mai una buona compagna.
C - E sicuramente l'ansia ed i pensieri non sono certo quello che ci vuole quando si pensa "di fare (?)" un figlio.
D - E potrebbe essere che proprio la nostra "ansia sociale" abbia portato a cosi tanta attenzione verso una "perfetta" cura dei figli e, allo stesso tempo,una contrazione della quantità dei figli. E poi, sicuramente, ci sono altre motivazioni, legate al proprio "sentire" che hanno bisogno di tempo per essere elaborate e superate. E di cui bisognerebbe parlare con più serenità.
F - Quindi resta il fatto che ognuno di noi dovrebbe poter scegliere come "costruire" la propria famiglia senza pressioni o consigli da parte di chi, peraltro, non è nella posizione per farlo e tira fuori perle di saggezza a cui spesso neanche crede (o men che meno mette in pratica) Tipo:  "predicare bene e razzolare male".
G - Su tutte le altre sue "elucubrazioni" non commento: sono punti di vista che potrebbero essere più o meno condivisi ma, in ogni caso, non possono essere giudicati (per curiosità però mi farebbe piacere sapere che ne pensa suo marito).

Dunque, sì: lei ha già fatto la sua scelta che è sua ed è anche "adatta" alla sua situazione familiare. E va bene cosi. E allo stesso tempo le confido che potrebbe andare bene lo stesso anche se lei, in futuro, cambiasse idea.
Saluti
Ventura


*psicoterapeuta

 
 
 
 
 
 
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