Capita raramente di imbattersi in un’anima messa totalmente a nudo, in una dichiarazione, talmente sincera da sembrare sfrontata, sulla propria vita. Capita con il disco appena uscito di Edda, intitolato, appunto, Semper biot, sempre nudo in dialetto milanese.
Ascoltando le dodici canzoni, graffiate dalla voce del cantante milanese, sembra di imparare un po’ a conoscerlo, tanto è forte l’immedesimazione fra ciò che viene espresso in parole e (poca) musica, e la persona che sta dietro al microfono. Cantante dei Ritmo Tribale, band famosa nel circuito indipendente italiano degli anni ‘80, Stefano “Edda” Rampoldi, era sparito da tredici anni, impegnati, spiega lui stesso con un candore che lascia stupiti, in parte a drogarsi e poi (dopo varie vicissitudini, compreso un soggiorno in India) a Milano, a fare ponteggi.
Da quando il disco è stato pubblicato dalla etichetta Niegazonawa, di Edda si è sentito parlare un po’ dappertutto, dai giornali alla televisione, dove è comparso all’Era Glaciale intervistato da Daria Bignardi. Un ritorno alla musica in una chiave completamente diversa dalle atmosfere dei Ritmo Tribale: sobri sottofondi di chitarra o piano, rumori d’ambiente e sopra tutto una voce che richiede di essere ascoltata a volume alto.
Racconta, spesso al genere femminile, di un’anima tenera e rovinata, della difficoltà di accettarsi (Amare te), di essere amato (L’innamorato), di storie vere (Milano), o forse solo di immagini, e cattura inesorabilmente il filo dell’emozione di chi lo ascolta.
La veste musicale minimalista, curata da Taketo Gohara, con gli strumenti di Andrea Rabuffetti e la partecipazione su Io e te di Mauro Pagani, crea l’ambiente ideale per le parole di Edda, piccoli laghi di note in cui nuotano parole urlate o sussurrate, balbettate, strascicate e talvolta inventate.
Lui sostiene che la dimensione ideale è quella dal vivo, perché più libera rispetto allo studio. A Genova è passato questa estate, quasi inosservato, di spalla agli Afterhours, ma tornerà il prossimo sabato 5 dicembre alla Claque del Teatro della Tosse.
Se nel frattempo lo avrete conosciuto tramite Sempre biot, andateci.