E così Abercrombie & Fitch è arrivata anche in Italia.
Per chi non lo sapesse, è una famosissima catena di moda americana, i cui negozi newyorchesi sono tappa obbligata per il turista medio in visita alla grande mela.
Sbarcata recentemente anche nel Regno Unito, varcando l'Atlantico, proprio ieri, 29 ottobre 2009, ha aperto il suo primo store a Milano.
Non voglio certo fare la fashion victim, perché tutto sono tranne che un maniaco dello shopping, ma il caso ha voluto che quest'estate sia stato in vacanza negli States e non abbia potuto evitare un passaggio nel negozio sulla Quinta Avenue. Le polo di Abercrombie sono il souvenir per eccellenza, quel che si chiama l'elemento esclusivo: se ce l'hai, sei stato a New York.
Abercrombie & Fitch è diventato un marchio di culto anche perché i suoi negozi sono tappezzati di commessi e commesse avvenenti, tirati a lucido come i corrimano di acciaio satinato. Tanto per capirci, davanti all'entrata sulla Quinta staziona un piacente figliolo a petto nudo, circondato da torme di ragazze con gli ormoni in subbuglio, arrivate da ogni angolo del pianeta, che si fanno fotografare con lui. I padri aspettano fuori, sul marciapiede (lì sono parecchio larghi, per la cronaca), mentre i figli (e le mogli) si infilano nel tempio.
Già, il tempio: entrare in un negozio di Abercrombie non è molto diverso dall'entrare in un luogo religioso. Accolti dal una nuvola di profumo che resterà appesa sui vestiti per giorni, inizia un rapido processo di trance collettiva: i volti dei modelli e delle modelle osservano seducenti dalle pareti, accanto a montagne di t-shirts, jeans e felpe. Sembra di entrare in una cripta, dove le luci soffuse accolgono il fedele, che inizia la sua lenta processione tra gli scaffali. L'oggetto di culto, l'abito, si tocca, si misura, si palpa; come una reliquia di cui però, magicamente, si può entrare in possesso.
Entrare in un camerino prevede poi il superamento di un vero e proprio processo iniziatico, con un commesso che ti scruta e ti conta i capi da provare. Ma nulla vieta che, prima di entrare nel confessionale, tu possa provare maglie e felpe lì, in mezzo agli altri fedeli. L'intero spazio è studiato come uno strumento di seduzione e coercizione all'acquisto. Solo una cosa lo distingue da un tempio religioso: la musica. Una techno commerciale vibrante a livello dell'ombelico, che ti massaggia la mente.
Le capacità sensoriali dell'acquirente vengono volutamente ridotte ed inibite: senti poco, vedi ancora meno, l'olfatto è stordito dal profumo, che si ripete serialmente su ogni capo che si prenda in mano. Il disorientamento è studiato a tavolino, per indurre ad un acquisto privato dei minimi requisiti razionali o economici: compro perché desidero, desidero perché sedotto, sono facilmente seducibile perché le mie capacità di valutazione sono indebolite. Sei a New York, tornato uomo delle caverne, manovrato dai tuoi istinti, incluso quello sessuale incarnato dalle commesse: peccato che di quelle, in bikini, non se ne vedano.
L'acquisto diventa così il punto di arrivo di un lungo processo di seduzione: i clienti (il negozio è stracolmo di gente a tutte le ore) si accodano verso le casse, in attesa di liberare, nell'orgasmo masturbatorio della carta di credito, il climax dell'acquisto.
Torniamo alla notizia: il negozio ha aperto a Milano, in corso Matteotti, strategico centro città.
E, lo dico per gli amanti del genere, le polo di A&F hanno i colletti più rigidi e verticali che abbia mai trovato. Mia mamma, sarta di una volta con alle spalle cinquant'anni di mestiere, ha sentenziato che sono anche prodotte con un cotone di qualità: lei è parecchio attenta a queste cose.
Non so come, ma gli statuari commessi sulla Quinta, che pure non ha mai visto, sono riusciti a sedurre anche lei.