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società & tendenze  >  Lo Psicologo risponde

«Sono invidiosa dei suoi successi»

 
La disperazione di una lettrice: «vado in bestia se al mio ragazzo succede qualcosa di bello. Vorrei guarire, ma come?» La parola allo psicologo
 
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22 ottobre 2009
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di Marco Ventura *
   
invidia

Sintesi: i successi della persona che amo mi danno fastidio. È assurdo e non so se chiamarla invidia, nervosismo, rabbia, complesso di inferiorità, ma insomma sto male. E non capisco perché.
Sono da sempre una ragazza sensibile e dolce, buonissima, altruista, amo fare il bene degli altri, aiutare qualcuno se posso, e non ho mai provato invidia per niente e nessuno. Anche nella coppia amo prendermi cura di lui, fare tutto il possibile per il nostro bene, parlare e risolvere i problemi, venirsi incontro; e sto malissimo se lui soffre per qualsiasi cosa.

Il resto va davvero alla perfezione, ma non possiamo vivere insieme le sue gioie, perché io non lo rendo possibile. È orribile. Mi sento un mostro e la cosa mi sta mandando in una terribile crisi. Io non voglio fare così, non voglio essere così, voglio che questa orribile cosa se ne vada e ci metto tutta la mia volontà, ma non passa assolutamente. Succede solo con lui, con quello che è il mio ragazzo, mai con amici, per quanto carissimi siano. E lo amo da morire, anche se può sembrare assurdo. Ma lo amo, e lo dimostro in ogni altra circostanza. È successo anche con ragazzi che ho avuto in precedenza, ma me la son sempre cavata in qualche modo, certo con qualche fastidio, ma senza mai cadere troppo in crisi.

Con lui invece, che è proprio la persona giusta, con cui vorrei passare la mia vita, ha assunto dimensioni colossali e ora non riesco più a vivere. Mi sento un verme, perché so che con questo problema sotto, non potremo mai costruire niente - anche se entrambi lo vorremmo fortemente.
Come si fa a pensare a una vita insieme, a una casa, a una famiglia, se io faccio così? Se io non sono in grado di condividere i suoi successi, non è possibile pensare a un futuro insieme. La mia volontà di "guarire" per quanto giuro fortissima non basta, il mio problema resta. Lo so che assurdo, sbagliatisismo, lo so che una sua gioia dovrebbe essere una mia gioia, e vorrei tanto poter almeno una volta sentirmi orgogliosa di lui. Lo vorrei con ogni forza.

Ho provato di tutto, ad esempio a vederci come una cosa sola, o a pensare che non posso rovinarmi la vita per una cavolata simile, che i problemi sono altri, che ogni giorno potrebbe essere l'ultimo della nostra vita e io l'avrei sprecato a rodermi, che ci sono malattie, morte, problemi gravi ovunque, e non si può star male per una cosa simile; ho provato a pensare se vorrei forse uno sfigato buono a nulla, così non ha mai successi e io sto bene, ma la risposta è no, assolutamente no. E il contrario, ossia godere delle sue sventure, non è assolutamente mai successo; anzi, sto malissimo se lui sta male, se gli va storto qualcosa.
Col ragionamento so benissimo tutte queste cose, so cosa dovrei e vorrei fare, so cosa sbaglio. Ogni volta che ci ragiono mi sento carica, dico ok, basta, ora la smetto, sono convinta, sento che ce la posso fare. Ma è inutile, quando poi è il momento, sto male.

Sto male se fa una bella partita nel suo sport (e capita ogni domenica), sto male se qualcuno gli fa i complimenti sul lavoro, se qualcuno parla bene di lui... qualunque cosa... e capita spesso, visto che gode di enorme stima negli ambienti che frequenta.
Mi sento indegna di questa relazione e ogni giorno penso che dovrei lasciarlo per questo mio problema, anche se tutto il resto va a meraviglia; mi sento un mostro, una stronza, cattiva, insensibile, pur sapendo che io non sono così in nessun altro aspetto della vita, mai.
Sto andando sempre più in crisi, qualcuno mi può spiegare cosa succede nella mia testolina, e cosa potrei fare?
Grazie.

Salve,
intanto mi scusi se l'idea di "spiegarle cosa succede nella sua testolina" mi fa sorridere: è da tanto che non sentivo più usare questa parola.
Tornando alla sua perplessità rispetto a quello che lei sta vivendo, le chiedo un po' di pazienza perché per affrontare  il primo livello di "risposta" ho la necessità di fare due parole introduttive  su quell'area della nostra vita che viene chiamata "inconscio".
Con questo termine si intende una modalità di "pensiero-comportamento" di cui non siamo né consapevoli né tantomeno padroni e che, per di più, segue delle logiche e delle strategie molto, ma davvero molto, diverse da quelle a cui siamo abituati nella nostra vita di relazione "conscia". E tenga conto che le ho appena riassunto in meno di dieci righe un concetto che ha sconvolto il pensiero del '900, su cui Freud e molti altri, hanno scritto decine di libri e che è alla base della nascita della psicologia moderna e della psicoterapia (e scusi se é poco).

Ma almeno questo ci porta al "secondo livello" di risposta: stabilito che non è poi cosi strano avere dei comportamenti "incomprensibili" (se valutati da un punto di vista e con un sistema "logico/conscio"), che spiegazione hanno, questi accadimenti, da un punto di vista "inconscio"?
Beh, questa è una domanda alla quale diventa davvero impossibile rispondere in due righe, soprattutto se poi la vogliamo calare proprio sulla sua specifica realtà personale. Una piccola buona notizia è che mentre "prima" vi era la tendenza ad associare questi eventi ad aspetti "traumatici" vissuti nel passato, ora vi sono approcci psicologici che li spiegano come degli "errori di percorso" ovvero come se lei "inconsciamente/automaticamente" associasse un emozione ad un evento ma "sbagliando" il nesso. Un po' come se noi avessimo una sveglia puntata alle 7 per andare a lavorare e questa suonasse anche alle 7... di domenica!
O quando cambiamo casa ma, senza pensarci, ci troviamo a fare la strada per quella di prima. Già! Con l'aggravante che, essendo noi un bel po' più complicati di una sveglia, non riusciamo ad accorgerci dello "sbaglio". E cosi il suo "sentire" potrebbe essere un errore del suo inconscio che magari per motivi remoti si considera ancora "in competizione" per essere l'unica gioia del suo lui ed ha paura e soffre quando scopre di essere stato "battuto" da altre fonti di soddisfazione.

Ma, ovviamente, oltre che ad essere una spiegazione molto, molto, sintetica è solo un'ipotesi che andrebbe sviluppata meglio. Ma già spiega come mai lei, pur non trovando giusta questa sua reazione e pur volendola eliminare (e tutti questi sono pensieri logico/consci), in realtà lei non riesce né a controllarla né a contenerla. E quindi soffre, se ne dispiace ma non capisce e si trova a dare il via ad una spirale di pensieri sempre più negativi che amplificano il suo disagio.
Morale: magari non è "grave", ma fastidioso e doloroso lo è di sicuro e per trovare davvero una soluzione credo che bisognerebbe lavorarci sopra un po' di più, e soprattutto anche in un modo "capibile" dal suo inconscio, in modo che si convinca a smetterla.
Le sembra di avere le idee più' chiare?
Spero di si!
Saluti
Ventura


*psicoterapeuta

 
 
 
 
 
 
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