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Cultura
Greystorm
 

Greystorm: quando il protagonista č uno stronzo

 
L'ultimo fumetto Bonelli ruota attorno alla figura di un cattivo. L'intervista allo sceneggiatore Antonio Serra, che ha creato Nathan Never. Dalla community
 
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Genova, 16 ottobre 2009
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di
Francesco
Cascione
   
 
Robert Greystorm è uno scienziato inglese che, all'inizio del Novecento, organizza una spedizione al Polo Sud. Le scoperte che farà durante quell'avventuroso viaggio cambieranno per sempre la sua vita, portandolo a scegliere la via del male e a creare una spaventosa minaccia per tutto il genere umano. La storia, ambientata in Inghilterra, al Polo Sud e tra le isole del Pacifico, si sviluppa in un ampio arco narrativo che copre più di vent'anni, permettendo ai personaggi coinvolti di nascere, crescere e anche morire mentre i piani di Greystorm avanzano fino a raggiungere il loro apice nell'undicesimo numero della serie. Greystorm è creato da Antonio Serra e Gianmauro Cozzi. Gli albi saranno scritti da Antonio Serra, Stefano Vietti e Alberto Ostini, mentre i disegni saranno (in rigoroso ordine alfabetico), di Alessandro Bignamini, Silvia Corbetta, Simona Denna, Sergio Giardo, Anna Lazzarini, Francesca Palomba, Antonella Vicari e Melissa Zanella. La creazione grafica dei personaggi, la progettazione di tutti i mezzi meccanici e le copertine saranno opera di Gianmauro Cozzi.

Il primo motore a spingere l'umanità verso lo sviluppo tecnologico è l'odio.

Questo il punto di vista di Antonio Serra, uno degli sceneggiatori di riferimento per gli amanti per il fumetto nostrano, e in sintesi il paradigma su cui è costruito il suo ultimo personaggio, Robert Greystorm, l'ultimo nato in casa Bonelli. Se si supera l'impatto con una simile affermazione per analizzarla alla luce della storia dell'umanità resta difficile non condividerla. Le più grosse rivoluzioni che la razza umana ha vissuto sono indissolubilmente legate all'arte della guerra, espressione massima dell'odio.
«Prendi il volo, - mi racconta - i fratelli Wright, non tanto i primi a volare quanto i primi a brevettare una macchina volante, hanno dimostrato la possibilità di realizzare un attrezzo capace di volare. Il passaggio da oggetto ludico, espressione del sogno di alcuni spesso considerati alla stregua dello scemo del villaggio, a strumento che ha rivoluzionato la storia dei trasporti, lo si è registrato durante la Grande Guerra, quando ci si è accorti che dall'alto si poteva fare molto più danno al nemico».

L'occasione dell'incontro con Antonio Serra - uno dei papà di Nathan Never, il primo fumetto di fantascienza made in Italy - è proprio l'arrivo nelle edicole della sua nuova mini-serie, creata assieme al disegnatore Gianmauro Cozzi, curatore della veste grafica e delle copertine della serie: Greystorm è un nuovo romanzo a fumetti - in dodici albi - che Bonelli propone e con il quale si esplora una fantascienza coniugata al passato.

Facile il riferimento ai libri di Verne, vera e propria guida per l'autore già in Nathan Never ma non solo: perché la grande sfida per gli autori è stata quella di immaginare un personaggio in un contesto storico tutt'altro che fittizio. Il mondo in cui si muove Greystorm infatti non è un mondo possibile o un mondo che somiglia vagamente al nostro ma è proprio il nostro; la Storia che gli scorre accanto è la stessa che noi possiamo trovare sui libri. «Greystorm è legato alla Storia anche se parzialmente epurata da alcune conoscenze legate a molti luoghi comuni - la convinzione che i primi a volare siano stati i fratelli Wright è solo uno di questi - che molto spesso vengono smentiti da una ricerca attenta e trasversale». La costruzione di questa nuova serie ha richiesto un grande lavoro documentale, «tutto materiale - mi assicura Serra - che troverà la sua collocazione nell'albo conclusivo della serie, un volume riepilogativo di oltre duecento pagine, che oltre che a contenere un capitolo perduto, sarà anche una vera e propria bibliografia con i riferimenti storici su cui la saga di Robert Greystorm si poggia».

Il ventennio a cavallo tra il XIX e XX secolo, è «un periodo di grande ottimismo e nel quale molti ritenevano che nell'industrializzazione e nello sviluppo di nuove tecnologie l'Uomo avrebbe trovato una nuova età dell'oro». L'immagine che stampe e scritti dell'epoca ci hanno consegnato è di un mondo in cui l'uomo avrebbe trovato nelle macchine, nella scienza, nella tecnologia, la possibilità di esplorare e prosperare in luoghi altrimenti inaccessibili come gli abissi, il cielo e lo spazio; le stesse macchine grazie alle quali Robert Greystorm - ricco, geniale e decisamente folle - elabora e alimenta il suo sogno ricchezza, fama e di potere assoluto.
«Siamo chiari - mi confessa l'autore - Greystorm è uno stronzo!». La novità di questo personaggio è proprio questa, è il primo cattivo in Bonelli ad avere una testata a lui dedicata. Non è un esempio da seguire, non un uomo giusto come lo sono Nathan Never, Tex, Dylan Dog o Martin Mistère, ma un essere folle deciso a raggiungere i suoi scopi senza alcuno scrupolo. Nulla di consolatorio insomma, ma un uomo che Jason Howard - sua controparte virtuosa - e i lettori, impareranno a vedere spogliato dall'ambiguità in cui il suo carisma, il suo fascino, lo proteggono. Il suo progetto finale è un piano di dominio che si sviluppa lungo un'intera generazione, un'idea di cambiare il corso della storia che vedrà il suo epilogo solo nel numero undici.

Greystorm è uno dei personaggi neri, affascinanti perché non consolatori di cui lo scenario letterario, cinematografico e delle nuvole parlanti è ricco, mai saturo. Da Dracula a Lex Luthor o al Goblin, passando per i Signori della Notte in Dampyr, ai personaggi di Tarantino al Joker dell'ultimo Batman, sembra ci sia la volontà di raccontare - e leggere - il lato oscuro senza vestirlo di una coperta che in qualche modo lo giustifichi, lo umanizzi rendendolo redimibile. Personaggi che si amano perché in qualche modo si è affascinati dalla loro lucida amoralità e perché esorcizzati proprio dal contenitore di fantasia che ce li fa conoscere.

La scelta della miniserie, formula sposata da diversi anni dalla Bonelli e non solo, consente ad Antonio Serra di affrontare un discorso più ampio: «al giorno di oggi - a differenza di quando, ad esempio è nato Nathan (estate 1991, ndr) - ci sono molti meno lettori. E sono rimasti elevati i costi e i rischi che una casa editrice come la Bonelli affronta quando dà alle stampe una nuova serie. «Molti non sanno che da quando la sceneggiatura di un albo viene elaborata, all'uscita in edicola del prodotto finito passa almeno un anno. Un progetto come quello di Greystorm richiede anni di preparazione, periodo che si moltiplica quando si parla di una serie aperta come Nathan Never o Dylan Dog, con conseguente moltiplicazione del budget».

Una miniserie va vista come fosse l'episodio pilota di una serie televisiva, restando comunque qualcosa di più perché - oltre che a permettere di raccontare una Storia, un romanzo - permette agli autori di presentare un personaggio e ai lettori di conoscerlo, apprezzalo, affezionarsi.
«Il pubblico dei fumetti di oggi - mi racconta - è circa un quarto di quello che era solo dieci anni fa. Scende il numero di appassionati - è lo stesso con cinema, teatro, musica e letteratura - mentre crescono i costi di produzione». Una miniserie consente in pratica di proporre prodotti in cui rimanga inalterato il livello delle storie contenendone i costi e lasciando al pubblico la decisione di un'eventuale prosecuzione.

Parlando di fumetto e della passione che accomuna lui, sceneggiatore, a me, lettore, è inevitabile che il discorso cada su Nathan Never quello che per continuità e capovolgimenti risulta essere il più anglosassone dei fumetti italiani. «Nathan è nato proprio con l'idea di un fumetto in continua evoluzione». Fedele a questa linea, in questi anni ha visto susseguirsi guerre ed aventi tragici come la morte di alcuni protagonisti e mese dopo mese sta prendendo corpo una vera e propria Guerra dei Mondi: «Vietti e gli altri autori stanno facendo un lavoro incredibile».
La memoria va all'ultimo albo sceneggiato da Serra, il numero 203 - Il Mondo di domani. «È un albo che ho scritto per raccontare ai lettori quello su cui all'epoca (era l'aprile 2008) stavamo lavorando» afferma. Penso alla Città dell'Est sfregiata dalla caduta di una stazione orbitante: «tranquillo - mi confessa divertito - ci vorrà del tempo ma sistemeremo anche quello».

Il futuro è già cominciato.

 
 
 
 
 
 
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