Elizabeth H. Blackburn è una simpatica signora di sessantuno anni. L'ho incontrata molte volte ai convegni dell'associazione americana per la ricerca sul cancro, ed è gentile, un po' schiva, molto alla mano, È una ricercatrice e soprattutto ora "capa" nella ricerca. Occhialini sugli occhi un po' miopi, capelli spettinati, fisico leggermente sovrappeso, e un bel sorriso cordiale: così mi rivedo Elisabeth davanti. Cos'ha dunque di speciale questa scienziata della porta accanto? Nulla, salvo che da ieri ha qualche soldo in più da spendere e un'impagabile soddisfazione, è stata insignita insieme alla sua allieva Carol W. Greider e a Jack W. Szostak del premio Nobel 2009 per la medicina.
La scoperta di Elisabeth ha a che fare con vecchiaia e giovinezza cellulare. Nasce dall'osservazione che le "estremità" dei cromosomi, i telomeri, proteggono queste matasse molecolari in cui il DNA è compattato, dalla degradazione. Mentre il DNA nel suo complesso continua a replicarsi e a mantenersi giovane, i telomeri con l'invecchiamento si accorciano, o, si potrebbe anche dire, quando i telomeri si accorciano la cellula invecchia. Al contrario quando queste "capsule" finali del cromosoma, mantengono la loro lunghezza, l'invecchiamento cellulare è sconfitto. L'enzima che forma le strutture telomeriche, le cui sequenze furono mappate per la prima volta da Elisabeth, si chiama "telomerasi". La molecola fu scoperta da Carol W. Greider nel 1984, quando era una laureanda di appena 23 anni, allieva di Blackburn. Le cellule dei tumori, acquisiscono come sappiamo, una sorta di vita eterna, mantengono infatti telomeri lunghi al termine dei cromosomi e sono capaci di molta attività telomerasica. Così esse, grazie all'enzima da Nobel, diventano cellule immortali. Al contrario, alcune malattie che inducono invecchiamento precoce hanno una telomerasi difettiva, che danneggia le cellule.
Elizabeth H. Blackburn è nata nel 1948 in Australia, ha studiato a Melbourne e ha proseguito gli studi di dottorato in Gran Bretagna, a Cambridge poi si è trasferita negli Stati Uniti, a Yale e nell'università della California a Berkeley.
Carol W. Greider è nata nel 1961 in California, a San Diego, California. Ha studiato nell'università della California a Santa Barbara e poi in quella di Berkeley, dove ha condotto il dottorato nel 1987, con Elizabeth H. Blackburn come supervisore. Ora è all'università Johns Hopkins di Baltimora.
Trovo questo Nobel un meraviglioso riconoscimento non solo di una scoperta della cui importanza si parla da anni, ma dello speciale rapporto collaborativo tra una ricercatrice esperta e una giovane allieva, un team che insieme ha compiuto un miracolo. Jack W. Szostak, nato a Londra nel 1952 è cresciuto in Canada e ora all'Howard Hughes di Boston ha eseguito alcuni esperimenti cruciali su suggerimento di Blackburn. È insomma...la quota azzurra di questo nobel, che si è declinato soprattutto al femminile. Non solo, Carol non ha ancora cinquant'anni, ai nostri tempi si può considerare una ricercatrice ancora giovane (con tanta telomerasi) e nel pieno della produttività. Questo premio è dunque un'ulteriore soddisfazione che ci riscatta dei Nobel negati alle donne.
Grazie alle telomerasi si compie la Danza delle cellule Immortali, come in un romanzo...
Una nota di merito e soddisfazione va alla Fondazione Pezcoller, presidente Gios Bernardi, una fondazione che ha sede a Trento, e ha insignito Elizabeth H. Blackburn del Premio "Pezcoller Foundation-AACR International Award for Cancer Research" nel 2001. La Fondazione è stata spesso foriera di fortuna e successo, avendo premiato già per tre volte futuri laureati Nobel, oltre a Blackburn anche Paul Maxime Nurse e Mario Capecchi, Un vanto per l'intuizione di questo fiore all'occhiello italiano che da molti anni sostiene la ricerca e i suoi leader.