Mentre sono al sole in giardino e raccolgo due castagne, divago sul tema. Conosco una leggenda carina: una famigliola di ricci aveva la tana sotto un castagno, e ogni giorno vedeva salire sull’albero frotte di scoiattoli. Una notte il papà udì piangere, uscì di corsa a vedere e scoprì che a lamentarsi erano le castagne, stufe di farsi sgranocchiare dagli scoiattoli.
A papà-riccio venne un’idea: la sera seguente, lui e la sua famiglia avvolsero tra le loro zampe le castagne, così gli scoiattoli, arrivati al buio, si punsero e non tornarono più.
Da allora quei frutti sono protetti dai ricci; la tradizione cattolica vuole che sia stato San Benedetto a farli aprire, benedicendoli, durante una carestia.
È il genere di storia che piace ai bambini. Già, i bambini: ditemi quanti bambini non amano le caldarroste: pochissimi! Ed é così anche per i grandi, e non solo in Italia. A Graz, in Austria (dove castagni non ce ne sono quasi), alla fine di settembre compaiono i chioschetti in Herregasse e Jakomini Platz, che le vendono a litri. Sì, davvero: i venditori hanno un bricco di alluminio con manico, del volume di un quarto di litro, con il quale vi scodellano nel cartoccio i vostri Heisse, frische maroni, ossia i vostri marroni bollenti, freschi.
Il gioco di parole è buffo, ma rende l’idea: appena cotte, ma anche appena raccolte. A causa del fattore di impaccamento non proprio ottimale di un frutto contro l’altro, nel boccale ce ne stanno davvero poche, ma il costo del cartoccio si aggira sui 2 Eu. Non credo sarebbe contento di saperlo il produttore, al quale le pagano, se va bene, 80 centesimi al chilo (davvero, parlo per esperienza, eh!): un bel ricarico, 10 volte!
E a Roma? A luglio, il clan dei cingalesi offriva le caldarroste in cima a via Condotti. Io a comprarle non ci vedevo mai nessuno (capirai, con quel caldo!), e mi chiedo, allora, dove finissero alla sera tutte le invendute, scaldate e riscaldate mille volte nella giornata: forse nel padellone del giorno dopo? Orrore: nulla è peggio delle castagne arrosto raffreddate e riscaldate: ci potresti caricare il moschetto a pallettoni!
Invece, non è meglio una ricetta tutta cuneese, ma buona? Per i bambini, e non solo.
Bunet di mondaj: setacciate, o comunque schiacciate bene con la forchetta – dopo averle private della pellicina marrone - un chilo di castagne che avrete fatto prima lessare, e poi ricuocetele per tre quarti d’ora in mezzo litro di latte aromatizzato con un baccello di vaniglia. Scolate via il latte, schiacciate ancora con la forchetta e rimettete sul fuoco la purea insieme a 100 grammi di mandorle tritate e 50 grammi di zucchero.
Quando il tutto è amalgamato, togliete la casseruola dai fornelli (i puristi direbbero che, in luogo della pentola, sarebbe meglio un polsonetto di rame, se sapete cos’è!), aggiungete 200 grammi di panna liquida, rimescolate e versate il tutto in uno stampo da budino, ponendolo a riposare in frigo per tre ore. Al momento di servire, guarnite con panna montata.
A questo punto spero che le castagne le abbiate raccolte voi (senza andar nei boschi altrui, se ne trovano moltissime lungo il ciglio della strada, passeggiando!), così almeno avrete fatto ginnastica prima di bombardarvi di calorie.