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Piccole castagne crescono

 
Lo scorso anno un parassita micidiale le aveva decimate. Ora il cinipede galligeno pare essere scomparso. Un alimento fondamentale per la dieta dei valligiani. Di Silvia Leoncini
 
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25 settembre 2009
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di Silvia Leoncini
   
castagne

Evvai, il cinipede è sconfitto, e senza pesticidi: il gelo dell'inverno ha fatto una carneficina, e mi scusino gli ambientalisti se gioisco così per lo sterminio di un essere vivente. Seriamente: non vorrei esser precipitosa o menare gramo, ma osservando i miei castagni e i frutti che incominciano a cadere, oserei dire che il peggio è passato. Lo scorso autunno, complice la primavera super piovosa, il malefico parassita, al secolo cinipede galligeno, aveva prolificato più dei conigli e messo in ginocchio i castagneti: attorno a casa, dove raccolgo normalmente un paio di quintali di frutti (brontolando, perché la terra e' bassa!), nell'autunno 2008 ne avevo raccolto 12. Quintali? No. Chili? Magari! No, proprio dodici castagne di numero... per il resto nisba, e gli alberi avevano poche foglie malate.

Adesso il mio Zeus (l'albero più grande che ho), che fa la guardia al cancello (molto più di quel parassita del mio cane) sta facendo cadere le prime castagne che, se non sono grosse come quelle a cui ci aveva abituati, sono comunque decorose; soprattutto: sono. Il che è importante. Oggigiorno nessuno vive più di quello, ma se abiti nella natura apprezzi il fluire delle stagioni molto più di un ‘cittadino' e vedere un raccolto che va a male ti rende triste, anche se non sei un contadino. Un tempo, certo, con le castagne e il latte ci vivevano in tutto il Piemonte di montagna, mica solo nel Cuneese.

Tanto è vero che, durante la Guerra del Sale (1680-1698 circa), molta della quale di è svolta tra Mondovì e la Valle Corsaglia, quando i valligiani si ribellarono ai Savoia che pretendevano le gabelle sul sale, i sovrani - per piegare la resistenza armata degli indigeni - avevano mandato i soldati ad incendiare e razziare, ma anche e soprattutto a tagliare i castagni.

I bambini che andavano a scuola, nel 1700, in alta valle, sgranocchiavano lungo il percorso a piedi (spesso nella neve), proprio un pugno di castagne bollite, avanzate dalla cena della sera precedente; i più fortunati, invece, le mangiavano calde, in una tazza di latte, prima di uscire di casa.

E voi direte: "Eh, vabbè, nel ‘700...."

Ma il tempo e le evoluzioni son sempre state lente, in montagna: la mia vicina ed amica Pina, che è del 1943, ed è nata in una borgata ancora a monte di Fontane (che già e' un posto sperduto dell'alta valle Corsaglia) riceveva la stessa colazione ‘da asporto' quando faceva le elementari.

Elementari che, tanto per chiarire, duravano da novembre a marzo, perché poi c'erano gli animali da accudire, l'erba da tagliare, la frutta e le castagne da raccogliere, e le famiglie facevano lavorare anche i bambini, altro che scuola. Noi, invece, adesso possiamo goderci le castagnate in piazza che praticamente ogni villaggio offre, di domenica, per tutto il mese di ottobre. Venite su a divertirvi e a mangiare le caldarroste, ma non cercate la Pina: lei non ci sarà, perché adesso, per reazione, le castagne le odia.

 
 
 
 
 
 
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