A una'ora tarda della sera, direi della notte, sono in terrazza davanti al mare e penso che, a dispetto della splendida giornata, l'estate si avvia alla fine e presto, comunque, dovrò tornare a casa, mollare la Vespa targata GE e riprendere la macchina col bollino CN. Quando ho preso la patente secoli fa - da genovese - non l'avrei voluta guidare, una macchina targata Cuneo. Ma i tempi son cambiati, ed io anche.
E fa nen vede ch' t veni da Coni.
Era la raccomandazione che davano un tempo le mamme al figlio che partiva soldato, o che andava a studiare all'Università a Torino. Non far vedere che vieni da Cuneo.
E quanto ci si è scherzato, su queste cose. ‘Venir da Cuneo', un po' di anni fa, voleva dire a volte esser un po' provincialotti, magari anche (come dicono gli indigeni) un ‘cicinin', una ‘brisa' montanari, vista la conformazione del territorio: niente di male, ma all'epoca della TV in bianco e nero la cosa aveva peso e si notava molto più di adesso. Non tutto è male, quindi, ciò che riguarda la rete, la globalizzazione, l'informazione a tappeto. Purché, è chiaro, non si perdano le peculiarità che fanno del territorio italiano un caleidoscopio di risorse: artistiche, linguistiche, culturali ed anche enogastronomiche.
Così, divagando divagando, sono arrivata a pensare che inizia adesso la stagione delle vendemmie in Langa. Si annuncia strepitosa, dicono: uva splendida, presagio di un ottimo Dolcetto, di eccellente Nebbiolo e di Barolo superlativo. Sicuramente questo è il periodo adatto per un week end o una gita in Langa: il paesaggio si tinge dei rossi e degli arancio carichi delle foglie di vite (che credo si chiamino pampini, come recitava Cardarelli in Liguria), ovunque fervono preparativi e controlli ed anche feste e sagre. E poi, la terra langarola è la nostra piccola Svizzera: ordinata ed anche di più, non c'è un filare storto, una recinzione imperfetta, una cantina maltenuta. Dal colle di Novello, scendendo verso Barolo, pare di essere dentro un quadro naif: tutto il terreno è disegnato, riquadrato, coltivato, curato con una geometria sorprendente.
È anche tempo di raccogliere l'ultima frutta, destinata a conserve e marmellate e, perché no, alle torte. Una tutta del territorio? La torta ripiena di pere Madernasse. Per il ripieno si cuoce nel vino rosso (dolcetto, ad esempio) 1 kg di pere madernas (o martin sech) con un pizzico di cannella e un chiodo di garofano; dopo la cottura si schiacciano con la forchetta e si aggiugono 200 grammi di amaretti pestati, 50 grammi di mandorle tritate, 40 grammi di cacao amaro, 1 bicchierino di rhum e 2 cucchiai di zucchero. A questo punto si fa la pasta frolla (la ricetta base va benissimo) e se ne formano due dischi: con uno si fodera la tortiera e con l'altro si ricopre il ripieno, cuocendo in forno ben caldo per circa 40 minuti. Mi raccomando, però: che siano pere Madernasse; se non le conosci, ‘t veni nen da Coni