IL KARMA, QUESTO SCONOSCIUTO
"Sono stato 5 giorni in India: un posto incredibile, gente che pregava e parlava del karma ovunque. E' stato lì che ho capito che del karma non mi frega assolutamente nulla" dice Werner Herzog, e l'affermazione ben testimonia la chiarezza con cui il regista bavarese ribadisce l'assoluta, programmatica amoralità del suo cattivo tenente Nicholas Cage, in un film che, a suo dire, è un inno "all'incanto del male" (the bliss of evil).
Remake solo nominale de Il cattivo tenente di Abel Ferrara ("non ho mai visto nessun film di Abel Ferrara, non lo conosco affatto, ma spero di incontrarlo in questi giorni di fronte a una bottiglia di whisky" chiarisce Herzog), il film è un noir metropolitano à la Raymond Chandler attraversato da un umorismo surreale e scorretto, e con un protagonista fuori canone, come da titolo. Il detective interpretato da Cage, mentre indaga sull'omicidio di un'intera famiglia di colore, affonda in un pantano di tossicodipendenza, scommesse clandestine e connivenza con gli stessi spacciatori che tenta di incastrare.
RICCARDO III A NEW ORLEANS
Ma il suo degrado morale è sempre bilanciato da una vena di tenerezza e disincanto, che rivolge alla prostituta con cui ha una relazione (Eva Mendes) e al padre alcolizzato, e che tiene sempre il personaggio sul crinale di una moralità irrisolta e altalenante. La schiena dolorante, che lo obbliga a una postura obliqua e impacciata, e l'animo corrotto lo trasformano in una sorta di moderno Riccardo III, secondo una chiave interpretativa confessata dallo stesso Cage: "in questo film la molla che muove il protagonista non è il senso di colpa cattolico, come accadeva nell'originale; è un personaggio su cui non si può esprimere un giudizio positivo o negativo: è quello che è, ed è profondamente umano".
Divertente, spiazzante, visionario (con alcuni primissimi piani di iguana e coccodrilli girati con un'apposita microcamera e frequenti parentesi oniriche, che per stessa ammissione di Herzog non erano nel copione), The bad liutenant si chiude in un acquario di fronte a una gigantesca vasca di squali, dopo una catena di colpi di scena che sciolgono d'improvviso tutti i nodi della trama. Finora è il miglior film visto in concorso.
Piccola curiosità: Werner Herzog ha confessato anche di aver rifutato nella sua carriera le proposte più disparate, tra le quali quella di Richard Gere che l'avrebbe voluto come regista "personale" e gli aveva persino chiesto di dirigere Pretty Woman.
LOURDES O DISNEYWORLD?
Presentato in concorso anche Lourdes, di Jessica Hausner, lungo viaggio nel "parco a tema" dei miracoli. Personale in divisa, turni rigidamente programmati, gite di gruppo, efficienza "svizzera" nella gestione delle attività gornaliere e un castello che sembra uscire dal logo di Disneyworld. C'è persino il premio per il miglior pellegrino. La Hausner mostra tutto senza compiacimento polemico ma anche con una evidente vena caustica che si manifesta nell'invidia dei questuanti non miracolati verso l'unica ospite che riacquista la salute, e nei pettegolezzi sussurrati dagli osservatori non coinvolti (una coppia di anziane signore che partecipa alla vacanza organizzata). Il film è stato applaudito lungamente al termine della proiezione stampa e si candida da subito per qualche premio collaterale.