Ad essere superficiali il titolo mente, l'esordio su cd dei genovesi White Mosquito mostra chiaramente quale sia la personalità della band.
Il gruppo non ricerca l'originalità nell'esteriorità della forma musicale ma offre una raccolta di canzoni che dimostrano un gran bel talento, brani cristallini nella melodia e tirati nei suoni e negli arrangiamenti che ne determinano un impatto immediato. Abbondano i riferimenti all'hard rock degli anni '70-'80, corposo e ben strutturato sul quale bene si esprime il cantato in italiano di Sergio Antonazzo.
Niente di nuovo sul fronte musicale dunque, ma d'altra parte, chi l'ha detto che per scatenare emozioni bisogna assolutamente essere originali?
Cinque almeno i singoli potenziali:
- Come se: fulminante, deciso ed a presa immediata, melodia vincente e bel testo, trascinante;
- Ultimo incontro, dall'incedere seducente;
- Sono colpevole, altro brano affascinante, forse suonato con troppa urgenza ma con una linea melodica che non lascia scampo;
- Sola e vuota, ripercorre le strade di "come se" ma si dispiega spigolosa eppure aerea.
Resta il fatto che tutti i brani sono interessanti e godibili: da Quello che non vedi a Manifesto e a Il mio impossibile su tutte.
Buona l'interpretazione dei brani da parte del cantante e solida e granitica la base ritmica basso batteria, con la chitarra che spazia imbizzarrita eppure precisa e solida nel suo vestire il ruolo preponderante dell'insieme.
I difetti: qualche imprecisione nelle parti vocali, che talvolta non rispettano la metrica (Come se), e a livello musicale l'utilizzo di un suono che sulla distanza del cd risulta talvolta saturo e prepotente.
I testi sono brillanti e diretti, pur se con qualche ingenuità ma comunicano emozioni, sensazioni di persone vive che sanno guardarsi attorno con lucidità e senza false illusioni.
Consiglio di osservare attentamente foto e contenuti del booklet del cd, perchè è lì che il titolo dell'album acquista il suo significato.