Colpo di coda di un'estate tutto sommato fresca: da una settimana si è messo un caldo tremendo; ieri sera, giovedì 27 agosto, a Genova in via San Lorenzo (ore 21.30) c'erano 29 gradi, con un tasso di umidità che per fortuna era impossibile misurare mentre si passeggiava.
Che fare quindi nel week end? Trasferisi non alla spiaggia, ma addirittura sul materassino in mezzo al mare, oppure tentare la carta della montagna?
Dopo un'estate ligure o comunque marina, fossi in voi proverei la Valle Varaita, in terra cuneese. Tra l'altro, il silenzio di locande e agriturismi tipici, oltre all'ottima cucina del territorio, vi possono accogliere in questa terra contesa a lungo tra i Marchesi di Saluzzo e il Delfinato Francese, alle falde del Monviso: qui, tra il 1300 e il ‘400, si ebbe un periodo florido, che si espresse anche nell'architettura, civile e religiosa.
Sampeyre, Casteldelfino, Pontechianale, Bellino. Non solo mieli, formaggi e paesaggi riposanti, ma anche soste culturali: risalendo la valle, noterete un gran pullulare di campanili romanici o gotici e di chiese in pietra dall'aspetto semplice e solido.
Concedetevi il tempo di una visita: a Casteldelfino, ad esempio, La Parrocchiale di Santa Margherita, edificio romanico-gotico, ha un magnifico portale scolpito e una splendida decorazione ad affreschi su tutte le pareti dell'alta navata, recentemente restaurati.
Il lago artificiale creato dalla diga nasconde i resti della borgata Ghieisa e della sua chiesa antica, sommersi nel 1942 per far posto all'invaso.
Recentemente non sono più passata di lì durante l'inverno, ma ricordo che quando ero piccola (e non vi dico quando manco sotto tortura) a gennaio si vedeva sporgere dal lago, a causa della poca acqua, lo spettro del campanile diroccato: mi faceva una paura tremenda, ma ogni volta non potevo fare a meno di guardare. Anche crescendo la cosa non mi è passata, perché ho avuto gli stessi brividi in tempi più recenti, e in analoga situazione, al passo Resia, verso l'Austria.
Ora però ho scoperto che la parrocchiale moderna di Casteldelfino custodisce il portale di quella chiesa antica, coi capitelli ornati di teste in pietra, umane ed beluine, e mi sento meglio: qualcosa si è salvato. Meno male.
Risalendo ancora la valle, arriverete fino ad una biforcazione.
Da una parte Pontechianale, testata della valle, e più su il colle dell'Agnello, forca caudina di molte edizioni del Giro d'Italia: splendida meta per una gita in alta quota. Dall'altra Bellino, dal nome della divinità celtica Belenus, l'Apollo dei romani, o forse dal francese medievale belins (pecore) terra dei Saluzzo e dei Delfini di Vienne.
Nel 1972 fu isolata per oltre un mese a causa di dodici metri di neve caduti in pochi giorni, e agli anziani veniva portato soccorso e cibo con l'elicottero. Cadde poi in abbandono per spopolamento, ma è adesso uno splendido borgo in pietra restaurato, con le facciate decorate da un'incredibile collezione di meridiane solari. Davvero da visitare: al fresco, poi, è il massimo.