È ufficiale: da oggi la pillola abortiva Ru486 potrà essere somministrata in tutti gli ospedali italiani. Finora il suo utilizzo era ammesso solo negli ospedali che si erano resi disponibili per la sperimentazione in alcune regioni italiane (Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Liguria e Puglia).
La notizia è arrivata nella tarda serata di ieri, dopo oltre quattro ore di seduta da parte dei membri dell'Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), con quattro voti favorevoli su cinque.
Ma di cosa si tratta? Anzitutto la pillola abortiva non va confusa con la 'pillola del giorno dopo': quest'ultima è considerata un metodo contraccettivo e va somministrata entro 72 ore dal rapporto sessuale, mentre la Ru486 è un farmaco per l'aborto farmacologico, che può essere utilizzato in alternativa all'aborto chirurgico.
Il mifepristone, questo il nome della sostanza, va somministrato entro sette settimane dall'inizio della gravidanza. La paziente prende da una a tre pastiglie, che provocano il distacco dell'embrione dall'utero: se dopo due giorni non c'è stata l'espulsione dell'embrione, va somministrato un nuovo farmaco, chiamato prostaglandina, che la induce nel giro di poche ore. Dopo dieci giorni, la paziente si reca nuovamente in ospedale per verificare l'effettiva interruzione di gravidanza.
Un metodo oggetto di un forte dibattito etico, tanto che ieri il Vaticano ha espresso la sua posizione: «per chi pratica l'aborto con la Ru486 e per chi lo prescrive c'è la scomunica come per chi pratica l'aborto chirurgico». ha dichiarato Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
I dubbi di chi si oppone a questo farmaco sono che l'uso di una pillola che provoca effetti analoghi a quelli di un aborto spontaneo, evitando il ricorso alla chirurgia, possa indurre a pensare che si tratti di una soluzione più semplice. In realtà, anche se questo farmaco è meno invasivo di un intervento chirurgico, la sua somministrazione comporta effetti secondari quali emorragie, nausee, febbre e dolori addominali.
Il via libera da parte dell'Aifa arriva però con alcune condizioni: il farmaco potrà essere somministrato solo in ambito ospedaliero, così come prevede la legge 194/78 che regolamenta l'interruzione volontaria di gravidanza, e la paziente dovrà essere ricoverata per tutto il periodo di trattamento.