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Studenti fuori sede: come vivono?

 
Puoi girare il mondo ma lo stile di vita non cambia. Disordine, frighi vuoti e sporcizia sembrano essere le parole d'ordine. Guarda le foto
 
   

     
28 luglio 2009
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di
Federica
Verdina
   
Casa
 
Paolo Patteri

25 anni, nato a Reggio Emilia, vive a Milano, dove ha studiato Fotografia all'Istituto Europeo di Design. Ha studiato (e oggi lavora) fuori sede e spesso gira l'Europa facendosi ospitare da amici. Da questa esperienza di vita nasce Bunkers, un reportage sulle case e lo stile di vita degli studenti sparsi per il mondo. Paolo spera di sviluppare ancora questo progetto.

Disordinati, sempre con poco tempo (e voglia) a disposizione per pulire casa, ogni giorno convivono con gattini di polvere, frighi vuoti (o almeno pieni di birre e cibi pronti) e letti sfatti. I mobili sono solo quelli indispensabili e, se non hai la fortuna di affittare una casa già arredata, di sicuro li hai comprati all'Ikea.
Puoi provare a fare i turni per le pulizie coi coinquilini, ma c'è poco da fare. E così si rimandano pasti decenti e pavimenti lindi nei pochi weekend di rientro a casa.

Paolo Patteri ha voluto vedere come vivono gli studenti fuori sede e ne è venuto fuori che, puoi anche girare il mondo, ma lo stile di vita non cambia affatto. È entrato nelle case di amici che studiano un po' ovunque con la sua webcam, e ne ha dato un ritratto quanto mai spietato ;-)

C'è Leandro, che studia regia a San Diego, Carlo, che a New York studia grafica, Gregorio, studente di architettura a Reggio Emilia. E ancora Maya, che studia scienze motorie a Palermo, gli studenti di design Argo a Tallinn, Veronica a Milano e Giuseppe a Roma, e infine Alex, che studia illustrazione a Weimar.
Un viaggio nei loro "bunker" sparsi per il mondo. Guardate un po' qui sotto cosa ha trovato...



BUNKERs
di Paolo Patteri

AD, Elle decore, World of interior, e ancora Brava Casa e Cose di Casa: sono tutte riviste che sfogliamo, dalle quali traiamo ispirazione per la nostra casetta, prendiamo spunto per un angolino piuttosto che per il colore delle pareti, per gli accostamenti tra oggetti, per i mobili.

Sono magazine d’architettura, design e arredamento; li sfogliamo un po’ per sognare un po’ per morire d’invidia e un pochino per renderci conto che noi, ora, non possiamo. Noi chi? Noi studenti, no? Siamo in tanti a comprare queste riviste, siamo in tanti che inumidiamo il dito indice della mano per girare le pagine in modo più veloce, che sgraniamo gli occhi guardando le immagini dell’ultima sedia di MOOI, piuttosto che l’ultima lampada di Philip Stark. Noi: gli studenti, quelli che per risparmiare finiscono a vivere in mezze topaie, che raccatano mobili e suppellettili varie per la strada di notte, che girano per i mercatini per trovare il "pezzo di design", quell’accessorio che risalterà per bellezza o per l’opposto in quella casa. Siamo quelli che al posto del quotidiano abbiamo sul tavolo sempre fisso il catalogo Ikea pronti a fare un giro in quel grande magazzino dell’arredo per accaparrarci la poltroncina super colorata e per fare accostamenti assurdi: noi siamo quelli Ikea.

Noi siamo quelli che la spesa la fanno giorno per giorno, il frigorifero la maggior parte delle volte serve per tener in fresco birra e vino sempre pronti per le visite a sorpresa o per le serate con amici.

Il menù il più delle volte è a base di pasta condita con i sughi pronti oppure surgelati, surgelati e ancora surgelati, scatolette di tonno per i pasti veloci e quando ci sono soldi che avanzano dalla serata spesa a bere birre o dall’aperitivo ci si può anche permettere un po’ di carne, quel minimo sufficiente a mantenere in un modo più o meno equilibrato un tasso di ferro accettabile nel nostro sangue, rosso o blu che sia.

Se dobbiamo parlare delle pulizie, possiamo anche chiudere la bocca per non dare inutilmente aria ai denti. Si inizia con le regole base della convivenza: una volta a settimana minimo si pulisce il bagno (sarebbe meglio chiamarlo "cesso") e poi il resto viene da sé. Sarebbe perfetto, se non fosse che dopo un mese si va allo sbaraglio. È inutile: il cesso si sporca con niente e la casa è piena di polvere. È assolutamente impossibile vivere in luogo sano e pulito. Casa studenti è sinonimo di caos e finta pulizia. Bello è entrare in casa di qualcuno che ha appena pulito perché vedi nella sua faccia il terrore che si rovesci una gocciolina d’acqua sul pavimento e l’espressione fissa che dice: "Abbi pietà, stai attento".

Poi ci sono gli studenti che vivono con i genitori: case sempre linde, il massimo della libertà  stilistica è la camera dove si dorme, la scelta del letto, solitamente ad una piazza e mezzo, per stare comodi. I frigoriferi sempre pieni di verdure varie, condimenti fatti in casa, carne a volontà e ogni tipo di sfizio, dalla merendina Mulino Bianco alla cioccolata Lindt. Case pulite sempre in ordine, il tappetino del bagno non si sa come ma sempre del colore originale, probabilmente il motivo va cercato nel programma lavaggio della lavatrice che noi "fuori sede" alle prime armi sbagliamo sempre la prima volta: è il clichè.

La cosa veramente divertente è poter vivere e visitare questi innumerevoli bunker, questi rifugi studenteschi, poter confrontare le diverse soluzioni e prendere spunto l’uno dall’altro e viceversa: sì perché diciamocelo che le riviste le compriamo consapevoli che per quanto ci si sforzi ad aggiustare un vecchio coccio ritrovato per strada la nostra casetta non potrà mai assomigliare a "quella casa lì", quella fotografata nel terzo servizio di quel determinato magazine.

Noi giovani, però, si sa, siamo curiosi dentro; a volte ci chiediamo come vivono gli studenti negli altri paesi, com’è bello andare a studiare all’estero per qualche mese anche perché vivi in modo completamente diverso, t’immagini la casa di Parigi, quella di New York o semplicemente quella di un’altra città in Italia e alla fine trovi lo stesso frigorifero (che si riempie o si vuota in base al cambio della moneta), lo stesso "cesso" e il letto sempre Ikea. L’unica cosa che cambia è la nostra faccetta da studentello che fa tanto il "figo" ma che alla fine è sempre contento di tornare a casa dalla mamma, anche solo per un weekend, trovare la tavola apparecchiata e coperta d’ogni tipologia di cose commestibili, la possibilità di girare per casa scalzo senza il pericolo di trovarti qualsiasi cosa attaccata al piede e un frigorifero da svuotare al momento della partenza per il nostro bunker. E se la faccia non è questa significa che quello studente è perso, irrecuperabile, si è lasciato andare allo sbando completo, nulla più da fare per lui.

Penso sia meglio controllare la nostra faccia allo specchio per non rischiare di arrivare a questo.
 

 
 
 
 
 
 
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