All'indomani del clamoroso annuncio di Beppe Grillo, che sul suo blog ha affermato di volersi candidare a ottobre alle primarie del PDmenoelle (come lo chiama lui) per diventare il nuovo segretario di partito, abbiamo raggiunto telefonicamente il comico (ma è sempre più difficile trovare l'epiteto appropriato per definirlo) per chiedergli di persona quanto lui stesso creda alla possibilità che il progetto vada felicemente in porto.
«Sono allo Yachting Club PD di Portocervo in attesa della tessera Platinum».
Esordio fulminante.
Il vero dubbio è: il suo linguaggio, libero per natura da legacci e convenzioni, è compatibile con quello imbalsamato della politica?
«Non bisogna confondere il linguaggio della piazza e degli spettacoli nei palazzetti con la totalità della mia identità. Io sono un gandhiano, sono perfettamente capace di utilizzare un linguaggio adatto a ciò che le circostanze richiedono. L'importante sono le idee».
Le premesse però non sono buone. Fin dall'annuncio le alte cariche del partito hanno iniziato un violento fuoco di sbarramento.
«Per forza. Non me lo permetteranno. Troveranno qualche cavillo per impedirmi il tesseramento».
E a quel punto?
«Ne subiranno le conseguenze. Dimostreranno una volta di più che i partiti non servono a niente. Dimostreranno una volta di più che loro sono solo l'altra faccia del berlusconismo. Farò il mio partito, un altro PD, con un nome diverso. Il PD a 5 stelle. Ci sono tanti giovani dirigenti in gamba del PD che verranno con me».
Quindi non molla?
«In un modo o nell'altro sono rovinati comunque».
E i cavalli di battaglia del suo programma politico sono quelli consueti, più volte introdotti e illustrati nei discorsi pubblici e nei testi del blog.
«Il risparmio energetico, le fonti rinnovabili, la raccolta differenziata. In pratica il programma dei Comuni a 5 stelle esteso a tutta l'Italia. L'abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Wi-fi libero e gratuito per tutti, ovunque. Il Parlamento pulito. Le cose che ripeto da tempo. Perché questa gente non ha idee, vive nell'anacronismo».
L'auto-candidatura di Grillo, per la quale è difficile definire con chiarezza i confini tra provocazione, gesto mirato alla destabilizzazione di un immaginario e di uno status quo (quello stagnante, appunto, della politica italiana) e vera iniziativa istituzionale (per lo meno in questi prime fasi), ha comunque già centrato una parte dei suoi obiettivi: è salita sul proscenio dei palchi mediatici e sta attirando l'attenzione di tutti (su Google News le notizie correlate sono sempre in cima al gradimento).
Inoltre, avendo questa volta deciso di canalizzare la propria proposta all'interno (anzi, esattamente al cuore: la segreteria del più grande partito di opposizione) di quello stesso mondo che da anni critica con ferocia e tenta di destrutturare, Grillo ha impedito in partenza che essa possa essere derubricata frettolosamente. I dirigenti del Pd sono e saranno obbligati a prendere coscienza e posizione rispetto alle posizioni di Grillo, e tali posizioni avranno comunque delle conseguenze sul clima popolare che circonda il partito.