Carlo Rognoni è stato per più di tre anni nel Consiglio di amministrazione della TV pubblica, in quota al centrosinistra. La sua nomina era seguita al suo incarico di responsabile per le politiche dell'informazione dei Democratici di Sinistra, dopo essersi occupato per molti anni in parlamento delle questioni legate alla televisione. In particolare si era opposto con forza alla legge Gasparri che, come spiega nel suo libro, «con la scusa di accelerare il passaggio alle nuove tecnologie digitali, in realtà aveva un obiettivo preciso: non applicare una sentenza della Corte costituzionale», che imponeva che una rete di Mediaset andasse sul satellite.
Si trattava, secondo Rognoni, di una tra le tante leggi che favoriva Mediaset, espressione del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio, aggravato dalla particolarità del suo campo d'applicazione: i mezzi di comunicazione di massa e la televisione in particolare svolgono infatti un ruolo primario nella formazione dell'opinione pubblica e del consenso politico. E questo è tanto più vero in un paese come l'Italia dove il 93% dei cittadini dichiara che la televisione rappresenta la propria prioritaria fonte d'informazione.
Il libro di Rognoni è una «scrupolosa e puntuale cronaca dall'interno della Rai», nella quale commento politico e analisi mediatica si intrecciano costantemente dando vita a un affresco vivido e spesso inquietante della televisione di Stato. Nonostante l'orgoglio aziendale sviluppato nel corso della sua esperienza in Rai - la più grande azienda culturale italiana, come qualcuno ama definirla (ma se poi si pensa che Gigi Marzullo è responsabile della cultura a Rai 1, viene da domandarsi cosa si intenda oggi per cultura in Italia...) - l'autore riporta fedelmente fatti e misfatti della vita aziendale, anche quelli che molti preferirebbero forse dimenticare. Come, per esempio, la vicenda di Deborah Bergamini, già assistente personale di Berlusconi, assunta in Rai nel 2002 e messa a capo del marketing strategico, che alcune intercettazioni telefoniche ci mostrano intenta a concordare con i "concorrenti" di Mediaset l'addomesticamento di alcune notizie per favorire la propria parte politica.
Al termine del libro, Carlo Rognoni dice con una certa nostalgia di sentirsi come il goofus bird che nella zoologia fantastica di Borges vola all'indietro perché non gli importa del posto dove va, ma di quello dove stava. Tuttavia, viste le vicende che ha narrato, viene in mente anche l'angelo della storia di Walter Benjamin che volando all'indietro osserva le macerie del passato.
In effetti, alla fine non si capisce se con il suo titolo, Rai, addio (Tropea, 2009. 511 pp, 19,90 Eu), l'ex consigliere Rognoni stia solo dando l'addio al suo ruolo in Rai, oppure se - come tutti noi cittadini - stia dando l'addio al servizio pubblico e al pluralismo dell’informazione in Italia.
* Professore di Sociologia della Comunicazione e Sociologia dei Fenomeni Politici presso l'Università degli Studi di Genova