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Viaggio in Senegal: la quarta puntata

 
Il baobab più grande del paese è alto 30 metri. Cattolici e musulmani sepolti insieme in un cimitero di conchiglie. Dalla nostra community
 
   

     
16 maggio 2009
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di Giorgio Boratto
   

Sempre sulla Petite Côte, superati i centri di Saly, cittadina turistica, e Mbour, città portuale, c'è Joal, il villaggio dove si trova la casa di Leopold Sèdar Senghor, primo presidente del Senegal e poeta. A Joal c'è un ponte di legno che collega con l'isola di Fadiouth. Questa piccola isola di conchiglie è un simbolo di convivenza tra le religioni cristiana e musulmana. Lì convivono la moschea e la chiesa cattolica; anzi è grazie alla solidarietà di quest'ultima che si è costruita la moschea.

Sull'isola vivono molti Sereres, un'etnia che conta molti cattolici e rappresenta il 15% della popolazione del Senegal. Bisogna ricordare che la popolazione del Senegal è costituita da diverse etnie: la principale è la Wolof, che con il 43% degli abitanti è la più numerosa; seguono i Pulaars, nomadi e di carnagione molto più chiara rispetto alle altre etnie africane, anche questi il 15% circa; infine, i Diolas e i Mandinghi.
La pace e la dolcezza dell'isola trova la sua sintesi nel piccolo cimitero di conchiglie dell'isola: qui sono sepolti insieme cristiani e musulmani sotto scenografici baobab. Quello che viviamo io e Anna insieme all'amica Vanna, con Jacqueline e Youff i due senegalesi che ci accompagnano, è davvero bello: il cimitero comunica rinascita e gioia.

Sulla strada del ritorno andiamo a vedere quello che è considerato il più grande baobab del Senegal: un monumento naturale, alto quasi 30 metri per una circonferenza di 25 metri. Il baobab, che vediamo all'interno di una savana, a 15 km da Joal, è una poderosa scultura vegetale.
Per i poeti, compreso Leopold Senghor, le braccia del baobab si contorcono di angoscia; il baobab descrive l'Africa sofferente. Tende i suoi tronconi al cielo, come per fare appello al Creatore per la cattiveria dei boia che l'hanno crocifisso. Si sente che emetterebbe gridi laceranti se avesse la parola e che farebbe gesti di sgomento se la natura gli avesse dato il dono del movimento. Stanco del sentirne il lamento, il creatore lo avrebbe piantato a rovescio.

Purtroppo nel vedere il grande baobab ho un po' di delusione: tutto intorno c'è spazzatura e i venditori dei soliti oggetti simil-artigiani lo accerchiano rendendolo un oggetto da supermercato. L'Africa è anche questo: poco rispetto per quello che potrebbe essere una risorsa pubblica e contraddittoria nel rapporto con la grandiosità della sua natura.
Venivamo da un'isola, quella di isola di Fadiouth, formatasi naturalmente dall'accumulo di conchiglie nel corso dei secoli, ora abitata con un certo decoro e spirito di convivenza esemplari. Dopo qualche chilometro cambia tutto. Peccato.

 
 
 
 
 
 
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