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Spettacoli
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'State of play' e 'Che' promossi. 'Wolverine' bocciato |
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| Anche questa settimana appuntamento con i voti ai film in sala nel weekend. Grande entusiasmo per il thriller con Russell Crowe. Mentre delude l'action con Hugh Jackman |
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X-Men Le Origini: Wolverine
FANTASY, 120'
   
Grasse risate. Da mesi circolano interviste in cui si dipinge David Benioff (prima di Wolverine aveva sceneggiato La 25a ora e Troy) come il massimo esperto vivente in fatto di eroi Marvel. 5 anni di ricerca per mettere assieme una storia in cui un militare megalomane conduce esperimenti per creare un super mutante capace di guidare guerre preventive (ammiccamento politicizzato che c'entra come i cavoli col tè) e far fuori tutti i suoi cugini iperdotati. La regia è di Gavin Hood, fin qui regista impegnato (Il mio nome è Tsosti, Rendition), che di palo in frasca passa al cinecomix rinunciando a qualsiasi connotazione autoriale. Cinema industriale della peggior specie: tra vent'anni i Marvel movie saranno ricordati (assieme al cinema di Micheal Bay) come il Medioevo dell'action americano.
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State of Play
AZIONE, 125'
   
Eccola qui la conferma: il miglior cinema del 2009 è quello che riflette attorno ai modi e alle ragioni dell'informazione. Il grande giornalismo investigativo sta scomparendo, proprio quando ce ne sarebbe maggiore urgenza, inghiottito dalla leviatanica macchina dello showbiz o da interessi molto più alimentari. Ognuno, sottoscritto compreso, si prenda le sue responsabilità: narcisismo e approvazione di massa quasi mai fanno rima con verità. L'ambizione, quella costruttiva, che non cerca scorciatoie, qualche volta sì. Ce lo ricordano, con sceneggiature affilate come bisturi e un'impeccabile senso della suspance, gli unici due film che quest'anno non è ammissibile perdersi: Frost/Nixon (ebbene sì, ve lo ripeterò fino alla nausea) e ora questo State of play. Tutti di corsa in sala...
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CHE - Guerriglia
BIOGRAFICO, 132'
   
Spazza via i relativi dubbi sulla prospettiva d'osservazione del personaggio, la seconda parte del biopic di Steven Soderbergh. Quando il Che, il giorno dopo la cattura, viene giustiziato da un cadetto volontario dell'esercito boliviano, il punto di vista della macchina da presa è proprio quello del protagonista, con lo sguardo che si spegne in un laico biancore. Le ragioni del fallimento della campagna sudamericana vengono indagate senza pedanteria teorica, con occhio quasi documentario (la mancanza di compattezza ideologica dei soldati, la passività dei contadini locali, un territorio morfologicamente più complesso da presidiare), mentre il personaggio stesso di Guevara (monumentale Del Toro) testimonia la propria crescita/invecchiamento attraverso una più consapevole gestione di idee e uomini. Unico appunto, la povertà del budget non è invisibile: troppo poche comparse e, almeno a tratti, la messa in scena è fiacca.
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Riunione di famiglia
COMMEDIA, 96'
   
Anche se fa storcere il naso, lo spudorato richiamo del titolo italiano al film più celebre di Thomas Vinterberg (Festen), ha una sua ragione d'essere: Riunione di famiglia è infatti poco più che un'esercizio di stile sul medesimo tema - la proverbiale (nel senso che con la piatta perentorietà di un proverbio viene trattata) ipocrisia dei teatrini sociali borghesi e il sottobosco di ipocirisie e tradimenti che celano - stavolta declinato in chiave di pochade, di equivoco in equivoco. Vinterberg, alla Festa di Roma, ha dichiarato di voler omaggiare l'Italia, i suoi colori e il suo cinema, ma la verità è che di italiano qui ci sono solo poche parole biascicate da alcuni comprimari e il tema operistico. Scialbo e narrativamente farraginoso.
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| L'occasione della settimana |
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