Si, lo so. È caro. In tempi di recessione e di crisi il lusso sembra quasi un affronto, uno sfregio. Però, è proprio nei momenti di crisi che bisogna avere la forza e il coraggio di squarciare il velo dipinto della paura. Con una follia. Con un pezzo di paradiso da far depositare sotto la soglia più profonda della nostra memoria. Tre giorni in mezza pensione, dal 25 aprile al 28 e complice una offerta per cui la camera si paga a metà del normale, ci sono costati 892,00 euro. In due. Tra i migliori soldi spesi nella mia vita. Se il soldo possiede una funzione, è appunto quella di farci stare bene quando possiamo.
L’albergo è a La Salle (AO) e si sale subito dopo l’uscita di Morgex verso le montagne. Si sale qualche tornante che vi porta verso una sorta di altopiano da cui vedrete Monte Bianco e Valle distesa in basso. L’accoglienza è cruciale. Appena entrate in questo maxi chalet di grande lusso vi accoglie un sorriso. Da questo momento inizia il paradiso. L’auto ve la portano subito in garage e i bagagli – inaudito! – ve li portano loro in camera. La vostra camera. Silenziosa (soltanto qualche rumore al mattino proveniente dai piani superiori), con un balcone in verde pieno, interamente rivestita di legna a vista e pietra chiara, confortante per l’occhio e l’anima. Il bagno è diviso tra mille asciugamani di una morbidezza che ricorda il cotone egiziano. Gli accappatoi vengono cambiati una volta al giorno e le ciabatte per la Spa sono rigorosamente da piscina.
Non avete quindi da portarvi infradito. La Spa ed il centro benessere. Innovativo e sensuale. C’è una sorta di budello snodato sotto terra, riscaldato tanto da farti credere di essere tornato primigenio. La volontà è quella di girare tutto il giorno seminudi, con un telo legato in vita. È un percorso kneipp, dove si inizia con piccole vasche di acqua fredda e calda e un inseguirsi di postazioni nascoste in cui prendere la doccia ghiacciata, quella bollente, sdraiarsi su lettini di pietra riscaldati e su letti anatomici caldi come l’estate. Il percorso termina con una sauna in legno scuro ( completamente diversa da quella classica e tradizionale ) ed un bagno turco.
La sauna ha una vista ampia attraverso la vetrata per cui vi sentite in mezzo alla natura. Manca un cartello di dimensioni raccolte dove si raccomanda agli italiani di sostituire il costume con un panno attorno alla vita per godere appieno di questa pratica salutistica nel modo giusto.
Il ristorante. Si chiama La Cassolette. La sala è articolata in due spazi, uno più grande ed una stanza più appartata, più formale. Diciamo subito che si tratta di ambienti di una raffinatezza non offensiva. Il personale è il migliore che abbia trovato da anni in giro. Il maitre, sollecitato alla seconda sera per una precisa incertezza dello chef in fatto di tagliatelle troppo impersonali, elabora una reazione decisamente professionale. La terza sera ci viene allestito tavolo con davanti il Monte Bianco e la cena diviene una sorta di viaggio in carrozza. Spaghettoni (li fanno in casa e li notate subito perché sono seghettati come non si vedono da nessuna parte) con radicchio e ciccioli di Bosses, maialino al latte scottato ed un gelato di crema al torroncino produzione sempre interna grazie al latte valdostano. Da provare la birra belga (la Deus) che viene sottoposta alla stessa procedura dello champagne.
Una curiosità. Vi porteranno a fine cena una piccola mentina bianca, rigida al tatto, dentro una tazzina senza manici. Non mangiatela (ché a me il dubbio è venuto) e fatela diventare con l’acqua tiepida servita a parte una salvietta cilindrica carezzevole. Chiedete al maitre un passito tipico di Morgex (lo Chaudelune), che viene raccolto sui tralci ancora ghiacciati. Quando lo si beve e si guarda il Bianco si ringraziano De Saussure, la Valleè e si respira per una volta un’emozione che interrompe il quotidiano. Come la jacuzzi all’esterno, dove a 38° gradi anche una nevicata in costume vi sembrerà necessaria.
Questo albergo (ma possiamo chiamarlo soltanto così?) offre una delle prime colazioni migliori d’Italia e lo dico perché ne sono certo. Accanto ad ogni sorta di brioche, torte, marmellate di produzione interna (quella ai lamponi sembra finta tanto è deliziosa), gli yogurt dei Fratelli Panizzi di Courmayeur, c’è una parte dedicata al salato che vi permette di addentare subito la vita. Le omelette sono fatte sul momento e i camerieri vi circondano per farvi avere sempre una delizia in più. È una sensazione di perfetta completezza. I migliori voti vanno ai più giovani, Enrica della Reception ed Alessandro, Maitre. Giovani, l’una graziosa e velocissima nel decifrare l’identikit psicologico del cliente appena entra per poterlo accudire meglio. L’altro, notevole conoscitore dei vini (ha ventinove anni), ma soprattutto riservato accompagnatore di un cliente senza fargli sentire la pressione psicologica del posto di lusso. Anche questo, in un albergo a cinque stelle, è una dote che pesa. Merita andare in questo pezzo di lusso naturale, da vivere senza velocità.