«La mia è stata una vita felice, una lunga vita felice», racconta Rita Levi Montalcini agli amici convenuti giovedì 16 aprile 2009 presso l’Istituto Superiore di Sanità – ISS di Roma per celebrare i suoi prossimi cento anni. Poco prima del suo discorso, un attore ha letto brani dalle sue lettere alla famiglia, ha citato brani di riconoscenza e affetto dei suoi allievi, frasi e memorie del suo vissuto e Rita ha commentato: «Non mi aspettavo di essere così profondamente commossa».
Il suo breve intervento è stato lucido e semplice. «Non mi sono mai sentita una scienziata, il mio desiderio di ragazza era di seguire Albert Schweitzer e curare i lebbrosi in Africa. Solo nell’ultima parte della mia vita ho potuto dedicarmi a quel sogno, ad aiutare popoli che abbiamo terribilmente sfruttato». La scienziata si è molto impegnata nella causa dell’educazione delle giovani donne africane. Sullo schermo, alle spalle del palco, sono proiettate le sue foto da ragazza e da bambina, da sola e con la famiglia, in coppia con l’amatissima sorella gemella Paola, che aveva scelto la vita dell’artista; mancata qualche anno fa Rita le ha dedicato uno dei suoi numerosi libri: Un universo inquieto. Vita e opere di Paola Levi Montalcini.
Una delle mie preferite tra le opere letterarie di Rita è l’Elogio all'imperfezione (Ed. Garzanti - Gli Elefanti, 1987) dove spicca il lato umano che ne accompagna tutta la vita. Vi descive il momento in cui scopre l’esistenza del fattore che fa crescere le cellule nervose, in modo affascinante e coinvolgente.
Premio Nobel nel 1986 per la scoperta del fattore di crescita neurale, l’NGF, ha dichiarato di non sentire l’età nella mente, di avere l’impressione di ragionare addirittura meglio col passare degli anni, e ha commentato «Sono fortunata». Elegante come sempre, con il suo stile e la generosità dei sentimenti, Rita ha ispirato generazioni di ricercatori ed è un punto di riferimento, un modello per molti.
L’ISS per l’occasione le ha intitolato un'aula in cui sono custoditi i documenti di studio di altri premi Nobel che hanno lavorato all'ISS. Al suo rientro in Italia, Rita ha avuto ospitalità per i suoi studi proprio nei laboratori dell’ISS. Il Presidente Enrico Garaci ha letto un documento da lui ritrovato presso gli archivi: “mi servono dei vetrini e un nastro trasportatore” era una richiesta di attrezzature per studiare l’anatomia. «Tutti mi chiedono qual è il mio segreto – confessa Rita - non ho un segreto, forse è il totale disinteresse per la mia persona e l'interesse verso gli altri, che mi fa vivere guardando sempre al futuro».
Il padre del Sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, delegato per la salute, era un neuroscienziato come la Professoressa Levi Montalcini. Lo ricorda il medico e politico nel suo asciutto e partecipato intervento. La madre del ministro, amica del premio Nobel Montalcini, è rimasta seduta accanto alla festeggiata per tutta la durata della cerimonia. Il sottosegretario Fazio ha citato l’importanza di valori, principi e metodo e ha invitato a “pensare in modo non convenzionale”.
Dietro la scrivania della scienziata, nei suoi laboratori, era appeso un motto Immagination is better than knowledge, frase di Einstein. L’immaginazione è meglio della conoscenza.
È bello guardarsi in giro nella sala gremita, in cui torniamo di anno in anno per i Progress Report delle nostre ricerche. Ieri qui si era tenuto il convegno del progetto Italia-USA, presenti i partner americani e italiani. Qui sono passate tante delle persone che hanno costruito la ricerca in Italia, non si può non sentirsi parte di quel tutto.
«Non esiste il male: lo creiamo noi. L’unico male è non credere nei valori», conclude la festeggiata tra lo scroscio degli applausi e tutti noi in piedi per spontanea ammirazione e celebrazione.
In chiusura desidero ricordare la visita a Genova di Rita Levi Montalcini organizzata anni fa da Valeria Maione. Fu un momento molto bello per la nostra città.
Buon compleanno anche da noi, cara e grande Rita.