Pancake Valley, Wisconsin, USA, 1850 circa: Harvey Farrington coi suoi tre fratelli, cercando buona terra fertile e ricca, giunge un po' per caso nella regione.
La presenza di cervi, alci ed orsi, unita alla grande abbondanza di torrenti e alla bellezza del paesaggio, lo convince a richiamare degli amici e a insediarsi sul posto, facendo appello alla legge che consente, a chi per primo occupa una porzione di suolo disabitato, di aver priorità nell'acquistarlo al prezzo di 1,25 dollari all'acro.
L'abitato si allarga col tempo: a partire dal 1858 il primigenio villaggio si arricchisce di un mulino ad acqua per macinare il grano e si avvia anche la produzione di sciroppo di canna; sorgono il primo general store, la chiesa, un presidio medico e l'ufficio postale. La località esiste ancora: 2.634 abitanti, reddito pro capite di 26.190 dollari nel 2000.
E adesso vi lascio lì a meditare: sono veramente tutta suonata, o soltanto a metà, o invece esiste una spiegazione plausibile di quello che sembra un vano farneticare?
Beh, dal 1858 l'insediamento dei Farrington diventa noto a tutti col nome di Mondovi: ecco perché la cosa mi ha colpita. Pare che la denominazione sia stata scelta a ricordo della battaglia napoleonica combattuta appunto nel Monregalese il 21 aprile 1796.
In effetti la storia della nostra Mondovì è stata profondamente segnata da Napoleone, che fece di questo territorio il punto di partenza per dilagare nella pianura e conquistare in pochissimo tempo il Piemonte, dopo esservi penetrati attraverso Cadibona, con un percorso segnato da battaglie, tra cui Dego e Millesimo. Vi ricordate di averle studiate alle elementari?
Chissà cosa avevano quei paesi di così speciale da attirare il Bonaparte: ce lo siamo magari anche chiesti. Ebbene: erano una porta per entrare in Piemonte e conquistarlo.
La sottomissione del territorio fu condotta a suon di editti, di chiusura delle chiese e dei conventi e di cambiamento della loro destinazione d'uso: alcuni locali del Convento di Nostra Donna, sede attuale del Liceo Classico Beccaria, divennero una sala da ballo; la bella chiesa della Missione, in alto sul Monte di Vico, vedeva i soldati entrare e uscire addirittura a cavallo; le mura antiche della città vennero abbattute.
Taluni edifici religiosi in particolare non sono mai stati restituiti al culto, anche dopo la parentesi napoleonica: ad esempio nel quartiere di Mondovì Breo, lungo l'Ellero - fateci un giro, ci sono tanti negozi interessanti ed alcune pasticcerie decisamente slurp - c'è la bella Chiesa di Santo Stefano, che oggi è adibita a spazio espositivo.
All'interno fra l'altro troverete, fino al 26 aprile 2009, ambientata in una cornice di decorazione pittorica barocca sì, ma sobria ed elegante nel contempo, la mostra Tradurre con il colore - Cinzia Ghigliano dipinge l'Antologia di Spoon River nelle traduzioni di Fernanda Pivano, Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Fabrizio De Andrè.
Per tutti coloro che amano il grande Fabrizio e le arti figurative ci sono sedici grandi tele in acrilico e poi schizzi e disegni: è una bella opportunità di per veder tradotta in colori e immagini la musica che da sempre accompagna la nostra vita.