Oggi, appena arrivati ad Hamara School, distribuiamo ai bambini le settanta confezioni di matite colorate nei bellissimi sacchetti di colore arancione preparati da Loredana e dalla sua mamma.
Facile immaginare l'entusiasmo con cui vengono ricevute.
Abbiamo deciso infatti di dedicarci, nella prima fase, al progetto Coloriamo il Mondo che, a seguito della richiesta di Sangeeta Sriram si è ampliato e comprende, ora, una parte dedicata alla verifica della comprensione della lingua inglese da parte dei bambini.
Distribuiamo le fotocopie degli esercizi che abbiamo preparato in Italia e che, secondo Sangeeta, sono proprio quello che occorre perché i bambini apprendano anche divertendosi.
Ci rendiamo subito conto di quanto sia improbo e meritorio il lavoro delle maestre volontarie.
Già è un'impresa tenere 'sotto controllo' decine di bambini dai quattro ai dieci-undici anni. Se poi si considera che il livello di apprendimento non è uguale per tutti, che ci sono alcuni bimbi davvero piccoli ed altri arrivati ad Hamara School solo da qualche giorno e, addirittura, due timidissime sorelline provenienti dal Nepal che non parlano la lingua locale (e tantomeno l'hindi), è possibile farsi un'idea delle enormi difficoltà da superare.
Tuttavia non ci scoraggiamo e, seguendo l'esempio delle volontarie di qui, ci lanciamo anche noi nell'avventura.
Seduti per terra diamo fondo alle nostre conoscenze di inglese e ce la mettiamo tutta per aiutare un po' l'una, un po' l'altro a fare gli esercizi.
Nella stanza dove si svolgono le attività, i bambini sono divisi in due gruppi: a sinistra i più piccoli, meno numerosi; a destra stanno i più grandi.
Ciò che colpisce è come, nonostante la presenza di due classi e due diverse insegnanti nella stessa stanza, le maestre riescano a tenere viva l'attenzione dei bambini, con un atteggiamento autorevole ma che non smette mai di essere gentile e accogliente.
Alle 12.30 l'attività didattica si interrompe: dopo aver consegnato gli esercizi i bambini riordinano la stanza e si mettono in coda per lavarsi le mani nel piccolo bagno.
Poi, tutti seduti in circolo per terra: è arrivato il momento di consumare il pasto che altre volontarie hanno nel frattempo preparato. Era un po' di tempo, infatti, che dalla cucina arrivava il buon profumo delle spezie tipico della cucina indiana.
Nella pausa chiacchieriamo con una maestra delle cose fatte e da fare, dei bambini che gravitano attorno ad Hamara School e di quelli che, invece, abbiamo visto anche quest'anno lavorare nei mercati o lungo le strade di questo immenso Paese che incanta per le sue straordinarie bellezze, dove è possibile incontrare persone sconosciute che non esitano a regalare un sorriso, ma che al tempo stesso offre immagini di una crudezza sconvolgente.
Pensiamo ai tanti bambini che abbiamo visto lavorare duramente nei negozi, fare i lavori domestici, i portatori, i manovali, lavorare nelle concerie, nelle fornaci o, semplicemente, spazzare e raccogliere l'immondizia di porta in porta, sempre pregando che un angelo mandi qualcuno a comprare qualche misera cosa, tanto da avere la possibilità di un pasto più che frugale.
La nostra interlocutrice ci spiega, e le sue parole sono di una sincerità sconvolgente: «Tutti noi vediamo questi bambini, molti sentono compassione per loro e vorrebbero che le cose cambiassero, ma pochissimi, troppo pochi, traducono il proprio pensiero in azioni e fanno qualcosa di concreto. The Oxford Dictionary definisce un 'bambino' come un giovane essere umano e il 'lavoro' come un'attività fisica o mentale che comporta molte difficoltà, grandi sforzi e che a volte fa soffrire. Oggi, però, il lavoro minorile va diffondendosi come una epidemia e colpisce in tutto il mondo moltissimi innocenti, privandoli della loro infanzia. I bambini lavorano tantissime ore, in condizioni terribili, vengono pagati miseramente e in misura assolutamente non proporzionata al lavoro che svolgono. Il lavoro minorile rappresenta uno degli aspetti più diabolici della società umana. Esso indurisce i bambini, cancella l'innocenza e la gioia di vivere e li rende precocemente vecchi. Crescono senza i ricordi felici della scuola, del tempo dei giochi e degli scherzi con gli amici. L'espressione felice dei loro volti, i sorrisi e le voci allegre... tutto perduto».
Continua poi: «Ogni essere umano dovrebbe sentire profondamente la responsabilità di fare il proprio dovere per dare ai bambini una vita migliore, un'alimentazione adeguata e un'educazione che consenta di riconoscere e sviluppare i loro talenti. Occorre lavorare duro per riportare il sorriso sui loro volti.
Ma dobbiamo anche avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e considerare quali sono le ragioni che costringono i bambini a lavorare.
Perciò dobbiamo cercare di fare tutto il possibile per istruire ed educare questi bambini, per assicurare loro un futuro migliore; ma dobbiamo anche e purtroppo riconoscere che, attualmente, il lavoro minorile, sfruttato, sottopagato, rappresenta l'unico modo, per questi bambini, di procurarsi il cibo necessario a sopravvivere. Dirlo fa male, ma fino a quando gli uomini (gli adulti) non riusciranno a pensare e realizzare un mondo diverso e un diverso modello di sviluppo, i bambini che hanno la sfortuna di nascere nella parte povera del nostro pianeta saranno condannati a restare vittime innocenti di questo stesso mondo e delle sue leggi, a volte davvero disumane».
Con questi pensieri su cui riflettere si conclude anche questa giornata con Hamara School.