Se è vero che la guerra, le sue logiche, gli atteggiamenti che la determinano e alimentano non sono razionali, sono stupidi, allora le azioni volte a educare alla ragione, costruire un atteggiamento scientifico, stimolare l'interesse alla comprensione, sviluppare l'attitudine alla ricerca (oltre la superficie) possono costituire un argine, una potente difesa contro la stoltezza della violenza.
La scuola, invero, persevera nella tendenza a distillare la realtà, tutta la realtà, ricostruendo nella classe il modellino della vita (senza far sperimentare dal vivo, dal vero un problema), attraverso semplificazioni didattiche astratte e artificiali, sideralmente lontane dalle realtà alle quali vorrebbero, in ultima istanza, riferirsi.
Lo spiega bene Giancarlo Cavinato: «Il quadro di informazioni, che vengono via via filtrate, delinea in conseguenza una realtà senza contraddizioni, consequenziale e razionale, accettabile e serena. Il modello di conoscenza è quello della geometria, reso il più possibile privo di agganci con situazioni concrete di 'disturbo', non perturbato da accidenti che invalidino le condizioni di dimostrabilità di un assioma relativo agli elementi (semplici) presi in esame. (…) Alla conoscenza individuale e contraddittoria della realtà si sostituisce la funzione rassicurante dello schema, la risposta immediata alle domande infantili, vissute con ansia come inquietanti rispetto alle nostre certezze».
Imprescindibile il riferimento alla complessità, per acquisire il gusto dell'avventura intellettuale e morale. Si può educare alla violenza anche istillando atteggiamenti semplificatori e schematizzanti, che denotano mancanza di serietà e rigore. «Se ci avessero detto meno bugie - ha scritto don Milani nella Lettera ai giudici - avremmo intravisto com'è complessa la verità».
Il razzismo e la violenza affondano le radici più salde nel pregiudizio, nell'adesione acritica a stereotipi pseudoculturali, nella disinformazione su eventi e processi, vicini e remoti, che hanno concorso a provocare reciproca incomprensione e intolleranza, perciò anche la conoscenza, intesa come più matura e argomentata consapevolezza della complessità e dello spessore storico, etico e culturale di fatti, idee, comportamenti e giudizi, può rappresentare un antidoto efficace.
Il cervello è come il paracadute: per funzionare bisogna che sia aperto.
Pierre Daninos