L'educazione alla pace non ha nulla a che vedere con la rituale perorazione della giusta causa, con l’estetica dei buoni sentimenti, con l’ennesima noiosa lezione (predica) sui doveri morali, con la declamazione di nobili principi sui quali siamo già tutti d’accordo (e purtroppo, sottolinea Daniele Novara, anche i fabbricanti di cannoni).
L’educazione alla pace è l’opposto della retorica e dell’ipocrisia; sì, proprio quelle cose che normalmente impregnano gli appelli alla bontà di circostanza, alla fratellanza generica e contingente, alla carità lenitiva (di una coscienza molto falsa), principi molto proclamati e puntualmente contraddetti dalle tante azioni educative, e anche didattiche, che presumono e pretendono l’adeguamento passivo di bambini e ragazzi alle richieste dell’adulto, premiando la pigrizia, l’acquiescenza opportunistica, la fatalistica rassegnazione.
Allora si asseconda l’adulto, e più sistematicamente l’insegnante, comportandosi come egli si aspetta, simulando gli atteggiamenti corretti, contraffacendo le proprie convinzioni, allineandosi, ma ben sapendo che si tratta di una finzione, di una rappresentazione inscenata per (com)piacere o per dovere, e con ciò approfondendo la distanza o la contraddizione tra ciò che si deve dimostrare e ciò che realmente si è. Meglio professare i valori legittimanti, addestrandosi alla doppiezza, al conformismo finché il suono della campanella non restituisce all’autenticità (spesso non meno fasulla) del vivere quotidiano.
Non è solo questione di contenuti. L'educazione alla pace attraversa le discipline in quanto educazione ai rapporti, nella quotidiana pratica della scuola, nell’esercizio da parte dei docenti del dovere di insegnare e da parte degli studenti del diritto ad apprendere.
Deve esistere una stretta relazione tra fini, contenuti e mezzi: se vogliamo educare al rispetto, all’empatia, alla nonviolenza è necessario che il processo educativo ne sia esso stesso informato. Allora l'educazione alla pace diviene luogo di trasformazione interpersonale, di intervento attivo, di sommovimento dei rapporti (gerarchici) costituiti.
Non scholae, sed vitae discimus.
Seneca