Dopo Abla, Fathollah e Clara, ecco una nuova intervista a uno studente straniero residente a Genova.
Ismail Idriss è nato a Tunisi venticinque anni fa e nel 2003, subito dopo il diploma, invogliato da alcuni amici che già si erano trasferiti in Italia per studiare, ha tentato l'esame di ammissione alla Facoltà di Medicina: «nel mio Paese le opportunità sono scarse, in quanto le sedi universitarie sono numericamente poche, e dunque molto più selettive. Perciò mi sono rivolto al Centro Culturale Italiano, presso l'ambasciata a Tunisi. Per prima cosa ho seguito un corso gratuito di italiano, quattro ore la settimana per due mesi: ho superato i primi due livelli, ma di fatto sapevo appena formulare una frase. Il grosso l'ho imparato una volta arrivato qui».
Ma com'è ambientarsi in un Paese straniero, conoscendone a malapena la lingua e le abitudini? «Uno studente deve convivere con gli altri in un contesto ristretto, che oscilla solo fra Università e casa dello studente. Relazionarsi con gli altri ragazzi è facile, mentre lo è meno in generale, perché il primo scoglio, quello della lingua, è arduo da superare. E subito dopo vengono i diversi stili di vita, le differenze di mentalità e di abitudini».
Ismail vive con altri ragazzi negli alloggi messi a disposizione dall'Arssu (Agenzia regionale per i servizi scolastici e universitari): «siamo quasi tutti stranieri, e i pochi italiani provengono per lo più dalle regioni del Sud». Ma il tempo libero, fra lezioni ed esami, è veramente poco, e avere pochi soldi in tasca non aiuta: «per chi, come me, non ha il supporto economico della famiglia, diventa necessario trovare un lavoro. Ho fatto molte cose, soprattutto il cameriere nei fine settimana, ma solo nei periodi in cui non ci sono gli esami e ho più tempo libero. Per esempio adesso non sto lavorando, perché lo studio mi impegna moltissimo».
E il poco tempo che resta lo passa con i compagni di corso girando per il centro storico o al Porto Antico, che sono le zone che ama di più: «dal punto di vista estetico Genova è molto bella, e la trovo molto più vivace rispetto ad altre città del Nord Italia che ho visitato, anche se le difficoltà che si incontrano nell'integrarsi sono molte».
Ma non c'è proprio niente che non ti piace della vita in Italia? E qui Ismail tocca un tasto che spesso ha fatto rizzare i capelli anche a molti italiani: la burocrazia. «Ho notato una mancanza di organizzazione, sono stato praticamente costretto a scoprire da solo quali moduli dovevo portare, la procedura che dovevo seguire per l’iscrizione e per ottenere i benefici dell'Ersu (borsa di studio e alloggio, n.d.r.). E lo stesso vale per il Centro Culturale Italiano in Tunisia, che fornisce solo informazioni sull'offerta formativa e sul numero di posti disponibili, senza troppi chiarimenti di carattere burocratico».
Ma non senti la mancanza della famiglia, del tuo Paese? «Ormai non torno in Tunisia dalla scorsa estate. La nostalgia è stata molto forte nei primi due anni, poi con il tempo è diminuita. Purtroppo lo studio mi impegna molto, ed è complicato per me trovare il tempo di raggiungere la famiglia: anche perché i periodi in cui normalmente si va in vacanza - le feste di Natale o il mese di agosto - sono subito prima delle sessioni di esame». E non è certo che tornerà a casa neppure dopo la laurea: «sarebbe difficile per me, ora che sono abituato al sistema universitario italiano e a sentire le lezioni nella vostra lingua, ripartire da zero e adattarmi alle regole del mio Paese. Dopo la laurea vorrei specializzarmi in una disciplina clinica, come nefrologia o cardiologia, ma proprio perché sono le più richieste dagli studenti è molto difficile accedervi».