Iago
Dopo i tentativi di riscrivere la Costituzione e la rilettura favolistica dell'Olocausto, ci mancava solo di mettere mano a Shakespeare. Farlo con la Chiatti e Vaporidis è criminale. Farlo con un testo che mischia stralci poetici a spot che ammiccano alla peggio gioventù - «la chiavata è sacra» - è oltraggioso. Farlo in ambientazione veneziana riuscendo a smontarne la magia, è quasi inarrivabile. Ma a qualcuno è venuto in mente di farlo. A qualcuno è piaciuto prendere un testo intoccabile e massacrarne la trama, la poesia, il senso. Vuoto, volgare, vergognoso.
Speriamo che da lassù, William, abbia scelto un'altra pellicola per trascorrere la serata.
Milk
Uscire allo scoperto. Difficile oggi come 30 anni fa. Non la manifestazione, l'esibizione, l'ostentazione dell'omosessualità. Quello per cui Harvey Milk "recluta" le folle è l'accettazione e il rispetto della diversità, prima di tutto in famiglia, poi per strada, al lavoro, nella contea e nel mondo. Negare i basilari diritti civili agli omosessuali: di questo si parlava in America all'epoca e contro questo Milk ha combattuto. Mette i brividi pensare che qualcuno, dopo Hitler, abbia ancora avuto voglia di identificare delle minoranze e di decidere per loro. Come se oggi ci mettessimo a negare il diritto alla salute di un uomo, per esempio di un clandestino... pazzesco, no?
Frost/Nixon
Basta chiedere scusa. Come all'asilo. Poi ci si dà la mano e si canta "pace carote e patate". Non so perchè, ma per gli americani funziona così. Beninteso, non è che qui da noi i revisionismi siano operazioni più lodevoli, tutt'altro. Però bisogna ammettere che è un po' sconcertante vedere come si possa passare dall'implacabile condanna per crimini atroci, alla riabilitazione pubblica, semplicemente per via di un'apologia televisiva. The show must go on: il popolo americano vuole la sua soddisfazione e deve averla attraverso un'operazione mediatica senza precedenti: perfetti allo scopo tanto il presentatore piacione Frost quanto il subdolo presidente Nixon, vivissimi sul set, ma umani solo a riflettori spenti.
Tony Manero
L'autorevolezza è una virtù, l'autoritarismo la sua degenerazione. L'amore un sentimento eccelso, la dipendenza una schiavitù da bestie. Neanche il sogno è immune dal suo parossismo - l'ossessione - filo conduttore del festival di miserie umane in scena sulla pellicola. Così, nella Santiago del regime di Pinochet, case, persone e sentimenti sono soffocati dalla stessa cappa di squallore e miseria: si tradisce per poco, si uccide per poco, si sogna per poco. Cos'è "poco"? Mah, difficile dirlo! Però quando esci senti con certezza di avere "tanto", dentro e fuori.