Bisognerebbe ricordare che la Giornata Internazionale della Donna fu celebrata la prima volta il 28 febbraio 1909, e quindi quest'anno si celebra il centenario della manifestazione.
Purtroppo, nel tempo, quel giorno dedicato alle donne è diventato un momento per distribuire mimosa e fare cene con le amiche, senza mariti, magari per emulare uomini soli, guardando in questo caso spettacoli dove sono gli uomini che si spogliano.
Quella che chiamiamo Festa della Donna viene ufficialmente riconosciuta nel 1977 dalle Nazioni Unite. L'8 marzo 1857 fu il giorno che per la prima volta alcune operaie di New York protestarono per le loro condizioni di lavoro; da quella data nacque una lunga battaglia per ottenere i diritti alle donne di cittadine e lavoratrici uguali all'uomo. Negli USA solamente un mese fa è stata raggiunta la parità salariale tra i sessi: è stata la prima legge della presidenza di Barack Obama.
Il cammino da compiere, per una effettiva uguaglianza, è ancora lungo e passa attraverso la rottura di un circolo vizioso che trasformi il modo per gli uomini di essere padri, mariti e fratelli. Per le donne insieme bisognerebbe che cambiasse il loro modo di essere madri con i maschi. È il rovesciamento di una cultura.
La povertà è femmina poiché, laddove c'è povertà, esiste il problema della discriminazione di genere e l'esclusione delle donne dai settori produttivi. In termini di principio l'uguaglianza di uomini e donne è garantita dalle Convenzioni Internazionali, il principio di non discriminazione in base al sesso è scritto nelle Carte costituzionali degli Stati, ma l'assunto non offre di per sé molte garanzie: qualunque violazione dei diritti delle donne viene vista in realtà come una faccenda privata e questo crea una cultura e un costume assai sfavorevole alle donne. Così, nonostante le dichiarazioni di principio, la violazione dei diritti delle donne è all'ordine del giorno in molte società, assumendo in molte realtà proporzioni inimmaginabili per chi, come noi, vive in contesti in cui la parità tra i sessi è grosso modo garantita. L'8 marzo diventi un'occasione per rivolgerci ai paesi africani ed asiatici dove la discriminazione è più marcata; paesi dove questa data non viene festeggiata.
Ricordiamo sempre che la libertà è per tutti e tutte o per nessuno, ugualmente vale per i diritti.