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«Voglio salvarla dal marito violento. Ma come?»

 
La posta del cuore. «Sono innamorato di lei ma ha sposato un mostro. Come posso fare per aiutarla?». Antonella risponde
 
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24 febbraio 2009
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di
Antonella
Viale
   
violenza

Ciao Antonella,
scrivo questo messaggio perché ho bisogno di aiuto o almeno di un consiglio. La mia è una vicenda complicata, ma cercherò di spiegarla nel modo più chiaro e breve possibile. Da circa un anno ho una relazione con una collega. Lei è una persona meravigliosa ed io ne sono molto innamorato. Con lei ho riscoperto emozioni che credevo dimenticate; c'è grande affinità, ricambiata, e davvero desidero dividere con lei la mia vita.
Purtroppo però i problemi non sono pochi. A causa di un mio trasferimento non possiamo più vederci sul luogo di lavoro, e questo ha di fatto reso molto difficile potersi incontrare: siamo infatti entrambi sposati e con figli e quindi il tempo libero non è molto. I rispettivi coniugi poi sono molto possessivi per non dire ossessivi e ci tengono sotto strettissimo controllo (anche perché mia moglie ha scoperto quasi subito la relazione, e pure suo marito si è ben presto accorto di qualcosa). Malgrado tutto, il legame è continuato e si è perfino rafforzato, anche se è fatto più che altro di mail e telefonate.

Il vero problema è l'uomo con cui è sposata. Suo marito è infatti un violento, l'ha sempre maltrattata e sottoposta a ogni tipo di violenza morale e fisica durante il matrimonio e di quest'uomo lei è totalmente succube. Mi ha raccontato cose da far accapponare la pelle e già in passato, in varie occasioni, si è dovuta rivolgere al pronto soccorso ed anche ai carabinieri, senza però aver mai la forza di andare fino in fondo, un po' per paura delle sue minacce e un po' perché, purtroppo, non ha mai avuto nessuno che le stesse vicino e la proteggesse, nemmeno nella sua famiglia, che ha sempre preso le parti di questo individuo (so che sembra difficile da credere, ma è così).
Recentemente, dopo un nostro breve incontro, è successo il disastro: suo marito (pur non avendoci sorpreso assieme) ha prima seguito me con la macchina, aggredendomi ed arrivando a mettermi le mani addosso, poi è tornato a casa e l'ha praticamente massacrata di botte. E ha continuato, per diversi giorni, picchiandola selvaggiamente e umiliandola in tutte le maniere. So che sembra incredibile, ma tutto questo è avvenuto senza che praticamente nessuno se ne accorgesse, a parte i figli, ovviamente, che hanno assistito impotenti, e me, che l'ho saputo da lei per telefono: ha continuato ad andare al lavoro come niente fosse, anche perché almeno lì è al sicuro e può conservare un suo spazio vitale, può mantenere un minimo di libertà. Lei è riuscita ad andare al pronto soccorso e si è fatta visitare, ma poi non ha trovato la forza neanche questa volta di denunciarlo. Ha contattato un avvocato per avere consigli su cosa fare per separarsi, ma il problema è che è completamente succube di quest'uomo e delle sue minacce, così che spera e si illude di poter trovare un accordo per la separazione consensuale con lui senza denunciarlo perché, dice, «non voglio esasperare la situazione».

Ovviamente lui di separazione non vuole nemmeno sentir parlare, perché l'unica cosa che gli interessa è mantenere il totale controllo che ha su di lei. In tutta questa situazione io non so cosa fare per aiutarla. Purtroppo da quel giorno non siamo quasi più riusciti a vederci; ci sentiamo per telefono, mail o sms. Lei è sì convinta di volerlo lasciare definitivamente ma, allo stesso tempo, continua a subirlo e a temerne le reazioni, quindi al dunque non riesce a compiere alcun passo concreto, anche se qualche progresso c'è stato (ora reagisce e non subisce passivamente i suoi insulti e le sue percosse) tuttavia non riesce ad andare fino in fondo e questa sua incapacità la rende sempre più nervosa e irritabile, portandola a sfogare la sua rabbia sia verso se stessa che verso di me (accusandomi di non fare niente per aiutarla).
Io so che mi ama molto e voglio aiutarla in tutti i modi ad uscire da questa situazione, ma sinceramente non so come. Che cosa posso fare per far uscire lei e me da questo incubo?



Caro anonimo,
purtroppo nulla di ciò che scrivi mi sorprende e, per dirtela tutta subito, ho paura che il tuo aiuto esterno non sia sufficiente. Le donne che si trovano in situazioni come questa possono uscirne soltanto con un supporto psicologico robusto e con un'assistenza costante almeno all'inizio. Quando un rapporto come quello dura da tanto si instaura una sorta di complicità perversa che, immagino, è l'unico modo per sopportare, visto che è troppo tardi per scappare. Lei non è riuscita a scappare e ora è talmente immersa nell'orrore da trovare probabilmente quasi normali le azioni ignobili del marito. Infatti permette che i figli siano al corrente o -immagino- assistano alle scene di violenza. Ti sembra normale? E, in un'altra situazione, a lei sembrebbe normale? Far crescere dei bambini/ragazzi in un ambiente in cui la violenza è quotidianità?
Leggi con attenzione quello che sto scrivendo per piacere, non sto cercando di allontanarvi, ti metto semplicemente di fronte alla fatica e alle responsabilità che dovrai assumerti se vorrai salvare la donna che ami. Tenendo sempre conto, come dice don Gallo, che nessuno di noi può salvare nessun altro. A meno che questi non lo voglia... Ti consiglio di cominciare dal supporto psicologico, è bene che tu conosca meglio queste situazioni patologiche prima di avventurarti in un salvataggio che potrebbe rivelarsi un disastro. Poi buttati, l'amore da solo non basta, ma fa veramente tanto.
Auguri di cuore,
Antonella

 
 
 
 
 
 
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