C'è una vallata a sud della Valle d'Aosta, compresa fra il massiccio delle Levanne a Sud ed il Parco del Gran Paradiso a Nord, chiamata Valle dell'Orco e nota anche come Valle di Locana o Valle di Ceresole, che ha un museo dedicato allo spazzacamino: a Locano, in provincia di Torino.
La Valle dell'Orco, la Valle di Vigezzo, la Val di Rhemes, la Val di Non, la Centovalli, la Valle Maggia e la Val Verzasca sono conosciute come le principali valli di origine degli spazzacamini. Erano tutte valli povere (forse lo sono ancora) i cui abitanti, per integrare il magro reddito agricolo, facevano altri mestieri per sopravvivere. Tra i mestieri antichi vanno ricordati: gli stagnini di Valprato e Vallone del Piantonetto; i vetrai di Ronco; gli arrotini e merciai di Frassinetto; gli scalpellini di Sparone; i calderai di Ceresole, Noasca, Ribordone, Alpette...e tra questi anche gli spazzacamini. Di questi ultimi i più famosi erano quelli della Valle dell'Orco e della Valle di Vigezzo.
Gli spazzacamini di queste valli scendevano verso le cittadine della pianura a piccoli gruppi, composti da un capo e da uno o più ragazzi, a cui toccava la parte più ingrata e faticosa del lavoro: pulire le canne fumarie dei camini.
Gli Spaciafurnel della Valle dell'Orco, occupavano gran parte del Piemonte, della Lombardia, della Liguria e arrivavano fino alla Toscana. A questo mestiere è stato dedicato un museo anche a Santa Maria Maggiore, nella Valle di Vigezzo, in provincia di Verbania.
La massima espansione degli spazzacamini si ebbe a partire dalla seconda metà del 1800 sino agli anni intorno al 1930. La paga della famiglia era molto bassa per l'affitto stagionale di un bambino, ma il fatto di non averlo in casa durante l'inverno significava una bocca in meno da sfamare e quindi un qualcosa in più per quelli che rimanevano data la grande povertà. A volte era il padre che si portava appresso i figli nell'impresa di spazzacamino, ma nella maggior parte dei casi erano degli estranei che affittavano i piccoli per la stagione. Infatti erano molti valdostani, austriaci e svizzeri che venivano a reclutare i bambini a Locana e a Noasca.
Questo mestiere rappresenta una pagina crudele dello sfruttamento minorile in Italia. A raccontarlo c'è anche un libro: Fam, Füm, Frecc -Il grande romanzo degli spazzacamini. Fame, fumo e freddo sintetizzano un mestiere davvero duro: tubercolosi delle vertebre lombari, asma e bronchiti croniche, polmoniti causata dalla fuliggine respirata erano le malattie frequenti tra gli spazzacamini. La crisi definitiva degli spazzacamini arrivò nel secondo dopoguerra (1950) perché le stufe andavano a sostituirsi ai camini.
Oggi il mestiere di spazzacamino è totalmente cambiato e si avvale di tecnologie quali le videoispezioni delle canne fumarie, come di macchinari speciali per pulizia, sabbiature e vetrificazioni. È nata anche un'associazione, Anfus (Associazione Nazionale Fumisti Spazzacamini). In tempo di crisi lo spazzacamino ritorna ad essere uno sbocco lavorativo ben accettato.