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'Guardami'
 

Moana Pozzi, professione pornostar

 
La vita dell'attrice, scomparsa 15 anni fa, in un film senza moralismi o beatificazioni. Pił che una pellicola hard, una pellicola "sull'hard". Priva di censure
 
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20 febbraio 2009
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di Elena Araldi
   
 
Elena Araldi è laureata in Linguaggio dei media. Collabora da alcuni anni alla rivista di cinema Nocturno.

Presentato alla 56esima Mostra del Cinema di Venezia, accolto freddamente da pubblico e critica e ispirato alla vita di Moana Pozzi, Guardami non è un film porno, ma un film sul porno.
«Tutto è vietato, ma in realtà tutto è possibile». Così, in una delle sue tante frasi celebri, la pornodiva italiana più famosa riassumeva il suo spirito vitale e trasgressivo.
Su questa poetica si basa la vicenda di Nina (Elisabetta Cavallotti), una pornoattrice all’apice della carriera che scopre di avere il cancro. Contrariamente a ciò che si potrebbe dedurre però, la scoperta della malattia non è “sfruttata” per suscitare facili sentimentalismi, ma al contrario, fa emergere la forza della protagonista attraverso il suo lavoro.

Nina è una donna sicura di sé, in grado di intimidire gli uomini con il proprio potenziale erotico, perché ha capito che il segreto dell’eros sta nel farsi guardare, nel farsi ammirare, nell'eccitare con lo sguardo prima che col corpo. Nina non nasconde il proprio esibizionismo, gode nell’esporsi all’occhio della macchina da presa, si esalta al pensiero che grazie a lei tante persone provano piacere, come un’attrice teatrale che si immedesima nel personaggio sul palco e prova appagamento nell’allietare il pubblico attraverso la propria arte. A chiunque glielo chieda Nina non fa mistero del proprio lavoro perché, come ogni altra professione, questo si basa sul denaro e sulla ricerca del successo ed è un ambiente che può essere corrotto tanto quanto gli altri. Presentato in questo modo, lavorare nel porno non sembra poi tanto diverso da lavorare in fabbrica o in ufficio.

Per questo, senza pudore, senza vergogna e soprattutto senza peccato, ogni atto sessuale, ogni particolare anatomico è reso esplicito, mostrato per quello che è, senza censure: un viaggio nel mondo dei set a luci rosse visto da dentro, attraverso scene lesbo, sadomaso e orge, costruite anche con un sapiente uso dei mezzi cinematografici, che se i veri film porno si avvicinassero almeno in parte a questo fac-simile, si potrebbe parlare addirittura di pornoarte.

Il periodo della malattia, vissuto attraverso il distacco dall’amante, la chemioterapia e il sentimento d’amore nato con un professore conosciuto in ospedale (Flavio Insinna), porta Nina a compiere un percorso di maturazione che la conduce da uno stile di vita totalmente edonista ad uno più profondo e sentimentale. Giunti a questo punto, all’occhio si presenta infine la vera intimità del personaggio, l’amore istintivo fatto sul letto di una stanza ospedaliera, e il vouyerismo dello spettatore ne risulta paradossalmente (ma nemmeno tanto) decuplicato.

A quindici anni dalla morte di Moana Pozzi, l’eccentrica vita della pornostar tornerà ora sul piccolo schermo in una miniserie tv prodotta da Sky Cinema e Polivideo e diretta da Cristiano Bortone. Le riprese inizieranno ad Aprile e la protagonista sarà Violante Placido.

 
 
 
 
 
 
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