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«Rifarsi una vita è possibile?»

 
La posta del cuore. Una donna che lascia il marito per un nuovo amore. Poi la delusione e la voglia di farla finita. Ma si può ricominciare
 
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27 gennaio 2009
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di
Antonella
Viale
   
 
Care e cari,
mi auguro che abbiate trascorso delle buone feste. Io le ho prolungate un tantino... spero che abbiate avuto pazienza. Tanto vale andare al sodo, chi se le ricorda più le feste? Siamo tutti nel pieno del lavoro e inevitabilmente ciò che credevamo di avere lasciato alle spalle o avevamo anche solo accantonato, riemerge e ricomincia a mordere.
Proverò a aiutarvi e spero di riuscire a essere utile. Ciao a tutte e tutti,
Antonella

Buongiorno,
io non ho problemi ad urlare al mondo il mio dolore. Sono una mamma, una moglie. Ho 36 anni, da due sono in crisi conclamata con mio marito (affettivamente più da parte mia), ma ancora mille tentativi di stare assieme per il nostro bimbo.
Un anno e qualche mese fa ho conosciuto un uomo, anche lui sposato, con un bimbo in arrivo e una situazione non critica come la mia, ma che pian piano lui mi ha raccontato non essere così felice... Inizia un'amicizia che si trasforma in sentimento, una relazione combattuta da entrambi per non far sì che il tutto degeneri ma... dopo pochi mesi il tutto si è davvero trasformato in un amore reciproco grandissimo... un amore che entrambi ai tempi ci spiegavamo con un: "il destino ci ha fatti incontrare, siamo fatti l'uno per l'altra, dobbiamo avere il coraggio di non fare cose alle spalle di nessuno, non mentire e iniziare un cammino assieme con i tempi debiti e nel rispetto di tutti soprattutto i bimbi", consapevoli (credevo) di tutti i problemi e le conseguenze...

Era più lui che insisteva, mi circondava di emozioni, mi dava tutto, ogni giorno, ogni minuto entrando in mille modi e più che poteva nella mia vita, dicendo che voleva farne parte, che con mio figlio avrebbe voluto nel tempo instaurare un bel rapporto, un giorno ed una volta assieme alla luce del sole... progetti progetti... Tanti i suoi progetti, tante le sue richieste di risposte certe da parte mia, per iniziare a fare quanto voleva e sembrava volerlo più di me. Io invece stavo sempre più con i piedi per terra... Fino a che mi sono resa conto che, se era così grande e così vero (sembrava...!), un perché proprio ci doveva essere, non potevamo più mentire. Quel giorno allora comunico a questo mio fantastico uomo che ho effettivamente preso la decisione che si aspettava: avrei lasciato mio marito e mi sarei ricostruita una vita, per poi cominciarne una più avanti con lui, convinta che, A QUEL PUNTO, sarebbe stato pronto a fare la stessa cosa. Da quel giorno tutto è cambiato... tutto.

Pian piano in lui sono iniziati i dubbi, dice di essersi scoperto improvvisamente padre in quel periodo e che ogni volta che guarda suo figlio si sente male al pensiero di lasciarlo... Sono passati cinque mesi, vivo una via crucis fatta da un rapporto ormai ribaltato... di attese da parte mia .. dal più banale sms che non arriva più come prima a tutto... io sono a pezzi e non ho più la forze di affrontare nulla, non vivo più la mia famiglia, sono un vegetale... Lui dice di amarmi ma è confuso, non sa che fare e che se gli faccio pressione lui si sente oppresso e si chiude e quindi non si sente a suo agio si tira indietro. Ci siamo fermati, non sentiti per un po', per poi tornare a pezzi, devastati, assieme. Perché lui dice che mi ama, non vive senza me e ogni volta che ci lasciamo sta malissimo. Io ci ricasco, ma proprio non riesce a lasciare la sua realtà... e va in tilt con tutto me compresa...

Così io ora sono qui, a pezzi, né risolvo questa situazione con lui perché non riesco a chiudere, né quella con mio marito perché sto talmente male che non ho forze per nulla... solo per lui quando c'è quando posso viverlo..... Al lavoro sono assente, con mio figlio non sono come prima, in famiglia nessuno mi riconosce e comunque il rapporto con lui, il fidanzato come si definiva lui, nemmeno riesco a viverlo come prima perché in quel suo "stop" la fiducia che c'era l'ho sentita tradita, non so più cosa credere e l'unica cosa che so è che non riesco a stare senza di lui ma nemmeno con lui come prima se qualcosa davvero non cambia... è una via crucis, in certi momenti preferirei farla finita perché mi sento fallita come donna, come mamma, come tutto. Non vedo vie d'uscita se non le peggiori... perché non credo di riuscire nemmeno più a distinguere la realtà dall'illusione.
Aiutatemi...


Cara disperata,
male che vada faccia quello che fanno tutte nella sua situazione, pensi al figlio e tiri avanti come può. Non è certo una soluzione. E siccome ci sono anche dei figli che mi leggono o scrivono, si sorprenderanno di leggere questa grande verità: i figli non sono tutto. Certo hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita, certo li amiamo, certo siamo pronti a ogni sacrificio per loro, ma non possono sostituire l'amore e non devono essere tutta la nostra vita.
Ecco perché capita che le madri di famiglia si innamorino lo stesso, perché il tipo d'amore è diverso e per fortuna. Solo nei paesi mediterranei, fortemente condizionati da diverse religioni, le madri sono così oppressive e i figli così dipendenti. Così il suo bisogno d'amore al di fuori della famiglia era più che normale -e lecito, dal mio punto di vista- ma ha avuto un epilogo triste. Perché sfortunatamente il signore non lascerà mai la famiglia.

Una delle mie cugine preferite diceva sempre -scherzando ma non troppo- che la viltà è strutturale al maschio. Nel caso di quel tipo di maschio mediterraneo educato dalle madri mediterranee è proprio così. Ha avuto l'erede, poverino, maschio per di più, e non riesce a immaginare: come farà con la moglie, come farà a badare al bambino per il periodo che gli spetta, come farà a spiegare a amici e colleghi che ha scaricato la moglie non tanto dopo il parto, chi gli laverà i pedalini, chi gli farà da mangiare... Odio darle questo dolore perché mi sembra di infierire su una persona già anche troppo provata, ma forse sto cercando in modo relativamente inconscio, di spostare il dolore verso la rabbia, che non è nobile, ma qualche volta è utile. Purché si usi per un tempo limitato.

Lo ha già capito che quell'uomo non lascerà la famiglia, che ha parlato e parlato solo finché si è sentito sicuro che lei non avrebbe fatto il passo. Le tocca ricominciare. E lo faccia imponendosi piccoli doveri da assolvere ogni giorno, ogni giorno uno in più, cose che la distraggano dall'ossessione e le permettano di non vederlo più. Se ce la fa non prenda farmaci, provi da sola, alla lunga -anche se a lei servirebbe adesso, lo so- scoprirà in sé stessa una forza indomabile. Si accorgerà di essere cresciuta, di avere cresciuto bene il suo bambino e tornerà a provare un po' di soddisfazione e la voglia di vivere che la tirerà fuori.
Auguri cara, mi faccia sapere,
Antonella

 
 
 
 
 
 
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