La chiusura dell’Ente Teatro Romano di Fiesole nel 1992 non rievoca particolari ricordi, se non in qualche addetto ai lavori. Eppure attorno a quel teatro antico, nei pressi di Firenze, si svolse la maggiore, più importante attività dell’Estate Fiesolana, manifestazione artistica all’aperto ancor oggi viva e produttiva.
Del vasto lavoro di ricerca e produzione che, nel periodo più recente va dal 1970 al 1992, era rimasto un archivio imponente; vario per qualità e molto frammentario per organizzazione e funzionalità. Oggi è stato completato il suo Inventario e il Comune di Fiesole lo pubblica, rendendo accessibile il materiale ordinato e catalogato (Inventario dell’Archivio dell’Ente Teatro Romano di Fiesole, a cura di Maura Borgioli. Firenze, Leo S. Olschki, 2008, pp. XXXVI-138, 24 Eu).
Guidati da un saggio di Stefano Merlini, si può subito apprezzare a grandi linee la portata delle idee che prepararono le stagioni centrali (anni Ottanta) e più importanti di quell’esperienza memorabile, per la risonanza internazionale degli eventi, per l’originalità delle prospettive e delle realizzazioni. Nell’ambito dello spettacolo all’aperto in luoghi storico-archeologici (qui centrato sul Teatro Romano), Fiesole conservava dall’inizio del Novecento una priorità (si ricorda Edipo Re, qui rappresentato nel 1911), rispetto ad altri siti analoghi, pur numerosi e insigni nella nostra penisola. Negli anni Cinquanta-Sessanta (anche in rapporto al prestigioso Maggio Musicale Fiorentino e sull’idea di servizio pubblico avvalorata dai Teatri Stabili) il progetto si consolidò, grazie alla sensibilità del sindaco Adriano Latini, spirito e motore dell’impresa di divulgazione civile della cultura.
Alcune date basilari sono così poste all’attenzione dello storico e dello spettatore critico, per la ricomposizione di un segmento significativo della prassi culturale italiana, nello specifico delle arti della rappresentazione. Nel 1970 si costituiva l’Ente Teatro Romano, per l’autonomia organizzativa e artistica dalla gestione Comunale precedente. Nel 1981 nasceva il Centro Internazionale di Drammaturgia, con particolari compiti di individuazione ed elaborazione della drammaturgia contemporanea, con apporti teorici e pratici, dalla scuola di scrittura scenica all’allestimento di spettacoli.
Particolare ruolo di guida e propulsione assunse allora Siro Ferrone: docente universitario, critico e autore; scopritore di talenti e fomentatore di novità, fu corresponsabile di un tessuto di rapporti fra scrittori, registi, attori e studiosi. I Confronti di drammaturgia ne erano i momenti canonici, coagulanti competenze e talenti disparati. In quel clima, talvolta temerario – spesso al limite di bilanci fallimentari, di cui il libro rende conto – si giunse alla costituzione di una Compagnia e di un Laboratorio di Macchineria teatrale.
Proprio nel teatro si cercò di rispondere a istanze di scelta e promozione della creatività dell’autore italiano, anche stimolando la relazione con registi e attori di rilievo. I nomi allora salienti (magari oggetto di scoperta) furono quelli di Manlio Santanelli (L’Isola di Sancho, 1983), Vincenzo Cerami (L’amore delle tre melarance, 1984), Fabio Doplicher (Il Ventre del gigante, 1986), Carlina Torta e Laura Fischietto (Come la notte, 1986), Remondi e Caporossi (Ameba, 1986), Marta Conti (L’Incompiuta di Labiche, 1987), Enzo Moscato (Festa al celeste e nubile santuario, 1987).
Il campo cinematografico stabilì riferimenti di scala mondiale, col Premio Fiesole ai Maestri del Cinema, che laureò fra gli altri Alfred Hitchock, Stanley Kubrick, Ettore Scola, Paolo e Vittorio Taviani, Akira Kurosawa, Ermanno Olmi, Ingmar Bergman. Numerosi, i Convegni e le Rassegne.
Nel campo musicale, la proposta concertistica fu di assoluta eminenza, con privilegio alle forme cameristiche. E la creazione operistica puntò su lavori originali, sperimentali, nelle forme e nelle esecuzioni. Con lo strumento di impegno e sviluppo dell’Orchestra Giovanile Italiana, appositamente costituita, il settore assunse anzi prevalenza sugli aspetti restanti.
Il rimpianto immancabile per l’interruzione di simili attività e la perdita delle occasioni espressive per tanti talenti, resta almeno mitigato dall’accessibilità ai documenti che ne attestano il valore. Pagine di storia, indicazioni e stimoli per ritentare, in altri contesti, ulteriori imprese.