Tra le domande che affliggono coloro che nel 2009 cercano ancora di tenere le distanze dalla rete, quella che allo stato attuale potrebbe andare per la maggiore è: ma chi ve lo fa fare di passare così tanto tempo su Facebook?
E le risposte si sprecano. «Rimanere in contatto con ex compagni di scuola, amici delle vacanze o persone che si erano perse di vista» è indubbiamente quella più gettonata. E da una parte è sicuramente anche vero, come dimostrano per esempio le quasi settantamila adesioni a gruppi come Pensavo fosse morto... e invece sta su Facebook. Ma ben altro bolle nel pentolone del social network creato da Mark Zuckerberg, che, ribadiamolo ancora una volta, ha ventiquattro anni.
Chi tra noi Facebook-maniaci, aprendo la home page, non ha mai trovato in alto sulla destra la minuscola dicitura 1 richiesta per...? E i puntini di sospensione sono d'obbligo, perché elencare tutte le potenziali richieste che il sito offre ai suoi utenti è impresa quasi impossibile.
Capita che tra i vari gruppi, eventi e applicazioni trovino posto anche argomenti seri, come le recenti petizioni per abolire dal social network tutte le community che inneggiano alla mafia.
Ma, nella maggior parte dei casi, si tratta invece di parentesi di svago assoluto: se per un istante provate a mettere da parte il tentativo di migliorare il vostro punteggio a Who has the biggest brain?, potreste incorrere in sofisticatissimi test che permettono di calcolare la propria genovesità, la conoscenza di dettagli di Twilight e Harry Potter ignoti perfino alle rispettive autrici, o infine scoprire lati nascosti della propria personalità, da quale personaggio storico eri a quale vibratore sei.
Ma uno degli aspetti più interessanti sta in quel sorriso che inevitabilmente spunta al pensiero di proprie caratteristiche magari banali, magari riposte in un angolo nascosto nella mente, ma che riaffiorano dopo aver letto che su Facebook c'è un gruppo che si chiama Quelli che per ricordarsi quanti giorni ha un mese ripetono la filastrocca o Quelli che per non farsi interrogare fingevano di cercare il nulla nello zaino, solo per fare un paio di esempi. E in molti casi ci si ritrova ad ammettere «Eh già, questa cosa la faccio anche io». E ci si iscrive al gruppo, unendosi così al coro degli oltre 8.000 che ripetevano la filastrocca e dei 240.000 che cercavano il nulla nello zaino.
L'elenco potrebbe continuare a lungo anche perché, come si suol dire, più se ne cerca e più se ne trovano. Mi fermo allora sull'ultimo che mi è capitato sotto gli occhi, e che farà senza dubbio sorridere molte ragazze, perlomeno quelle che nell'adolescenza hanno vissuto il rito di passaggio del Cioé.
Perché chi leggeva Cioé o affini non può non ricordare le rubriche della posta, che accanto alle storie di vita vissuta buttavano qua e là qualche domandina a dir poco surreale, sulla falsariga di «È vero che per non rimanere incinta basta farlo prima del tramonto?». Surreale, ma probabilmente chi l'ha scritta ci credeva davvero. Perché quando si è giovani si hanno tanti dubbi che vengono sedati con il passare del tempo, e sui quali si può anche arrivare a fare quattro risate. Come avviene nel gruppo delle Fantastiche domande del Cioé.