Cari dopolavoristi, musicisti dilettanti (e lo dico con l'accezione più positiva e serena del termine), scrivo per invitarvi a non suonare a capodanno, anzi a disdire i vostri accordi con qualsivoglia locale, ristorante, enoteca, club.
A Torino e in tutta Italia ci sono centinaia di musicisti professionisti, gente che ha studiato anni, che ha alle spalle una gavetta e una trafila mostruosa che quest'anno (soprattutto quest'anno) si trova a piedi in uno dei pochi momenti in cui c'è la possibilità di avere un cachet decente che permetta qualche mese di sopravvivenza in un periodo estremamente critico. Lo dico tra l'altro - giusto per non equivocare - dalla mia posizione privilegiata perchè, per quel che mi riguarda, un ingaggio l'ho trovato, e quindi non sono coinvolto personalmente. Ma moltissimi amici musicisti si sono visti scavalcare da gruppi di dilettanti che contribuiscono a distruggere ulteriormente il mercato, proponendosi a cifre irrisorie, se non addirittura gratuitamente o in cambio della cena o dello spumante.
Ora, cari dopolavoristi, visto che bene o male - avendo un lavoro - il vostro stipendio vi viene bonificato mensilmente in banca e i più fortunati s'intascheranno anche la tredicesima, già che durante tutto l'anno solare prendete a colpi di mannaja l'asfittico mercato della musica dal vivo suonando quasi a gratis, almeno a capodanno statevene a casa con le vostre famiglie, i vostri figli, festeggiate con gli amici, sbronzatevi, ma lasciate lavorare chi questo lavoro lo fa sul serio e vive di questo. Cordialmente vostro, Federico Sirianni
Ho 42 anni e di cui piu di 25 passati a studiare chitarra classica/elettrica, 7 anni passati al conservatorio Paganini a studiare corno francese, gli ultimi 3 anni passati a studiare canto, batteria e da ultimo un corso da fonico. La musica e' la mia vita anche se il mestiere che faccio non ha nulla con essa.
Ci sono scelte che si fanno e si pagano in termini economici e di soddisfazione. Avrei voluto che fosse la mia vita ma la paura della prostituzione musicale e' stata troppa. non volevo suonare "quello che mi dava da mangiare" ma quello che volevo io (con tutti i limiti del caso).
E pur avendo fatta una scelta di questa portata mi si dice di stare a casa a fare la calza? no grazie
Continuo a pensare che questo è un articolo da sfigati.(l'altro post è stato eliminato)
Sirianni ti fai fregare gli ingaggi dai dopolavoristi che non sanno suonare...forse la tua proposta non è cosi interessante anche se è la tua professione.
credo ci sia una bella differenza nella qualità della musica creata da chi le dedica tutta la sua vita e il suo tempo facendone una professione e chi invece pur profondamente appassionato vive d'altro. è vero che la musica italiana commerciale è piena di "prostitute" ma in questo caso appoggio l'appello di Sirianni perchè lui parla di chi questa professione la vive con il cuore, i tempi sono duri per tutti soprattutto tra chi vive questa sorta di concorrenza sleale e non ha la tranquillità del fisso mensile. è un post "provocatorio" quanto basta per far riflettere su come questa crisi vada a minare ciò che di più bello esista al mondo, ovvero l'arte.
Ecco il rischio di fare musica per mestiere,o quanto meno tentare di camparci.....si diventa delle prostitute e si va a suonare mica per regalare qualche emozione al pubblico,no ci si va per i soldi,si diventa frustrati e poi si scrivono deliri del genere...........Ben vengano allora i dopolavoristi che non avranno gran tecnica ma ci mettono il cuore.....Tengo a dire che nessuno dei Beatles aveva studiato musica........mettetevi l'animo in pace voi pseudoprofessionisti,se non avete mercato non è colpa dei "dilettanti"ma solo dei vostri limiti imho!Buone feste a tutti!!