Nel 1949 Pechino era ancora una città unica al mondo: un grande esempio di architettura, una città di struggente splendore che pareva fatta per vivere in eterno.
Così scriveva Tiziano Terzani nella Porta proibita. Città ricca di templi, di porte colorate e circondata da alte mura. Chissà quali emozioni, idee, impressioni suscitava nei visitatori. Ma abbiamo perso molto di tutto questo e altro ancora quando nel 1949 si è imposto l’Uomo Nuovo e quando nel 1966, sempre Lui, ha portato a compimento la sua Rivoluzione Culturale. Tutto doveva essere raso al suolo per far posto alle nuove città dell’Uomo Nuovo, tutto ciò che rappresentava vecchi legami, reciso, ogni vecchia tradizione e credenza distrutta per poter rifondare la nuova società. Chissà se i tratti della Pechino di oggi e dei cinesi realizzano quel disegno o se tanta distruzione ha lasciato ancora troppi vuoti.
La maggior parte degli splendidi templi sono quindi scomparsi, ma fortunatamente si sono salvati alcuni esempi di notevole bellezza. Tra questi spiccano il Tempio del Cielo, il Tempio del Lama, quello di Confucio, il Tempio delle Nuvole Azzurre e il Tempio della Luce, questi ultimi situati nel parco delle Colline Profumate.
Questo complesso, situato a nord ovest di Pechino, vicino al Palazzo d’Estate, è una delle più importanti mete turistiche, particolarmente raccomandato per gli splendidi colori del paesaggio autunnale. Chi lo raccomanda, però, dimentica di dire che in quel periodo si può trovare nel parco delle Colline Profumate l’intera popolazione di Pechino.
È curioso sapere che il nome del parco non deriva dal fresco aroma dell’aria, ma dalla forma delle colline, che da lontano in giornate serene, assomiglia a un bruciatore di incenso a tre bracci. Pur essendo il parco molto visitato, il Tempio delle Nuvole Azzurre rimane un posto tranquillo, dove godere la pace che si addice a questi luoghi. Ideale per una domenica pomeriggio di inizio maggio, quando l’aria è piacevolmente calda e, se si è fortunati, il cielo azzurro intenso.
Prima di arrivare al tempio abbiamo attraversato le classiche vie poste in tutte le mete turistiche con gli immancabili negozietti di souvenir. La struttura delle costruzioni è ancora quella delle tipiche vie della Pechino antica, vicoli con case basse e grigie, gli Hutongs. Tutto è tranquillo, poche macchine, i venditori seduti a chiacchierare o a giocare a carte davanti al negozio, operai che lavorano alla ristrutturazione di case, anche se è domenica, con ritmi tranquilli, sembra di essere lontanissimi dal vivo caos del centro.
Al Tempio buddista delle Nuvole Azzurre, costruito nel quattordicesimo secolo, si accede attraverso una porta con colori giallo, rosso e blu, i tipici colori della Cina. Il Tempio è costruito su sei differenti livelli: percorrendo scalinate e viuzze immerse nel verde, ponti in marmo tutti decorati, angoli ombrosi ove riposarsi, fontane con pesciolini rossi, costruzioni pure rosse con tetti a pagoda in giallo ocra adornati da piccole statue di animali e raffigurazioni simboliche, stanze ricche di statue multicolore, leoni in marmo, si arriva nella torre della Pagoda principale dalla quale si può scorgere in lontananza la parte ovest di Pechino.
Arrivati in cima ci siamo seduti ad ascoltare, ci pareva strano non udire il costante sottofondo della gente che lavora, delle macchine, dei clacson che ci accompagna ogni giorno.
Potevamo sentire invece il cinguettare degli uccelli e la brezza fra i rami degli alberi. Gli alberi sono tutt’intorno, e siepi, prati, campagna, colline. E quiete, sorprendente quiete. In lontananza la megalopoli che vive e muove e reinventa ogni giorno la sua vita, e che tanto ci coinvolge.
Quel giorno, però, ci siamo lasciati fermare sulle colline profumate. Dopo mesi ritrovarsi in un luogo lontano dai suoni della modernità, fa venire in mente i racconti sulla gente che usciva di casa con gli uccellini e i grilli nelle gabbiette di legno e la sedia per andare al parco a chiacchierare con gli amici, a giocare a mahjong (gioco da tavolo cinese) o a praticare Taiji (antica arte marziale e filosofia di vita cinese).
E qualcosa dell’Uomo Vecchio sembra tornare.