Sono giovani, spensierati e si divertono suonando. Sono i The Walrus, band livornese che prende nome dalla nota canzone made in Beatleslandia.
Ritmi allegrotti, ma senza esagerare, chitarrine strokesiane scandite come vuole la prassi, belle melodie. Questo in sintesi è Never Leave Behind Feeling Always Like A Child, disco dal titolo lungo e difficile da ricordare, ma dal significato quanto mai diretto: mai smettere di vedere
il mondo con gli occhi di un bambino.
Si parte con tre brani che calcano tutti sugli stessi registri: spontaneità, divertita leggerezza e un sistema basato sulla centralità dell'impianto melodico. Con Freddie for Kathie, invece, i Walrus si sporcano le mani, incartavetrano un poco voci e suoni, versano finalmente qualche stilla di sudore: il brano più intrigante di tutto l'album.
We ride bicycle comincia piano, all'ombra di voce e chitarra, per poi librarsi leggero, svolazzando ai comandi la voce 'inscatolata' del cantante. King F è la ballata mid-tempo romantica dai toni malinconici che continua il volo morbido, ben arrangiata e impreziosita dai coretti di Marta.
Il disco prosegue piacevole sino alla fine, tra inserti elettronici, scorci che ricordano a volte quel gruppo londinese e a volte l'altro del Village, ma anche quegli scozzesi a cui tanto piace far ballare.
I Walrus sono bravi e lo hanno dimostrato anche vincendo il contest dei giovani del Summer Festival di Lucca. L'album è ben concepito e prodotto, e suona esattamente come sua maestà l'indipendenza dei nostri giorni esige. E' un pregio o un difetto? Dipende dai punti di vista.